Ritorno a Deià, di Wu Ming 4, Einaudi Stile Libero 2026, pp. 280
Per chi, come me, ha letto nel corso degli anni i romanzi di Wu Ming, incontrare un nuovo libro di uno dei componenti del collettivo significa ritrovare una voce familiare e, insieme, scoprire ogni volta una direzione nuova. Wu Ming 4, al secolo Federico Guglielmi, fa parte del collettivo di narratori nato all’inizio degli anni Duemila dall’esperienza Luther Blissett, autori di Q. Insieme hanno scritto alcuni importanti romanzi storici contemporanei, da 54 a Manituana, da Altai a L’Armata dei Sonnambuli, fino a Proletkult e UFO 78. Una scrittura collettiva che negli anni ha saputo cambiare pelle, mescolando documentazione storica, invenzione, fantastico e riflessione sul presente.

Ma ciascun componente del collettivo ha sviluppato anche un proprio percorso. Wu Ming 4 ha scritto, tra gli altri, Stella del mattino, Il piccolo regno, La vera storia della Banda Hood e i saggi L’eroe imperfetto e Difendere la Terra di Mezzo. Stella del mattino, pubblicato nel 2008, è particolarmente importante per capire Ritorno a Deià: i due romanzi condividono infatti lo stesso universo narrativo e hanno un personaggio in comune, Robert Graves.
Lo stesso autore ha definito Graves il suo «inviato dentro il Novecento», un personaggio ideale per osservare e raccontare le fratture del secolo da un’angolazione peculiare. In Stella del mattino Graves è un giovane reduce segnato dall’esperienza della Prima guerra mondiale in trincea. Insieme ad altri giovani intellettuali come J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis, viene travolto dall’incontro con T.E. Lawrence (Lawrence d’Arabia), vivendo la figura di Lawrence come un’ispirazione eroica. In Ritorno a Deià Graves occupa il centro della scena. Attraverso di lui, Wu Ming 4 esplora il rapporto tra la storia, il trauma della guerra, il mito e il ruolo della letteratura.
Ho letto le opere di Wu Ming 4 con grande interesse e con un giudizio sempre molto positivo. In Ritorno a Deià ritrovo quella capacità di trasformare la ricerca storica in materia narrativa senza appesantirla, ma anche una riflessione che mi sembra particolarmente interessante: quanto è possibile sottrarsi alla Storia quando la Storia decide di venire a cercarci?
La storia comincia nel 1929, quando Robert Graves e Laura Riding arrivano a Deià, piccolo villaggio della Maiorca settentrionale, per costruire una vita diversa e dedicarsi alla poesia e alla scrittura. Wu Ming 4 parte da due figure realmente esistite e costruisce intorno a loro una storia nella quale realtà storica e invenzione narrativa si intrecciano continuamente.
Graves è già un poeta affermato, segnato dall’esperienza della Prima guerra mondiale; Laura Riding, americana, è forse la figura più inquieta e perturbante della coppia. La sua intelligenza, il suo carisma e il suo assolutismo intellettuale la rendono capace di esercitare un’influenza fortissima sugli altri. La loro relazione è insieme amorosa, letteraria e intellettuale. A Deià cercano qualcosa che assomiglia a un esperimento: creare uno spazio separato dal rumore del mondo, un luogo nel quale la poesia e la libertà creativa possano diventare una forma di vita. La casa che costruiscono diventa il centro di questo progetto. Non è semplicemente una casa, ma un luogo dell’immaginazione, quasi un piccolo laboratorio artistico, destinato ad accogliere scrittori, poeti, artisti e viaggiatori provenienti da paesi diversi.
Intorno a Graves e Riding si forma infatti un vero e proprio cenacolo internazionale. Nella loro casa transitano intellettuali e scrittori, attratti dalla fama della coppia e dalla possibilità di vivere, almeno per un periodo, fuori dalle convenzioni. Deià sembra offrire la distanza necessaria per guardare il mondo da lontano.
Il loro progetto comune finirà per spezzarsi. Con l’avvicinarsi della guerra civile spagnola, la situazione precipita anche sull’isola che i due sono costretti a lasciare. Le loro vite prenderanno poi strade diverse. Dieci anni dopo, Graves tornerà a Deià con la nuova moglie e i suoi tre figli. Il titolo del romanzo nasce da questo ritorno, ma il ritorno è anche qualcosa di più profondo: tornare significa confrontarsi con ciò che si era lasciato, con le persone conosciute, con le illusioni coltivate e con una terra che nel frattempo è stata devastata dalla guerra.
Uno degli aspetti che ho trovato più interessanti è la scelta di non raccontare questa storia soltanto attraverso Graves e Riding. Il vero protagonista diventa progressivamente il paese, con i suoi abitanti, le sue relazioni, le simpatie e le rivalità, le convinzioni politiche e le paure.
