Nonostante tutto, in questi timidi giorni di ripresa e di ritorno verso una cauta normalità, credo che la voglia di progettare viaggi non ci abbia abbandonati.

Ognuno ha un viaggio del cuore che vorrebbe organizzare, un sogno nel cassetto legato ai propri interessi, alla propria esperienza di vita. Uno dei viaggi che vorrei fare e che sogno da tempo è la scoperta dell’Islanda. Premesso che ho un feeling speciale con i paesi freddi, tra tanti, l’Islanda è uno di quelli dove proprio vorrei mettere piede, anche perché l’Islanda ha più libri pubblicati e libri letti a persona di qualsiasi altro paese al mondo, proprio il mio luogo ideale!!

A proposito delle bellezze e le particolarità di questo paese, per saperne di più, vi rimando ad un post che avevo scritto a quattro mani con Alessandra Carini, autrice del blog “50 sfumature di viaggio“. In quel post recensivo il romanzo della scrittrice islandese Auður Ava Ólafsdóttir, “Hotel Silence”, mentre Alessandra ci faceva sognare con le sue descrizioni e le sue bellissime foto.

Della stessa autrice, vi consiglio anche “La donna è un’isola“:

Olafsdottir la donna è un'isola

Lei ha trentatrè anni, traduce testi per riviste specialistiche dall’islandese in undici lingue straniere, e consegna a domicilio i suoi lavori. Porta i capelli cortissimi, ama correre, e per entrare in casa degli amici non passa mai dalla porta principale ma scavalca i recinti e attraversa i giardini. È sposata da quattro anni e non ha, e non desidera avere, figli. Per contro, ha un’amica, Audur, una musicista squinternata che vive in un regime di totale anarchia: ha avuto un figlio, Tumi, che è sordo e ha gravi problemi di vista, e ora aspetta una coppia di gemelle da un altro uomo che non frequenta più. Inizia la storia. Nella stessa serata la protagonista investe un’oca, la raccoglie per poi cucinarla; visita il suo amante promettendosi che è l’ultima volta; consulta una sorta di chiaroveggente che le predice alcuni eventi che poi si verificheranno, fra cui una fortunata vincita alla lotteria dei sordomuti; torna a casa e il marito le dichiara di punto in bianco che vuole separarsi e che ama un’altra che aspetta già un figlio da lui. Per la protagonista è evidentemente tempo di cambiamenti. Decide cosi di prendersi una vacanza, anche se è novembre e piove ininterrottamente, e di fare un viaggio insieme a Tumi, che le è stato affidato da Audur. Durante questo viaggio la donna e il bambino vivranno magiche avventure e incontreranno strani personaggi, ma soprattutto impareranno un modo tutto loro per comunicare, capirsi e volersi bene.

Nel catalogo di Iperborea trovate tante proposte; tra queste non può mancare lo scrittore insignito del Nobel nel 1995:

Halldór Laxness (1902-1998) è considerato il grande maestro della narrativa islandese del Novecento. Viaggiatore infaticabile, trapiantato in America per anni, è venuto in contatto con le principali correnti culturali del nostro tempo. Le sue opere più famose sono Gente indipendente Il concerto dei pesci, entrambe pubblicate da Iperborea, oltre a L’onore della casa, La base atomica e Sotto il ghiacciaio, Sette maghi. La sua ultima opera pubblicata da Iperborea è La campana d’Islanda.

Di Laxness vi consiglio questo:

