Viaggio nel Liberland, di Timothée Demeillers e Grégoire Osoha, Keller 2026, traduzione di Anna Spadolini, pp. 280
C’è un angolo d’Europa dove l’idea di Stato sembra scivolare tra le dita come sabbia. Tra le sponde del Danubio, quasi annidata nel confine irrisolto tra Croazia e Serbia, si trova infatti una distesa di terra di sette chilometri quadrati (per lo più paludosi) che “ufficialmente” non appartiene a nessuno. Su quel lembo di terra chiamato Gornja Siga è nata per mano del politico ceco Vít Jedlička, nel 2015, una delle più stravaganti avventure politico-sociali del XXI secolo: Liberland. È qui che Timothée Demeillers e Grégoire Osoha hanno deciso di puntare la loro penna e raccontare l’epopea di un’utopia libertaria in Viaggio nel Liberland, pubblicato in italiano per Keller nella collana Razione K.
Chi si avvicina a questo libro può aspettarsi un reportage, ma ciò che trova supera spesso la pura cronaca. Demeillers e Osoha non si limitano a descrivere una singolare iniziativa politica, ma accompagnano il lettore nei meandri ideologici, umani e paradossali di un progetto che profuma di libertà — ma che, col passare delle pagine, rivela tutte le sue ambiguità.
Nel cuore del racconto c’è Vít Jedlička, il “presidente” autoproclamato di Liberland: un giovane politico ceco con una visione chiara (e controversa) del mondo. Per Jedlička, lo Stato deve essere minimo, le tasse inesistenti e la libertà individuale totale. Per questo, il terreno di nessuno lungo il Danubio è sembrato il palcoscenico perfetto per sperimentare una società ultra-liberalista basata su criptovalute e regole quasi inesistenti.
Il libro segue la nascita di Liberland come un’avventura picaresca: la dichiarazione di indipendenza stesa in un Airbnb, la scelta di una bandiera giallo-nera dai colori simbolici, la folla di aspiranti «liberlandesi» attratti dall’ideale di libertà assoluta. Alcuni di questi personaggi appaiono quasi comici, altri inquietanti; tutti mostrano quanto sia fragile il confine tra sogno politico e realtà praticabile.
Viaggio nel Liberland non è solo un libro sul sogno di uno Stato nuovo, ma soprattutto una finestra sulle contraddizioni del nostro tempo. La storia di Liberland si inserisce infatti in un contesto geopolitico complesso: la regione dei Balcani, che con le sue frontiere ereditate da secoli di conflitti, offre uno sfondo ideale per interrogarsi sul senso stesso di nazione, sovranità e legittimità.
Gli autori combinano reportage, ritratti biografici e riflessioni politiche, svelando come un’idea apparentemente assurda — un micro-Stato libertario di pochi chilometri quadrati — possa generare discussioni profonde su libertà, diritto internazionale e aspirazioni individuali. Non mancano dettagli di colore che rendono la lettura sorprendentemente vivace, pur restando ancorati ai fatti reali raccontati con rigore giornalistico.
Al di là della narrazione, una delle domande che il libro solleva è semplice quanto provocatoria: Liberland è un fallimento o un esperimento riuscito? Dal punto di vista legale, la micronazione non è riconosciuta da alcuno Stato membro delle Nazioni Unite, e tanto la Croazia quanto la Serbia respingono la sua legittimità.
Eppure, come sottolineano Demeillers e Osoha, Liberland non è solo un’idea su carta: migliaia di persone hanno chiesto la cittadinanza, e la piattaforma online continua a coltivare progetti ambiziosi, spingendo il lettore a riflettere su cosa significhi veramente vivere e lasciare vivere — il motto che campeggia nei pochi sprazzi di storia concreta di questa nazione di confine.
Se siete curiosi di capire come e perché certi progetti “improbabili” nascono, resistono e si trasformano in narrazioni quasi epiche, Viaggio nel Liberland è una lettura che vale la pena. Chi ama il reportage politico, la storia contemporanea e le storie ai limiti della realtà troverà in questo libro un compendio di sorprese, riflessioni e domande da portarsi dietro molto dopo aver voltato l’ultima pagina.
In definitiva, Viaggio nel Liberland è il ritratto lucido e insieme affascinato di un’utopia contemporanea che prova a trasformarsi in Stato. Tra entusiasmo libertario, ambizioni digitali e inevitabili collisioni con la realtà geopolitica, il libro racconta quanto sia sottile il confine tra visione e illusione, lasciando al lettore una domanda sospesa: oggi è ancora possibile inventare una nazione, o possiamo soltanto inventarne il racconto?
Timothée Demeillers è giornalista e autore di tre romanzi. Grégoire Osoha è giornalista indipendente, autore di podcast e di film documentari. Insieme hanno viaggiato a lungo nei Balcani realizzando le pellicole Vukovar(s) e Kosovo, troubles identitaires.


Ciao, Sai che quando entro per mettere mi piace il video inizia a sussultare e devo uscire…..questo succede da poco tempo, è cambiato qualcosa. Daniela
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mi spiace, non so come mai succede
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Salve, io non ho riscontrato nessun problema
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Meno male 😊
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