Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

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I
L’OMAGGIO NAZIONALE

I rappresentanti delle istituzioni

Il 3 ottobre 2023, cinquantanove giorni dopo la sua morte, nel cortile d’onore degli Invalides viene reso a nostra madre un omaggio nazionale. Bandiere, uniformi, controspalline, decorazioni. L’orchestra della Guardia repubblicana suona, molto bene, l’andante della sinfonia Jupiter e, per la parte russa, la Serenata di Ñajkovskij. Siamo circa duecento, e aspettiamo pazientemente, seduti su sedie di plastica bianca all’interno di un recinto quadrato delimitato da cordoni rossi, in fondo all’immenso cortile lastricato: famiglia, ospiti della famiglia, accademici di Francia, ministri, rappresentanti delle tre forze armate – terra, cielo, mare – e delle istituzioni – cioè le più alte cariche dello Stato. Per un’ora il sole ci scalda gradevolmente. Poi scompare dietro il tetto e all’improvviso fa freddissimo. Ci pentiamo di non esserci coperti meglio. Nostro padre, seduto sulla sedia a rotelle, è avvolto in un plaid. Non so cosa capisca di preciso di ciò che sta avvenendo. In certi momenti sembra dimenticare che è vedovo. In altri, se ne
ricorda e piange in silenzio, per poi ridiventare assente. Questo pomeriggio è costretto a una lunga fase di lucidità, ma con nostra madre ha acquisito da tempo l’abitudine al protocollo, alle cerimonie solenni, alle parate del 14 luglio dalla tribuna presidenziale: non è poi troppo disorientato. Sorride, smarrito ma cortese, a chi viene a salutarlo. Rullo di tamburi. Un reparto di dodici guardie repubblicane fa il suo ingresso da sinistra. Le prime due portano una foto, il doppio della grandezza naturale, della defunta in divisa da accademica. Le ultime tre, su cuscini rossi, la sua spada, la sua feluca e le sue insegne di Gran croce della Legion d’onore. La foto gigante viene collocata su un cavalletto, al centro del cortile. Mi chiedo cosa ne faranno dopo. Mi chiedo cosa ne abbiano fatto. Aspettiamo ancora. Infine arriva Emmanuel Macron. Solo, da destra, in un cappottino avvitato, nel quale credo avrei molto freddo, ma lui non ha mai né freddo né caldo: ne ho potuto osservare la termoregolazione, molto particolare, in occasione di un suo ritratto che ho scritto per il «Guardian», all’inizio del suo primo mandato. Lo avevo seguito a Saint-Martin, territorio d’oltremare appena devastato da un uragano. Il caldoe l’umidità erano tali che appena scesi dall’aereo grondavamo tutti di sudore, con aloni $no alla vita. Tutti, tranne Macron. Per otto ore non lo abbiamo perso di vista, non ha avuto un solo momento per eclissarsi e cambiarsi la camicia e, a $ne giornata, noi eravamo fradici, mentre lui era fresco come all’inizio. La prima frase del mio reportage era: « Quest’uomo non suda », e mia madre, quando gliel’ho raccontato, lo ha ascritto a suo merito: un uomo ammodo non suda. Naturalmente, il discorso di Macron è opera di qualcun altro – un ghostwriter, come si dice, ma è un bravo ghostwriter, ed è probabile che Macron vi abbia aggiunto qualcosa di suo. Dice che nel sangue di nostra madre scorrevano tutti i fiumi d’Europa, tra il Volga e il Reno, che tra i suoi antenati c’erano principi russi e baroni baltici, un generale prussiano, la traduttrice di George Sand in georgiano, una damigella d’onore dell’ultima imperatrice e almeno un regicida. Che alcuni vivevano in Toscana in una residenza estiva dei Medici, che altri portavano dei lupi al guinzaglio nei salotti di San Pietroburgo e che, dopo avere posseduto tanto, queste persone avevano perso tutto nella bufera del 1917.

Emmanuel Carrère

Recensione