INCIPIT
Edith Goodnough non vive più in campagna. Ormai sta in città, in ospedale, in quel letto bianco, con un ago infilato nel dorso della mano e un uomo che la sorveglia in corridoio, fuori dalla sua stanza. Questa settimana compie ottant’anni: una donna linda, bella, con i capelli bianchi, che in vita sua non è mai arrivata a pesare cinquanta chili e da Capodanno pesa ancora meno di così. Eppure lo scerifo e gli avvocati aspettano che stia meglio per metterla su una sedia a rotelle e portarla in tribunale, dall’altra parte della cittadina, per iniziare il processo. Quando accadrà, sempre che accada, non so se arriveranno a metterle le manette. D’accordo, Bud Sealy, lo sceriffo, si è rivelato un figlio di puttana, ma proprio non ce lo vedo ad ammanettare una donna come Edith Goodnough. Del resto, non è che Bud Sealy avesse mai voluto diventare un figlio di puttana. Soltanto nove giorni fa era seduto su uno sgabello dell’Holt Café. Era un venerdì pomeriggio; ogni giorno, alle due e mezzo circa, finito di compilare le sue scartoffie, arrivava quel momento di calma in cui non aveva più niente da fare tranne aspettare i ragazzi delle superiori che, usciti da scuola, cominciavano i loro giri in macchina su e giù per Main Street oppure fuori città sulla US-34, correndo a zig-zag sull’asfalto. Quindi Bud aveva tempo. Si stava rilassando.
Kent Haruf