Juan Gelat è la figura centrale di questo mondo maiorchino, uno dei personaggi più riusciti del romanzo; è un personaggio ispirato a un abitante realmente esistito del villaggio maiorchino di Deià, legato da una profonda amicizia con il poeta Robert Graves. Gelat è il contadino più ricco del paese e dalla sua persona passa tutto: il generatore che fornisce elettricità a tutto il paese, la corriera che collega Deià con Palma, l’unica auto che fa servizio taxi. Ha un piede in qualsiasi affare si realizzi. Poiché gli stranieri non possono acquistare terreni o case sull’isola, è anche il fidato prestanome di Robert, che lui chiama don Roberto. Un tipo maneggione ma con una mentalità aperta al progresso e alla modernità.
Intorno a lui prendono forma don Bernardo – il suo contraltare conservatore e padronale -, Garau – lo scagnozzo di don Bernardo -, Pilar, Maria, Jordi, Ripoll e padre Gonzalo, personaggi che danno voce e corpo alla comunità.
Jordi è muto, ha perso la madre nel momento stesso in cui è venuto al mondo e cresce sotto la protezione di Gelat. È una presenza silenziosa e osservatrice, profondamente legata alla comunità; solo nel finale verrà svelata la verità sulle sue origini. Anche Maria è orfana ed è protetta da Pilar, una sorta di mammana che tutti temono. Tra i due nasce un legame affettuoso e sempre più importante, ma su Maria don Bernardo ha altri progetti. E quando la situazione precipita, il loro destino finisce per intrecciarsi con quello degli adulti, facendo emergere segreti e verità rimasti a lungo nascosti.
La struttura stessa del romanzo restituisce questa dimensione collettiva. La narrazione procede attraverso capitoli nei quali a parlare è una sorta di voce corale degli abitanti di Deià. Non c’è quindi un unico narratore onnisciente che ordina gli eventi dall’alto: la storia viene ricostruita attraverso gli sguardi di chi quella vicenda l’ha vissuta o osservata da vicino. A questi capitoli si alternano quelli intitolati “Vox hospitis”, costruiti come brani di intervista. Sono testimonianze riportate direttamente, fra virgolette, di amici, conoscenti e persone che hanno frequentato Graves e Riding e che vengono interrogate sugli avvenimenti.
È una scelta narrativa molto efficace perché introduce continuamente punti di vista diversi e lascia emergere una verità frammentaria, fatta di ricordi, impressioni, giudizi e talvolta contraddizioni. La storia non viene consegnata al lettore già confezionata: deve essere ricomposta attraverso le voci. Anche lo stile di Wu Ming 4 si adatta perfettamente a questa impostazione. La scrittura è precisa, documentata ma mai pesante. Allo stesso tempo mantiene una forte tensione narrativa, soprattutto quando l’atmosfera di Deià cambia e ciò che sembrava lontano comincia a infiltrarsi nella vita quotidiana. Il passaggio dalla leggerezza cosmopolita della casa di Graves e Riding alla paura della guerra è particolarmente riuscito: quasi senza accorgercene, insieme ai personaggi vediamo restringersi lo spazio della libertà.
L’aspetto forse più forte del romanzo è proprio questo progressivo venir meno dell’illusione di poter vivere al riparo dalla Storia. La Maiorca di Graves e Riding è inizialmente un’isola appartata, un luogo nel quale scrittori e artisti stranieri possono costruire una piccola comunità internazionale, convivendo e anzi integrandosi con gli abitanti. Ma la rivolta contro il governo legittimo, l’affermazione delle forze franchiste e la repressione trasformano radicalmente la vita dell’isola.
Ritorno a Deià non è un romanzo storico sulla Guerra civile spagnola e nemmeno una biografia romanzata di Robert Graves. È il racconto di una comunità e della sua progressiva disgregazione. Wu Ming 4 mette a confronto due mondi: quello degli intellettuali stranieri che possono, almeno in parte, permettersi di partire e quello degli abitanti del paese, che non hanno un altrove dove fuggire. È una differenza fondamentale. Per chi arriva da fuori, Deià può essere un rifugio. Per chi ci è nato, è casa. E quando la casa viene travolta dalla guerra, non esiste una nave da prendere né un altro paese verso cui tornare.
La forza del romanzo sta proprio in questa tensione fra l’aspirazione individuale alla libertà e la responsabilità verso la comunità nella quale si vive. Un tema che Wu Ming 4 porta avanti con una scrittura limpida, narrativa, capace di sostenere la complessità storica senza rinunciare al piacere del racconto. Il romanzo procede così fra poesia e politica, amicizia e tradimento, amore e ideologia, memoria e perdita. E mentre il piccolo mondo costruito intorno alla casa di Graves e Riding si sgretola, Deià smette definitivamente di essere un luogo fuori dalla Storia.


