Il labirinto nasce prima di tutto come racconto, prima ancora che come architettura. Nel mito greco è Dedalo, artigiano geniale e ambiguo, a costruire per il re Minosse una struttura così complessa da poter imprigionare ciò che non può essere mostrato: il Minotauro, creatura nata dall’errore, dalla colpa e dall’eccesso. Il labirinto cretese non è soltanto un edificio: è una macchina narrativa perfetta, progettata per impedire il ritorno, per confondere il cammino, per trasformare ogni passo in destino. Chi vi entra non rischia solo di morire, ma di perdersi. E perdersi, in un mito, è spesso peggio.
A questo si ispira La casa di Asterione di Jorge Luis Borges, una rilettura del mito del Minotauro dal punto di vista del mostro, che vive nel labirinto come una prigione solitaria. Così come Il re deve morire di Mary Renault, un retelling del mito di Teseo e il Minotauro.
Da quel momento il labirinto diventa una delle immagini più potenti della cultura occidentale: un simbolo che attraversa secoli e generi, mutando forma senza perdere la sua funzione essenziale. È luogo di prova e di iniziazione, spazio della paura e dell’attesa, teatro di mostri reali o interiori. Ma soprattutto è una metafora elastica: può essere fatto di pietra o di parole, di corridoi o di ricordi, di biblioteche, città, foreste, regole invisibili e trame che si avvolgono su se stesse.
La letteratura lo ha adottato come scenario e come struttura. A volte il labirinto è un posto concreto, da attraversare con mappe e torce; altre volte è la mente del protagonista, un dedalo di memoria, trauma, ossessione. In alcuni romanzi è il mondo stesso a diventare labirintico, mentre in altri è il testo a imitare il labirinto, costringendo il lettore a smarrirsi tra piste, note, biforcazioni e interpretazioni.
E forse è proprio qui la sua forza: il labirinto è una promessa narrativa irresistibile. Perché ogni labirinto contiene un segreto, un centro, una rivelazione. E ogni storia, in fondo, è un percorso nel buio alla ricerca di un’uscita, o di un mostro da guardare finalmente in faccia.
A partire da questa origine mitica, ecco una selezione di romanzi in cui il labirinto appare come luogo fisico, simbolo metaforico o prigione mentale.
LABIRINTO FISICO (mistero, avventura, distopia)
Il Labirinto (The Maze Runner) di James Dashner
Un gruppo di ragazzi vive intrappolato in una radura circondata da un labirinto enorme che cambia ogni notte. Nessuno ricorda come sia arrivato lì. Il labirinto diventa un enigma mortale e una metafora del controllo e della manipolazione.
L’uomo del labirinto di Donato Carrisi
Una ragazza rapita da bambina ricompare dopo quindici anni, traumatizzata e con ricordi confusi. Un investigatore e una psicologa cercano di ricostruire la verità. Il labirinto è sia reale (prigionia) sia mentale (memoria e trauma).
The Crimson Labyrinth di Yusuke Kishi
Un uomo si risveglia in un deserto senza memoria e scopre di essere parte di un gioco di sopravvivenza chiamato “labirinto”. Una corsa contro la morte in un ambiente ostile e enigmatico, dove ogni scelta sembra già prevista da qualcuno.