Laxness campana dìIslanda

È il periodo più buio della storia d’Islanda, soggiogata dal regno danese e martoriata dalle carestie, quando un giorno d’estate di fine Seicento il boia del re, su ordine di Copenaghen, porta via l’antica campana di Þingvellir, che da sempre veglia sulle assemblee dell’Alþingi e sulla vita della nazione, e poi viene trovato morto. Comincia così la picaresca avventura del contadino Jón Hreggviðsson, povero diavolo e irriducibile canaglia, zotico e poeta abituato ad affrontare ogni avversità declamando versi arguti e rievocando le gesta dei suoi avi vichinghi, che si ritrova accusato di omicidio. Pedina di una partita fra intrighi politici e ideali più grandi di lui, Jón intreccia la sua sorte a quella dell’amore impossibile tra la bellissima Snæfríður «Sole d’Islanda» e l’erudito Arnas Arnæus: lei ambita figlia di un potente eppure inafferrabile ribelle, con l’indole femminista delle eroine delle saghe, pronta a cadere in disgrazia pur di decidere per se stessa; lui votato alla missione di raccogliere tutti i preziosi manoscritti dell’età antica, preservando la poesia con cui il suo popolo riscatterà l’onore perduto. Il genio narrativo di Laxness racconta l’anima di un Paese e la sua lunga lotta per l’indipendenza attraverso questi tre indomiti, memorabili personaggi, accomunati da un’ostinazione cieca, a un tempo epica e grottesca, che li eleva a grandi eroi tragicomici. Combinando humour e pathos romantico in una vivida ricostruzione storica che a tratti si popola di orchesse e rune magiche e si colora di leggenda, La campana d’Islanda è il romanzo-monumento di una nazione, considerato tra i capolavori della letteratura nordica del Novecento.

Nel catalogo di Iperborea ho pescato a piene amni…  Tra gli autori islandesi che ho letto e che vi consiglio caldamente, c’è Jón Kalman Stefánsson, di cui vi consiglio “Storia di Asta” e “I pesci non hanno gambe“. In questi due romanzi trovate tutte le atmosfere del paese del nord e due storie molto coinvolgenti.

Vi consiglio anche “Doppio vetro” della scrittrice Halldóra Thoroddsen . Con una prosa delicata ed estremamente poetica, l’autrice ci accompagna in questo viaggio tra i pensieri della protagonista, una donna anziana, che vive da sola e che osserva il mondo dalla finestra del suo appartamento di Reykjavík.

Un capitolo viene dedicato all’Islanda anche in questo volume, molto utile, per chi vuole esplorare la letteratura scandinava:

Storia delle letterature scandinave, Iperborea

water falls
Photo by Simon Migaj on Pexels.com

Se siete affascinati dalle atmosfere magiche di questo vulcanico paese, allora ecco alcuni suggerimenti:

Atlante leggendario islanda

Tra le ricchezze letterarie dell’Islanda c’è un patrimonio di miti e leggende tramandato attraverso i secoli che è tutt’oggi una presenza viva nell’immaginario popolare. Questo anche perché in nessun altro posto come in Islanda le storie sono inscindibili dal paesaggio, nascono da una natura “vivente” e misteriosa, che non ha tardato a popolarsi di troll, elfi, spettri, eroi e stregoni. Ogni angolo del paese ha ispirato le sue leggende, da cui spesso derivano gli stessi toponimi, e ogni leggenda può essere mappata geograficamente. L’Atlante leggendario delle strade d’Islanda ci guida in un viaggio attraverso l’isola raccontando le leggende più memorabili di ogni luogo, dalle località più famose agli angoli più remoti e inesplorati. Storie che spiegano l’origine di un villaggio, di una credenza o di una roccia bizzarra; storie sul serpente del lago Lagarfljót, sugli spiriti che dimorano in un anfratto, in una casa abbandonata o in una collina di lava; storie di eventi poderosi, imprese eroiche, luoghi sacri o incantati; storie legate al credo pagano, come la leggenda dell’impronta dello zoccolo di Ásbyrgi, e altre più recenti basate su eventi reali, come la tragica scomparsa di un gruppo di bambini in una cascata. Accompagnato da pratiche mappe e piccole illustrazioni, l’Atlante è suddiviso in zone geografiche e ogni leggenda è preceduta da un’introduzione che la localizza e ne spiega l’origine oltre a dare una descrizione del panorama circostante e curiosi cenni storici e culturali sulla regione, indicando di volta in volta quali sono i luoghi che hanno lasciato una loro traccia anche nelle saghe.

