La coerenza, in politica, è una virtù rara. Emma Bonino ne ha fatto una scelta di vita.

Per oltre cinquant’anni ha combattuto per la libertà individuale, l’autodeterminazione e la dignità della persona, dentro e fuori le istituzioni, attraversando sconfitte e vittorie senza cambiare la direzione del proprio impegno. Dalle battaglie per il divorzio e per l’aborto legale alla difesa dei diritti delle donne, dei migranti e delle minoranze, dalla lotta contro la pena di morte a quella contro le mutilazioni genitali femminili, ha mantenuto fede a un’idea precisa: i diritti non si concedono, si difendono.

Per ricordarla, ho scelto tre romanzi. Tre storie molto diverse che mettono al centro la libertà delle donne, l’autodeterminazione, la parità e i diritti civili. Perché la letteratura, quando sa guardare in profondità, riesce a mostrarci ciò che una legge da sola non può raccontare: cosa significa, nella vita di una persona, essere liberi oppure non esserlo.

Che la si amasse o la si contestasse, era difficile ignorarla: piccola di statura, grandissima nella capacità di insistere, provocare, resistere. Per oltre cinquant’anni ha portato dentro la politica italiana una parola che non ammette mezze misure: libertà.

La sua storia politica comincia negli anni Settanta, nel Partito Radicale di Marco Pannella, quando la disobbedienza civile era per lei uno strumento concreto per mettere in discussione leggi che considerava ingiuste. Nel 1974 affrontò personalmente un aborto clandestino, allora illegale in Italia; l’anno successivo si autodenunciò per aver praticato aborti, trasformando una vicenda privata in una battaglia pubblica. Da quella stagione di mobilitazione sarebbe arrivata, nel 1978, la legge 194.

È stata deputata, europarlamentare, commissaria europea, vicepresidente del Senato, ministra per il Commercio internazionale e le politiche europee e ministra degli Esteri. Ma forse, più degli incarichi, resta il metodo: referendum, campagne, disobbedienza civile, scioperi della fame, battaglie che spesso sembravano impossibili e che proprio per questo meritavano di essere combattute.

Una frase pronunciata da Bonino negli ultimi anni restituisce bene il senso di questo lungo percorso: i diritti non durano per sempre.

E allora, per ricordarla, ho pensato ai libri. Non a saggi politici o biografie, ma a tre romanzi nei quali la libertà delle donne, l’autodeterminazione e i diritti civili diventano carne, corpo, desiderio, paura, identità. Perché un diritto, prima ancora di essere scritto in una legge, è qualcosa che cambia la vita concreta di una persona.

L’arte della gioia – Goliarda Sapienza

Se dovessi scegliere da dove cominciare, sceglierei Modesta.
Protagonista dell’Arte della gioia, Modesta è una delle figure femminili più libere e irregolari della letteratura italiana del Novecento. Nasce poverissima nella Sicilia di inizio secolo e attraversa guerre, fascismo, convenzioni sociali e rapporti di potere senza lasciarsi rinchiudere nel ruolo che la società ha preparato per lei.

Modesta vuole vivere secondo le proprie regole. Vuole studiare, amare, desiderare, scegliere, lavorare, possedere, essere madre senza che la maternità diventi una gabbia, amare uomini e donne senza accettare che siano gli altri a stabilire quale debba essere la forma della sua vita. È un personaggio scomodo, anche moralmente. E proprio qui sta la sua forza. Goliarda Sapienza non costruisce una donna esemplare, ma una donna libera. Una donna che non chiede il permesso di esserlo.

Pubblicato postumo e a lungo rifiutato dagli editori italiani, il romanzo è diventato negli anni un caso letterario internazionale. Oggi è considerato una delle opere più radicali della narrativa italiana contemporanea. Leggerlo accanto alla figura di Emma Bonino significa tornare a una questione essenziale: quanto siamo davvero libere quando non possiamo decidere della nostra vita, del nostro corpo, dei nostri desideri?

