Il segreto dei fiori blu. Flora & Joséphine, di Clarisse Sabard, Harper Collins 2026, pp. 464
Le famiglie hanno i loro segreti. Il tempo, prima o poi, trova il modo di raccontarli, magari attraverso fotografie ingiallite, oggetti dimenticati, lettere mai spedite e storie che qualcuno, molti anni prima, ha deciso di non raccontare. È proprio da un’eredità di questo tipo che prende avvio Il segreto dei fiori blu di Clarisse Sabard, primo volume della saga Il segreto dei fiori blu, una grande storia familiare che attraversa generazioni, epoche e paesi diversi.
La protagonista è Flora, gallerista d’arte che vive a Los Angeles. Quando nella sua vita qualcosa comincia a incrinarsi, decide di rifugiarsi nella casa di famiglia in Normandia, ereditata insieme alle cugine Stella e Morgane. È qui che il presente comincia lentamente a fare i conti con il passato. Una misteriosa scatola contenente vecchie fotografie, un caleidoscopio e un manoscritto riporta infatti Flora sulle tracce della nonna Joséphine, una donna che appartiene a un passato che lei conosce soltanto in parte.
Da quel momento prende forma una ricerca che è insieme familiare, geografica e sentimentale. Chi era davvero Joséphine? Perché aveva lasciato la Normandia? Quali segreti si sono depositati nella storia della famiglia? E quale legame esiste con un dipinto scomparso?
Per rispondere a queste domande, Flora dovrà seguire gli indizi oltre i confini della Normandia. Il romanzo costruisce così una vera geografia della memoria: dalla California contemporanea alla Normandia, da Parigi alla Toscana, con Firenze sullo sfondo, fino alla Grecia e all’isola di Corfù. Non sono semplicemente luoghi nei quali la vicenda viene ambientata: ciascuno sembra custodire un frammento della storia che Flora sta cercando di ricomporre.
Parallelamente alla sua ricerca, torniamo indietro nel tempo e incontriamo Joséphine giovane, studentessa di Belle Arti nella Parigi degli anni Trenta. È una donna che vuole costruirsi una propria strada attraverso l’arte e la libertà, in un’epoca nella quale per una giovane donna conquistare entrambe non è affatto scontato. Il suo percorso la porterà dalla vivace Parigi degli artisti all’Italia del fascismo, fino alla Toscana, dove amore, arte e scelte personali si intrecceranno in modo sempre più complesso.
È proprio l’alternanza fra le due epoche a dare ritmo al romanzo. Da una parte c’è Flora, che cerca di capire chi sia stata davvero la donna da cui discende; dall’altra Joséphine, che vive in prima persona gli eventi che molti decenni dopo la nipote cercherà di ricostruire. Il passato non viene quindi raccontato come qualcosa di immobile e concluso: torna continuamente a interrogare il presente.
L’arte occupa un posto centrale nella storia. Non è soltanto l’ambiente professionale di Flora o la passione che accompagna la formazione di Joséphine, ma diventa anche uno degli strumenti attraverso cui il passato può essere ritrovato. Il mistero di un quadro scomparso aggiunge alla saga familiare una componente quasi investigativa, spingendo Flora a seguire una serie di tracce che la condurranno sempre più lontano da casa.
Ma al centro del romanzo rimangono soprattutto le donne. Donne appartenenti a generazioni diverse, separate dal tempo e dalle circostanze, ma unite da legami familiari che custodiscono più di quanto esse stesse sappiano. Sabard costruisce così una storia nella quale l’identità personale passa anche attraverso la possibilità di conoscere le donne che ci hanno preceduto: comprendere le loro scelte, i loro errori, i loro desideri e anche ciò che hanno scelto di tacere.
La dimensione storica accompagna quella familiare senza sovrastarla. La Parigi degli anni Trenta, l’Italia fascista e gli altri luoghi attraversati dalla vicenda diventano lo scenario nel quale le protagoniste devono fare i conti con il proprio tempo e con le possibilità, molto diverse, che esso offre loro. La storia collettiva entra così nella storia privata, lasciando tracce che possono riaffiorare anche a distanza di decenni.