Fiabe islandesi

Terra di miti e leggende che sembrano riecheggiare ancora nei suoi paesaggi lunari, l’Islanda ha dato voce alla sua creatività anche in un originale patrimonio di fiabe, qui raccolte in un’antologia inedita. Un mondo di castelli stregati, lotte in sella ai draghi e viaggi per mare con le barche di pietra dei troll, popolato da bellissime regine che si rivelano orchesse, elfi dispettosi che è bene farsi amici, giganti a tre teste che escono dalle grotte di lava, e una natura “vivente” piena di misteri, dove ogni roccia, animale o corso d’acqua può nascondere un’insidia o una presenza fatata. Storie che raccontano l’eterna lotta tra il bene e il male a colpi di magie, metamorfosi e prove di astuzia e di coraggio, ma a oche l’origine di un proverbio o di un’antica credenza che fonde il sacro e il pagano, come quella degli elfi, i “figli sporchi” che Eva non è riuscita a lavare prima di una visita di Dio e che da allora dimorano negli anfratti rifuggendo ogni sguardo umano. Storie in cui i motivi di Biancaneve o delia Bella addormentata hanno risvolti per noi inaspettati, e se la giustizia trionfa sempre come vuole la tradizione, punendo i malvagi e dando felicità e ricchezza ai probi, ogni fiaba ci sorprende con uno humour irriverente, un’inedita sensualità o una crudezza che ricorda le saghe. Pagina dopo pagina ci avviciniamo all’anima di un popolo che nelle solitudini boreali ha sempre viaggiato con la parola, l’immaginazione, la poesia.

 

Come libri reportage, a metà tra la saggistica e la narrativa, vi segnalo due proposte:

Passenger Islanda

C’è l’Islanda dei vichinghi e delle saghe, della natura incontaminata, delle canzoni di Björk. L’Islanda degli elfi, delle piscine geotermiche e delle foto dei ghiacciai sulle bacheche degli amici in vacanza. Ormai sappiamo tutto e abbiamo visto tutto. Ma è davvero così o non siamo poi tanto lontani dal turista soddisfatto per la real Italian experience di una pasta bolognaise a Campo de’ Fiori? Imbattersi in un articolo di costume o in un post virale è sufficiente per dire di conoscere un paese?
“The Passenger – Islanda” nasce da una curiosità che è difficile saziare altrove, dalla voglia di sapere: cosa sogna, in cosa crede, cosa teme un islandese? Come vive? Ha davvero bisogno di un’app per non finire a letto con un parente? Queste domande le abbiamo rivolte a scrittori, giornalisti e intellettuali islandesi, abbiamo consultato esperti e setacciato la stampa internazionale e il risultato sono una raccolta di scritti, corredati da rubriche di approfondimento e fotografie originali, dove figurano tra gli altri un Hallgrímur Helgason sbalordito da questi strani alieni vestiti da trekking che hanno invaso la sua città; il premio Nobel Halldór Laxness allarmato, già nel 1970, dalla devastazione delle più remote valli del paese per lo sfruttamento delle risorse naturali; Jón Kalman Stefánsson con i suoi consigli su cosa leggere, guardare e ascoltare; Silvia Cosimini sul pericolo di estinzione di una lingua millenaria; il critico e musicista Atli Bollason su come i suoi colleghi abbiano cavalcato la moda del «borealismo».
Vi racconteremo poi dell’ex sindaco punk-anarchico di Reykjavík, che ha trasformato per sempre la politica dell’isola, saliremo a bordo di una barca di pescatori di merluzzo, inseguiremo il sogno di diventare grandi calciatori tra i fiordi innevati. Insomma, spegneremo per un attimo la luce troppo sfolgorante dell’aurora boreale per provare a sentire le mille voci del paese o, ancora meglio, ad ascoltarne il battito.

Giunta Silva islanda

Baciati dalla fortuna (niente neve, poca pioggia) e sfruttando la luce delle lunghissime giornate di maggio, Claudio Giunta ha preso appunti, Giovanna Silva ha scattato le foto, e insieme hanno fatto il giro dell’Islanda, da Reykjavik a Reykjavik, con varie deviazioni fuori dal percorso della Route 1, su strade piuttosto accidentate, per vedere posti che “sentivano” (a ragione) di dover vedere. Alla fine, sulla carta è rimasto: (1) un certo numero di immagini, più che altro immagini di una solitudine che può apparire sinistra ma che è invece, a starci dentro, addirittura euforizzante: non solo lava, cascate e ghiacciai ma anche centrali elettriche perse in mezzo al niente, cimiteri di campagna, una base della NATO che ha chiuso i battenti e si sta trasformando in un pezzo del paesaggio; (2) la traccia dei colloqui con un numero sorprendentemente alto di persone interessanti (nella geografia umana esiste un indice della “densità di persone interessanti”? Se esiste, l’Islanda sta in cima alla classifica); (3) un tentativo – anzi più tentativi – di risposta alla domanda: perché mai uno, venuto al mondo venti paralleli più a sud, dovrebbe amare l’Islanda?