Modesta non vuole essere protetta. Vuole essere libera. E sono due cose molto diverse.

Il racconto dell’ancella – Margaret Atwood

Se L’arte della gioia racconta la conquista della libertà, Il racconto dell’ancella ci mostra cosa accade quando quella libertà viene cancellata.

Nella Repubblica di Galaad le donne sono private progressivamente di tutto ciò che permette loro di essere individui autonomi: non possono lavorare, possedere denaro, leggere, scegliere liberamente il proprio destino. Il loro corpo diventa una proprietà dello Stato e la capacità riproduttiva il criterio attraverso cui vengono classificate e utilizzate.
Offred, la protagonista, è un’Ancella. Il suo nome stesso è stato cancellato: appartiene al Comandante presso il quale vive e al quale deve offrire la propria capacità di generare figli.

Atwood scrisse il romanzo nel 1985, immaginando una distopia che sembrava lontana e che invece continua a parlarci con una inquietante precisione e attualità. Non soltanto perché racconta l’oppressione delle donne, ma perché ci ricorda quanto rapidamente possano cambiare le condizioni che consideriamo normali.

È forse questo il legame più forte con Emma Bonino. La sua insistenza sulla necessità di difendere i diritti non nasceva dall’idea che fossero acquisiti una volta per tutte. Al contrario: un diritto conquistato può essere messo in discussione, limitato, svuotato, perduto.
Il romanzo di Atwood ci costringe a guardare proprio dentro questa possibilità. E a chiederci quanto siamo vigili quando la libertà degli altri comincia a restringersi.

Americanah – Chimamanda Ngozi Adichie

Con Americanah lo sguardo si allarga ancora. Ifemelu lascia la Nigeria e arriva negli Stati Uniti, dove scopre che il colore della sua pelle modifica il modo in cui gli altri la vedono. Quella che nel suo Paese d’origine era semplicemente la sua identità diventa, in America, una questione razziale. Il romanzo segue il suo percorso tra Nigeria e Stati Uniti, intrecciando amore, migrazione, appartenenza, razzismo, stereotipi e ricerca di sé.

Adichie riesce a parlare di questioni politiche e sociali senza trasformare il romanzo in un manifesto. Lo fa attraverso persone che amano, sbagliano, cambiano idea, si contraddicono, cercano un posto nel mondo. Ifemelu osserva il razzismo con intelligenza e ironia, anche attraverso il blog che apre negli Stati Uniti, e mette in discussione molte delle categorie con cui siamo abituati a leggere gli altri: nero e bianco, straniero e autoctono, integrato e diverso, uomo e donna.

Ed è proprio qui che Americanah completa il piccolo percorso iniziato con Modesta e Offred. La libertà non riguarda una sola battaglia e non può essere rinchiusa dentro una sola parola. Genere, razza, origine, appartenenza, possibilità economiche e libertà individuali si intrecciano continuamente, determinando quanto spazio ciascuno di noi abbia per scegliere chi essere.

Emma Bonino ha attraversato molte di queste questioni nella sua attività politica e internazionale, portando la difesa dei diritti ben oltre i confini italiani.

Tre romanzi, dunque, e tre modi diversi di parlare di libertà.

Modesta ci ricorda che bisogna poter scegliere la propria vita.
Offred che bisogna difendere i diritti prima che diventino ricordi.
Ifemelu che la libertà non può essere davvero tale se non comprende anche il diritto a non essere definito dagli altri.

Forse è questo il modo che preferisco per ricordare Emma Bonino: non trasformandola in un’icona immobile, ma lasciando aperte le domande che ha continuato a porre per tutta la vita.

Perché le battaglie per i diritti non finiscono quando cambia una legge, quando cade un divieto o quando una generazione conquista ciò che quella precedente non aveva. Continuano ogni volta che qualcuno deve ancora poter scegliere, parlare, amare, partire, restare, lavorare, disporre del proprio corpo e della propria vita senza che qualcun altro decida al suo posto.
E i libri, per fortuna, continuano a ricordarcelo.