Uno degli aspetti più piacevoli del romanzo è proprio questa sua vocazione al viaggio. Si parte dalla California, si approda in Normandia e da lì il racconto si apre verso Parigi, Firenze e Corfù. È un viaggio nello spazio che diventa contemporaneamente un viaggio nel tempo: Flora si muove alla ricerca di una persona, ma finisce per avvicinarsi anche a una parte di sé che non conosceva.
Il segreto dei fiori blu è il primo volume di una trilogia e questa precisazione merita di essere fatta. Non siamo davanti a una storia semplicemente interrotta a metà, che obbliga il lettore ad aspettare il volume successivo per conoscere la conclusione della vicenda principale. Questo primo romanzo racconta e sviluppa la storia di Flora e Joséphine, ma lascia intravedere un quadro familiare molto più ampio, destinato a essere esplorato nei due libri successivi attraverso altre donne della famiglia. La saga, dunque, allarga progressivamente il proprio sguardo: non una sola protagonista da seguire per tre libri, ma una genealogia femminile da ricostruire attraverso epoche e destini diversi.
Ecco la suddivisione: Tomo 1: Flora & Joséphine; Tomo 2: Stella & Hortense; Tomo 3: Morgane & Juliette.
Ed è forse questo l’elemento che rende più interessante la prospettiva della trilogia: ogni storia individuale sembra essere soltanto una parte di un disegno più grande. Quello che una generazione sa, quello che sceglie di dimenticare e quello che invece decide di tramandare può cambiare completamente il modo in cui la generazione successiva guarda alle proprie origini.
Il titolo italiano nasconde una piccola curiosità: nell’originale francese è Le Secret des Agapanthes. Gli agapanti sono i fiori blu che danno il nome alla villa normanna ereditata dalle protagoniste, il luogo intorno al quale la saga raccoglie e fa riaffiorare i segreti di famiglia. “Il segreto dei fiori blu” diventa così qualcosa di più di un titolo evocativo: quei fiori identificano una casa, e quella casa diventa a sua volta il punto d’incontro fra generazioni, ricordi e verità rimaste troppo a lungo nascoste.

Clarisse Sabard, autrice francese nata nel 1984, conosciuta per i suoi romanzi familiari. Dopo un ictus che l’ha spinta a dedicarsi alla scrittura, ha esordito con Les lettres de Rose (Prix du Livre Romantique 2016). Nel 2020 ha ottenuto il Prix Babelio – Roman d’amour con La vie a plus d’imagination que nous.
In questo primo capitolo della trilogia costruisce una narrazione ricca di misteri, sentimenti, arte e viaggi. Il risultato è una lettura che mescola romanzo storico, saga familiare e componente investigativa, affidandosi soprattutto alla curiosità del lettore: ogni nuova traccia apre una domanda, ogni luogo sembra nascondere qualcosa e ogni frammento del passato contribuisce a modificare il ritratto di Joséphine.
E forse il vero segreto del titolo non sta soltanto in ciò che Flora riuscirà a scoprire, ma nel modo in cui il passato, quando finalmente torna alla luce, può cambiare la nostra idea di chi siamo.
Perché conoscere la propria storia familiare significa anche scoprire che le persone che credevamo di conoscere attraverso poche fotografie e qualche ricordo hanno avuto una vita molto più grande, complicata e imprevedibile di quella che ci è stata raccontata.
Non voglio entrare troppo nel merito dei particolari, per non rovinare il piacere della lettura. In romanzi come questo, infatti, parte del divertimento sta proprio nel seguire gli indizi, fare qualche ipotesi e scoprire poco alla volta cosa si nasconde dietro le apparenze. Quindi mi fermo qui: niente spoiler, niente soffiate e soprattutto niente anticipazioni da detective improvvisata. Il mistero, dopotutto, è bene che rimanga mistero almeno fino a quando non sarete voi a volerlo svelare.