Altri contenuti: – Il Grande Romanzo Islandese (Gente indipendente di Halldór Laxness) – Un incontro in Islanda (Wystan Hugh Auden e Jean Young) – «Quando vado in Islanda viaggio. È stancante» (una conversazione tra Roman Signer e Barbara Casavecchia) – Itinerari e informazioni pratiche

person walking on snowfield
Photo by Simon Migaj on Pexels.com

In Islanda molti scrittori, e in senso lato intellettuali, sono impegnati sulle tematiche ambientali; tra questo folto gruppo, mi ha colpita:

Andri Snær MAGNASON (1973) oltre che scrittore, è un intellettuale, poeta, performer, attivista ambientale a fianco di Björk, candidato alle ultime presidenziali islandesi. Si occupa da molto tempo di divulgazione scientifica e temi ambientali. Tra gli altri suoi libri, la raccolta di poesie Bonus (Nottetempo, 2016), il libro per bambini Lo scrigno del tempo (Giunti, 2019) e Dreamland: A Self-Help Manual for a Frightened Nation (Citizen Press, 2008) un saggio che denuncia lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali in Islanda, poi diventato un lungometraggio diretto dallo stesso Magnason e dal regista islandese Thorfinnur Gudnason.

Nel catalogo Iperborea uscirà a settembre:

Magnason Il_tempo_e_l'acqua

Nel 2014 l’Okjokull era stato il primo ghiacciaio islandese a perdere questo status. Nel 2019 era scomparso e gli islandesi, guidati dallo scrittore e attivista Andri Snær Magnason, ne hanno celebrato il funerale. Gli scienziati stimano che nei prossimi duecento anni lo stesso destino toccherà alla quasi totalità dei tanti che oggi si contano sull’isola. Ma già prima di allora, i nostri pronipoti si troveranno davanti a un mondo molto diverso rispetto a quello che abbiamo conosciuto da generazioni e generazioni e generazioni ancora: il livello dei mari salirà, l’acidità degli oceani aumenterà più che negli ultimi cinquanta milioni di anni, e la mutazione arriverà a toccare il paesaggio, i venti, le stagioni e ogni forma di vita sul pianeta. Nessun uomo o donna nella storia si è mai trovato di fronte a un tale cambiamento a una tale velocità. Ecco perché i continui appelli di scienziati e attivisti per la maggior parte delle persone non sono altro che rumore bianco: l’umanità – semplicemente – non possiede strumenti culturali, evolutivi, linguistici e neurologici adeguati. Ci mancano le immagini, ci manca la fantasia, ci mancano le parole. Dopo una vita dedicata agli studi scientifici, all’attività politica ad alto livello, a una carriera letteraria di successo internazionale, Andri Snær Magnason ha capito che il suo compito era quello di cercare questi concetti, parole e immagini e li ha trovati nel nostro passato comune, nei miti, nelle storie, nella sua vita. Mischiando diversi approcci – filosofico, letterario, personale e scientifico – attraverso il racconto di miti ancestrali di vacche sacre, come quella di Auðhumla, la mucca fatta di brina che secondo la mitologia norrena ha dato origine al mondo, dell’avventurosa luna di miele dei nonni nel 1956 sul Vatnajökull per misurare lo spessore del ghiaccio e degli incontri e delle conversazioni con il Dalai Lama, Il tempo e l’acqua riesce a essere più di un libro unico e necessario: è un libro che ha l’ambizione di portare la nostra specie a compiere un piccolo passo più in là.

Gli autori islandesi sono rintracciabili anche in altre case editrici, indipendenti e major, segno che c’è molto interesse per la letteratura di questo paese.