Il nome della rosa di Umberto Eco
In un monastero medievale avvengono misteriosi omicidi. Il cuore del segreto è una biblioteca-labirinto, luogo fisico e simbolico del sapere proibito. Il labirinto diventa metafora della verità: difficile, ambigua, pericolosa.
Il labirinto dei libri sognanti di Walter Moers
Ambientato nella città di Librandia, dove i libri sono pericolosi e la struttura è labirintica.
Labirinti di Franck Thilliez
Un thriller strutturato come un dedalo: inseguimenti, piste multiple, tensione crescente e un senso di intrappolamento che non è solo ambientale ma anche nella costruzione della trama.
LABIRINTO STORICO / ESOTERICO
I codici del labirinto (Labyrinth) di Kate Mosse
Due linee temporali (Medioevo e presente) si intrecciano nel Sud della Francia. Una donna scopre un mistero legato ai Catari, a un manoscritto e a un segreto custodito da secoli. Il labirinto è simbolo di conoscenza nascosta e destino familiare.
Il pendolo di Foucault di Umberto Eco
Tre intellettuali inventano per gioco un complotto esoterico, ma il gioco si trasforma in ossessione e paranoia. Il romanzo è un labirinto di simboli, citazioni e teorie: il lettore viene trascinato in un dedalo di interpretazioni.
LABIRINTO MENTALE / PSICOLOGICO
La coscienza di Zeno di Italo Svevo
Zeno racconta la propria vita come se fosse una terapia. Il romanzo è un labirinto di autoinganni, contraddizioni e giustificazioni. Il protagonista si perde dentro se stesso, e la verità rimane sempre sfuggente.
La casa delle belle addormentate di Yasunari Kawabata
Un uomo anziano frequenta una casa dove vecchi clienti dormono accanto a giovani ragazze narcotizzate. Il romanzo è un labirinto di memoria, desiderio e senso di colpa, sospeso tra sogno e realtà.
La variante di Lüneburg di Paolo Maurensig
Qui il labirinto non è un edificio ma una struttura strategica e ossessiva: gli scacchi diventano una trappola mentale, un gioco di specchi fatto di memoria, vendetta e manipolazione. Perfetto come “labirinto della mente” anche se non esplicitamente architettonico.
La casa delle voci di Donato Carrisi
Uno psicologo specializzata in ipnosi infantile riceve una paziente che porta con sé un trauma antico. L’indagine scava nei ricordi come in un labirinto: ciò che emerge non è mai lineare, e la mente diventa il luogo più pericoloso.
LABIRINTO NARRATIVO (sperimentale, struttura “a dedalo”)

Casa di foglie (House of Leaves) di Mark Z. Danielewski
Un uomo trova un manoscritto che parla di una casa impossibile: dentro è più grande che fuori e si trasforma in un corridoio infinito. Anche il libro è costruito come un labirinto tipografico e narrativo: note, livelli di racconto e pagine “trappola”.
Nel labirinto di Alain Robbe-Grillet
Un soldato vaga in una città fredda e ripetitiva, come intrappolato in un sogno geometrico. La storia si ripiega su se stessa: tempo e spazio diventano confusi. Il labirinto è la percezione stessa, non solo un luogo.

Piranesi di Susanna Clarke
La “Casa” è un labirinto fisico infinito, ma soprattutto un universo mentale e metafisico. Il romanzo lavora su memoria, identità e percezione, con un’atmosfera quasi da mito moderno. Labirinto come mondo e come enigma esistenziale.
Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino
Racconta la caccia di un Lettore e di una Lettrice al libro “giusto”, in un mondo di edizioni sbagliate, testi interrotti, complotti editoriali e identità ambigue. Il risultato è un romanzo sul piacere e sulla frustrazione del leggere, dove la letteratura diventa un labirinto infinito di possibilità.
Il romanzo è costruito come un dedalo di inizi: il Lettore (che diventa personaggio) cerca di leggere un libro, ma viene continuamente interrotto e trascinato in un’altra storia, poi un’altra ancora. Ogni “corridoio” narrativo sembra portare verso un centro, ma si apre invece su una nuova porta.

LABIRINTO FILOSOFICO / METAFISICO
Finzioni di Jorge Luis Borges
Racconti in cui biblioteche infinite, mappe perfette e testi immaginari costruiscono mondi a specchio. Il labirinto è uno dei simboli centrali: rappresenta l’infinito, il destino e l’impossibilità di afferrare una verità definitiva.
Il giardino dei sentieri che si biforcano (racconto, in Finzioni)
Un labirinto non fatto di muri ma di tempo: ogni scelta crea una biforcazione e un universo parallelo. Il labirinto diventa la struttura stessa della realtà.
I due re e i due labirinti (racconto breve)
Un re costruisce un labirinto per umiliare un nemico, ma verrà punito con un labirinto più crudele: il deserto. Il racconto oppone il labirinto artificiale a quello naturale e riflette sul potere e sulla vendetta.

