Eden, di Auður Ava Ólafsdóttir, Einaudi 2024, traduzione di Stefano Rosatti, pp.192
A sei anni, come regalo di compleanno ricevetti un mappamondo che poggiava su un supporto. Aveva una lampadina all’interno e si poteva far ruotare. Chi l’aveva fatto non aveva dedicato molto impegno all’isola in cui vivevo io, l’Islanda, per cui i suoi contorni erano approssimativi. Per giunta l’isola era di colore bianco, a significare che era ricoperta di ghiaccio come il polo Nord. Io sapevo che non era così.
Al centro del romanzo Eden di Auður Ava Ólafsdóttir troviamo l’intreccio di due tematiche fondamentali: la cura dell’ambiente e la riscoperta di sé. La protagonista, Alba, linguista appassionata di lingue a rischio di estinzione, si trova ad affrontare un dilemma esistenziale: da un lato, il suo lavoro la porta a viaggiare per il mondo per tutelare queste lingue, dall’altro, è consapevole dell’impatto ambientale dei suoi spostamenti.
La foresta di betulle come metafora
La scelta di piantare una foresta di betulle per compensare la sua impronta di carbonio rappresenta la risposta di Alba al suo dilemma. La foresta diventa non solo un modo per riparare il danno ambientale, ma anche un rifugio personale, un luogo dove ritrovare il contatto con la natura e con se stessa. Lontana dalla frenesia della città, Alba riscopre la bellezza della semplicità e l’importanza di vivere in armonia con l’ambiente.
Il legame tra immigrati e specie vegetali
Il romanzo presenta un interessante parallelismo tra gli immigrati e le specie vegetali che Alba tenta di introdurre nel suo terreno roccioso. Proprio come gli alberi faticano ad attecchire su questo suolo difficile, anche gli immigrati incontrano ostacoli nel loro processo di integrazione in Islanda. La lingua, in particolare, rappresenta una barriera significativa, ostacolando l’accesso al lavoro e creando un senso di isolamento.
Il ruolo del linguaggio
Accanto all’impegno per la riforestazione, Alba si dedica all’insegnamento dell’islandese a un gruppo di rifugiati, facendo così “germogliare” anche la lingua del villaggio. Questo gesto sottolinea il potere del linguaggio come strumento di connessione e di integrazione. L’amore per la lingua diventa un modo per superare le differenze e costruire ponti tra culture diverse.
L’Islanda come metafora
L’Islanda, con la sua natura aspra e il suo clima rigido, rispecchia le difficoltà che gli immigrati incontrano nel loro nuovo Paese. Proprio come la “terra di ghiaccio” non è sempre la loro prima scelta, molti faticano a mettere radici e sognano di raggiungere destinazioni con climi più miti e opportunità lavorative più semplici.
I libri di Ólafsdóttir sono basati su personaggi che si trovano a un bivio nella loro vita e hanno sperimentato qualcosa che richiede un risultato; Eden non fa eccezione: è un romanzo ricco di spunti di riflessione, che esplora temi come la ricerca di sé, il rapporto con la natura e l’importanza di seguire i propri sogni. La protagonista, Alba, è un personaggio ben delineato, con cui è facile immedesimarsi.
La storia è narrata con uno stile poetico e suggestivo, che rende la lettura piacevole e coinvolgente, anche grazie ai titoli di capitoli audaci come “Quando morirò, per favore lascia la porta del balcone aperta”, o “La mia presa di coscienza degli apparati radicali e dell’amore”. L’autrice ha un talento speciale nel condensare messaggi dal suono meraviglioso fino al livello della frase, motivo per cui il libro è pieno anche di queste riflessioni poetiche che sono allo stesso tempo senza pretese e divertenti. Conferisce una qualità di evasione a un romanzo che altrimenti tocca molti argomenti rilevanti, trasformandolo in una lettura piacevole e commovente, che ci porta in un viaggio attraverso l’Islanda e ci fa conoscere la forza della natura e la bellezza dell’animo umano.
Sotto la sua leggera patina di umorismo e la sua finezza, come spesso accade con lei, questo nuovo romanzo è anche un bellissimo omaggio alla lingua islandese, le cui parole esotiche, per una volta, sono disseminate in tutto il romanzo. Una sorta di terapia espositiva.
Eden è un romanzo ricco di spunti di riflessione che ci invita a considerare l’impatto delle nostre azioni sull’ambiente e l’importanza dell’accoglienza e dell’integrazione. Attraverso la storia di Alba e dei rifugiati che incontra, Auður Ava Ólafsdóttir ci offre una narrazione poetica e toccante che celebra la forza del linguaggio, la bellezza della natura e la capacità di rinascita.
Consiglio questo libro a tutti coloro che amano la natura, che cercano un messaggio di speranza e che credono nel potere dei sogni.
Qui potete leggere l’incipit del romanzo.
Sul blog trovate anche le recensioni di La vita degli animali e Hotel Silence.
Auður Ava Ólafsdóttir, nata a Reykjavík nel 1958, è una delle piú importanti scrittrici islandesi viventi. Ha insegnato Storia dell’arte ed è stata direttrice del Museo dell’Università d’Islanda. Delle sue opere Einaudi ha pubblicato Rosa candida (2012 e 2014), La donna è un’isola (2013 e 2014), L’eccezione (2014 e 2015), Il rosso vivo del rabarbaro (2016), Hotel Silence (2018 e 2019), con cui è stata finalista al Premio Strega Europeo 2018, Miss Islanda (2019 e 2020), romanzo che le è valso il prestigioso Prix Médicis étranger 2019, La vita degli animali (2021) e Eden (2024).


Deve essere proprio un bel libro…
Anch’io avevo il mappamondo con la lampada all’interno e mio nonno che mi faceva imparare le capitali. 😊
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Che bei ricordi… Si, il libro è bello, proprio nello stile che caratterizza la sua scrittura.
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Non ho ancora letto Eden. Di questa autrice mi è piaciuto molto Hotel Silence, mentre Rosa candida l’ho trovato lento e poco interessante.
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