Febbraio è sfrecciato via, come un fulmine, lasciandomi con un bagaglio di avventure letterarie indimenticabili. Le mie letture di questo mese mi hanno trasportato in un vero e proprio giro del mondo: dall’incanto delle terre italiane, alle vibranti atmosfere del Brasile, fino alla remota e misteriosa isola di Socotra e alle affascinanti terre serbe. Ma non solo, ho viaggiato nel tempo, rivivendo le ombre della Seconda Guerra Mondiale e proiettandomi in un futuro distopico e inquietante. Ancora una volta, ho sperimentato il potere magico dei libri: varchi capaci di dischiudere mondi inesplorati e di farci viaggiare senza limiti.

Ecco le mie letture di febbraio:

Marisa Salabelle, La bella virtù

Paulina Spiechowicz, Mentre tutto brucia

Marcelo Rubens Paiva, Sono ancora qui

Giuseppe Zucco, Il signore delle acque

Paolo Patui, Contro. Dieci storie minime di sport

Goran Marković, Il trio di Belgrado

Eleonora Sacco, Socotra. Viaggio sentimentale in un’isola impossibile

Tutti ottimi libri, ciascuno con le sue specificità, ognuno diverso per stile e sviluppo, accomunati dalla capacità di sorprendere ed emozionare. Una menzione speciale al diario di viaggio di Eleonora Sacco dedicato a Socotra, di cui ho lungamente parlato nel post e che vi raccomando caldamente.
In ambito narrativo il mio libro del mese è:

Il signore delle acque, di Giuseppe Zucco, Nutrimenti 2025, collana GreenwichExtra, pp. 192

Il signore delle acque di Giuseppe Zucco è un romanzo distopico che si dipana con un ritmo ipnotico; si distingue per la sua capacità di esplorare l’apocalisse attraverso la lente dell’innocenza infantile. Il protagonista bambino, con la sua percezione acuta e il suo disorientamento, diventa il veicolo perfetto per esaminare le reazioni umane di fronte alla catastrofe. Non avendo ancora gli strumenti razionali o esperienziali per comprendere cosa sta succedendo, il bambino se li costruirà sulla propria pelle nel dipanarsi degli infiniti giorni d’attesa della fine, giorni colmi d’angoscia e di scoperta.

Il cielo, un tempo manto azzurro solcato da nuvole danzanti, è ora un tetto plumbeo opprimente, un oceano sospeso, gravido di un silenzio innaturale squarciato da sinistri stridori. Non piove più, non da mesi. L’acqua in una sorta di ribellione anarchica, ha abbandonato il suo ciclo millenario, rifiutandosi di cadere. Si è ammassata in un’unica, immensa onda sospesa, una massa gorgogliante e minacciosa che incombe sul mondo come una spada di Damocle. Un presagio di un’apocalisse imminente, un castigo per un’umanità che ha dimenticato il valore dell’acqua, il dono più prezioso della Terra.

Zucco descrive con maestria come le emozioni violente delle persone distorcano i comportamenti, portando a decisioni irrazionali e a una regressione a istinti primordiali.
La fuga del bambino diventa un viaggio di formazione brutale. La città in rovina è un teatro di sopravvivenza, dove la pietà è un lusso che nessuno può permettersi. L’incontro con un’umanità allo sbando, dove la legge è quella del più forte, dove perfino i bambini diventano aguzzini, costringe il protagonista a confrontarsi con la parte più oscura della natura umana.

l’infanzia nel romanzo di Zucco è un microcosmo dell’esistenza umana, un luogo dove la luce e l’ombra si intrecciano, dove la speranza e la disperazione si confrontano. Il protagonista bambino, con la sua resilienza e la sua capacità di trovare bellezza anche nel caos, ci ricorda che l’infanzia, anche nella sua forma più fragile, può essere una fonte di forza e di speranza.

Il signore delle acque è un romanzo inquietante che lascia il segno, un’opera che ci costringe a riflettere sulla nostra umanità, sulla nostra capacità di sopravvivenza, sulla nostra resilienza di fronte all’apocalisse. Zucco ci ricorda che, anche quando tutto sembra perduto, la speranza può trovare un modo per emergere, anche se in forme inaspettate e fragili.