LABIRINTO FANTASY / MITICO (dedali, mondi chiusi, percorsi iniziatici)
Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien
Il viaggio è pieno di luoghi-labirinto: miniere, fortezze, foreste “vive” e passaggi segreti. Il labirinto è spesso prova iniziatica: smarrirsi significa trasformarsi, e l’uscita coincide con una nuova identità.
Mélusine di Sarah Monette
Primo libro della serie Doctrine of Labyrinths: un fantasy cupo e raffinato, dove la città, la politica e la magia diventano un labirinto di manipolazioni, identità spezzate e percorsi interiori.
Le tombe di Atuan di Ursula K. Le Guin
La protagonista cresce in un labirinto sotterraneo, luogo di un antico culto. Il labirinto è fisico (sotterraneo, rituale, sacro), ma anche simbolico: rappresenta prigionia religiosa, identità imposta e percorso di liberazione. È un romanzo fantasy con forte dimensione archetipica e spirituale.
Il mare senza stelle (The Starless Sea) di Erin Morgenstern
Un romanzo costruito come un dedalo di racconti dentro racconti, biblioteche segrete e mondi sotterranei. Il labirinto è soprattutto letterario e simbolico: una rete di storie che si rispecchiano e si inseguono.
C’è un punto, nella pianura emiliana, dove la geografia smette di essere una semplice carta e diventa una frase lunga, sinuosa, piena di svolte. A Fontanellato, in provincia di Parma, Franco Maria Ricci, editore raffinato e intellettuale dal gusto visionario, ha deciso di fare ciò che in genere si fa solo nei libri: costruire un labirinto vero. Non un’installazione, non un capriccio ornamentale, ma un intero mondo chiuso dentro un disegno.

Il suo labirinto è un organismo verde fatto di bambù di specie diverse, piantato e intrecciato su uno spazio immenso, sette ettari di sentieri, pareti vegetali e prospettive ingannevoli. Ma ciò che sorprende non è soltanto la dimensione: è l’idea che questo dedalo non sia destinato solo a far perdere il visitatore, bensì a trattenerlo, a offrirgli rifugi e stanze segrete come una piccola città. Dentro questa architettura vivono infatti una biblioteca, una casa editrice (la celebre Ricci Editore, che Ricci vendette nel 2004 per finanziare il progetto e che poi ha ricomprato), una sala per feste e balli, la piazza di un borgo con la sua chiesa, perfino una torre belvedere da cui guardare dall’alto la geometria del disorientamento. Il tutto come un omaggio esplicito e affettuoso a Jorge Luis Borges, lo scrittore che più di ogni altro ha trasformato il labirinto in metafora della mente, del tempo, della letteratura stessa.