Sigurdsson jon

Jón è il romanzo basato sulle leggendarie missive che il pastore protestante islandese Jón Steingrímsson invia alla moglie Þorunn, incinta del loro bambino, mentre percorre un’Islanda sconvolta dalle furiose esplosioni del vulcano Katla. L’uomo, accusato dell’omicidio del precedente marito della donna, cerca rifugio in una grotta; in questo paesaggio devastato incontrerà, oltre alle nubi grigie di cenere e lapilli, una singolare bellezza nel risveglio feroce della natura e bizzarri compagni di viaggio, che faranno germogliare in lui la speranza di una nuova vita con l’avvento della primavera, quando potrà accogliere tra le sue braccia Þorunn e il figlio in procinto di nascere. L’epica vicenda del pastore Jón, realmente esistito, è una delle più conosciute e raccontate in Islanda, e viene magnificamente interpretata da Ófeigur Sigurðsson in un romanzo che gli è valso il Premio Europeo per la Letteratura.

 

Bergsson il cigno

Allontanata dalla sua città natale sulla costa e dai suoi genitori come punizione per alcuni furtarelli, una bambina di nove anni viene “esiliata” in campagna in una sperduta fattoria. La bambina non riesce a sentirsi davvero a suo agio con la famiglia che la ospita: né con i genitori né con la loro figlia, alle prese con la decisione di sottoporsi ad un aborto. Solo il bracciante che lavora nella fattoria le presta attenzione, varcando spesso i confini tra paternalismo e un più sinistro interesse sessuale. L’impatto con questo mondo è forte, ogni cosa le appare ostile e crudele, come quel cigno che, per difendere i suoi piccoli, uccide davanti ai suoi occhi un agnello.

Se amate il genere giallo/noir, allora potete provare con Arnaldur Indriðason e i suoi romanzi:

 

 

Sempre nel genere thriller, non potete perdervi quella che è considerata una delle principali autrici del genere: Yrsa Sigurðardóttir

 

Non fatevi ingannare dal cognome…. Ora vi parlo di Steinunn Sigurðardóttir

Sigurdardottir Heida

Questa non è una storia come le altre. Questa storia ha inizio alla “fine del mondo”. È la storia vera di una donna coraggiosa che ha scelto di vivere una vita diversa e solitaria… o quasi. Ha ben cinquecento pecore a tenerla impegnata ogni giorno.

Heiða Ásgeirsdóttir, la protagonista di questo libro, è diventata un vero e proprio simbolo dell’indipendenza femminista ed ecologista. Ex modella, a vent’anni Heiða sceglie di abbandonare una potenziale carriera sulle passerelle di New York per tornare a casa e occuparsi della fattoria di famiglia. Oggi vive in un’area sterminata e inospitale conosciuta come “la fine del mondo”, nei pressi di un vulcano ancora attivo, dove quotidianamente si occupa del suo gregge di pecore e dei suoi terreni, in un Paese in cui questo genere di lavoro è considerato una “cosa da uomini”.

La sua incredibile storia è qui raccontata da Steinunn Sigurðardóttir: tra ricordi e ironia scopriamo come Heiða si sentisse a disagio con il suo corpo prima di diventare una modella, o quanto fosse profondo il legame con suo padre, un uomo forte che le ha trasmesso il valore delle proprie radici, ma che si aspettava che lei un giorno trovasse un marito deciso a prendersi cura della fattoria. Heiða non ha tradito le attese del padre, ma le ha realizzate a modo suo: occupandosene lei stessa.

In questo libro sorprendente, seguiamo le quattro stagioni dell’anno in cui Heiða ha affrontato la sua battaglia più grande: impedire la costruzione di una centrale idroelettrica nella sua terra. Tra sacrificio e riscatto, forza di volontà e spirito ecologista, questa storia ci offre il ritratto indimenticabile di una donna forte e moderna, che ha avuto il coraggio di sfidare la tradizione e i tanti pregiudizi pur di essere libera e seguire la sua strada.

 

Per chiudere non posso che salutarvi con la più celebre performer – cantante, compositrice, nonché attivista – islandese: Björk