E Borges ritorna, quasi inevitabilmente, anche a Venezia, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, dove la Fondazione Giorgio Cini ha realizzato un altro labirinto in suo onore per celebrare i venticinque anni dalla sua scomparsa. Qui, tra mura e silenzi lagunari, ogni fine gennaio si svolge anche il seminario della Scuola Librai Mauri, come se il labirinto fosse diventato una scuola naturale per chi vive di libri e di percorsi invisibili. L’architetto inglese Randoll Coate, amico dello scrittore argentino, lo progettò negli anni Ottanta lasciandosi guidare da uno dei testi più celebri di Borges: Il giardino dei sentieri che si biforcano. Un labirinto che non è solo spazio, ma scelta, deviazione, possibilità.
Se però si vuole capire quanto questo simbolo sia antico e ostinato, basta spostarsi nell’Inghilterra dell’Essex, dove a Saffron Walden sopravvive un labirinto storico tra i più celebri d’Europa: diciassette circuiti che si intersecano, un disegno che sembra fatto apposta per confondere lo sguardo e addestrare la pazienza. Risale al 1699, e probabilmente è la copia di un modello più antico, ispirato al libro di Thomas Hill, The Proffitable Arte of Gardening, pubblicato nel 1563. Qui il labirinto non è più un omaggio letterario ma un’arte del giardino: un passatempo nobile, una disciplina estetica, quasi una matematica vegetale.
Eppure, il bambù ritorna ancora, come se fosse la materia perfetta per costruire sogni intrecciati. In Thailandia, nel resort Soneva Kiri, sull’isola di Koh Kood, esiste una biblioteca-labirinto interamente in bambù, fatta di scale, ponticelli e passaggi sospesi. Non è un luogo di minaccia ma di lentezza: un posto dove ci si perde per ritrovarsi a leggere, persino sdraiati su un tappeto elastico. Il labirinto, qui, smette di essere prigione e diventa un modo elegante per rallentare il mondo.
In Sicilia invece, a Ragusa, il labirinto torna ad avere un’aria più teatrale e aristocratica. Nel Castello di Donnafugata si trova un labirinto in pietra bianca ragusana, voluto dal barone Corrado Arezzo e costruito in forma trapezoidale per richiamare il celebre labirinto inglese di Hampton Court. Non stupisce che il cinema se ne sia innamorato: Matteo Garrone lo ha scelto come location per alcune scene del film Il racconto dei racconti, ispirato liberamente a Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, la più antica grande raccolta di fiabe d’Europa, scritta tra Cinquecento e Seicento in lingua napoletana. E in fondo il labirinto è sempre stato anche questo: un dispositivo fiabesco, un luogo dove può accadere l’improbabile.
Poco più a nord, nel Veneto, un altro labirinto si lega invece alla letteratura italiana in modo diretto. Gabriele D’Annunzio, nel romanzo Il Fuoco, descrive il labirinto della settecentesca Villa Pisani a Stra, definendolo:
“Composto da un giardiniere ingegnoso, per il diletto delle dame e dei cicisbei nel tempo dei calcagnini e dei guardinfanti”.
Parole che restituiscono il labirinto come gioco mondano, come intrattenimento raffinato, come luogo di flirt e finzione. Progettato da Girolamo Frigimelica, poeta e architetto che ideò anche l’impianto scenografico della Villa, questo labirinto non è rimasto confinato alla memoria letteraria: è stato scelto anche da Pier Paolo Pasolini per le riprese del film Porcile. Un altro passaggio, dunque, tra arte e smarrimento.
E se esiste un luogo dove il labirinto si moltiplica, quasi volesse dimostrare che non basta mai, è il Castello di San Pelagio, vicino Padova. Qui se ne trovano addirittura due. Il primo è il labirinto del Minotauro, grande 1.200 metri quadrati, con al centro una figura di pietra che richiama direttamente la radice mitologica del tema: la creatura prigioniera, il mostro custodito. Il secondo è invece dedicato proprio a D’Annunzio: più piccolo, conduce a un cuore di specchi, che celebra il concetto del “doppio” tanto caro al poeta. È un labirinto che non chiede solo di trovare l’uscita, ma di incontrare la propria immagine, moltiplicata e deformata.
D’Annunzio stesso scrisse di un labirinto dipinto su un soffitto del Palazzo Ducale di Mantova, un labirinto d’oro su fondo blu, accompagnato dalle parole esitanti: “Forse che sì” “Forse che no”. Da qui nasce anche il nome del labirinto di San Pelagio, chiamato appunto labirinto del “Forse che sì forse che no”, lo stesso titolo di un suo romanzo del 1910. Ed è difficile immaginare definizione più adatta: il labirinto è sempre il regno dell’incertezza, della scelta sospesa, del dubbio trasformato in percorso.
Da Fontanellato a Venezia, dall’Essex alla Thailandia, dalla Sicilia al Veneto, il labirinto continua a riaffiorare come un’ossessione elegante: ora giardino, ora biblioteca, ora scenografia, ora rito. Ma in ogni forma conserva la stessa promessa antica: che per trovare un centro bisogna prima accettare di perdersi. E che a volte, nel punto più intricato del cammino, non ci aspetta un mostro, ma una storia.



Mi ispira Erin Morgenstern (un cognome che è tutto un programma per altro).
Ho amato Casa di foglie, ed ho in lista Piranesi – so che alcuni non lo considerano all’altezza di Strange&Norrell, ma spero si sbaglino!
"Mi piace"Piace a 1 persona
Di sicuro sono tutte letture intrigati, e centrate col tema.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Buona domenica Pina. Tutti libri molto affascinati, mi piacerebbe rileggere “Il nome della rosa” con i disegni di Umberto Eco. Adoro Calvino.
"Mi piace"Piace a 2 people
Sono anche i miei due preferiti 🫶 buona domenica
"Mi piace""Mi piace"