Nella mia memoria sono rimasti impressi i boschi dell’Estonia, come una zona d’ombra tra l’est e l’ovest o tra il nord e il centro dell’Europa. E i campanili delle chiese di Pärnu, quelli luterani a punta e quelli russo-ortodossi a cipolla. E le case di legno, le cui persiane nascondevano tanta storia.
Anime baltiche, di Jan Brokken, Iperborea 2014, traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo, in copertina foto di Antanas Sutkus
Sono felice di avere letto il libro di Brokken in questo periodo; lo sono per molti motivi. Naturalmente perché è un libro pieno di suggestioni, dotto senza essere pedante, stimolante e capace di sollevare veli su fatti e persone che non tutti conoscono. Storia, arte, letteratura, musica si fondono per consegnarci un ritratto che, partendo dal passato – dalla fine dell’Ottocento – ci guida fino ai giorni nostri attraverso gli stati baltici, passando per eventi drammatici e sanguinosi, dittature e speranze di libertà, tensioni sociali e conflitti, deportazioni e inurbazioni forzate; un ritratto che parte dal particolare per allargarsi al generale: dalle vite di singole persone, a quelle di intere regioni e popolazioni. Una storia particolarmente cruenta, dove forze contrapposte si sono fronteggiate compiendo epurazioni, eccidi e annientamenti culturali: una lettura che vi consiglio perché oltre all’apprendere un pezzo di storia che magari non conoscete, sono pagine che fanno scattare riflessioni su dove possono portare nazionalismi ed estremismi. Perché se dalla storia dobbiamo imparare qualcosa, per il futuro, ebbene, qui c’è davvero l’imbarazzo della scelta di insegnamenti da cogliere, duri come i milioni di vite che in questi stati relativamente piccoli sono state sacrificate, disumane come ogni persecuzione lo è, aberranti come il decidere il destino di interi popoli in nome di una ideologia.
Brokken ci racconta la storia attraverso le vicende di artisti e di persone comuni che per nazionalità, per religione o per stato sociale, videro stravolti i propri destini, dovendo rinunciare agli affetti, alle aspirazioni e, spesso, alla vita.
Ecco che incontriamo il libraio Jānis Roze di Riga, Ėjzenštejn padre e figlio, il compositore Arvo Pärt, il violinista Gidon Kremer, il ballerino Michail Baryšnikov, lo scrittore Roman Gary, Hannah Arendt, il pittore Mark Rothko… Ognuno di loro ha una storia di vita legata ai paesi baltici, abbandonati per scampare alle persecuzioni e trovare una speranza di vita e di soddisfazione professionale; in alcuni casi ritornati, in altri morti con la nostalgia nel cuore.

Voltando le pagine del libro si attraversa un territorio quasi sempre percorso in treno, su linee che una volta erano vitali e che oggi possono essere secondarie, e che pure mantengono quasi intera l’atmosfera del passato, glorioso o doloroso, a seconda degli anni, delle fortune e dei rivolgimenti. Vilnius, Riga, Tallin: città che hanno cambiato diversi nomi, a seconda di chi era il padrone; città che hanno cambiato identità, lingua e abitanti e che ora, lentamente, stanno cercando di ridefinire una fisionomia il più possibile rinnovata.
(…) estoni, lettoni e lituani si presero per mano e formarono una catena umana di seicento chilometri, da Tallin a Vilnius, lungo tutta la via Baltica. Il 23 agosto 1989 due milioni di persone in Estonia, Lettonia e Lituania celebrarono così il cinquantenario del patto tra Stalin e Hitler che aveva posto fine all’autonomia degli stati baltici. Con quella pacifica manifestazione di massa costrinsero il Cremlino a concedere l’indipendenza.
Ci si imbatte in zone dell’Europa che magari non si è mai sentite nominare o che, se va bene, abbiamo sentite citare ma difficilmente sapremmo localizzarle sulla cartina geografica. Come la Curlandia, di cui Brokken ci parla ampiamente nel capitolo 9, dedicato ai baroni baltici, la nobiltà di origine tedesca. A Vilnius, nel marzo 2009, Brokken constata di persona la situazione economica di crisi che Lituania e Lettonia stanno vivendo; è ospite in un albergo dove conosce una baronessa, Edith von Grotthuss e attraverso questo incontro, ci racconta la lunga e tormentata storia di Lituania e Lettonia.
Nel febbraio 2007 fa un breve viaggio attraverso le strade difficilmente percorribili della Curlandia: strade prive di manutenzione da una cinquantina d’anni. E il viaggio è come un tornare indietro nel tempo: Brokken ripercorre la storia anche attraverso i suoi ricordi, le sue suggestioni legate al cinema, per esempio.
Era stato un film a destare la mia curiosità per la Curlandia: Il colpo di grazia di Volker Schlöndorff, che vidi quando ancora non sapevo niente degli stati baltici. Quell’atmosfera cupa mi rimase dentro, come una foschia che cala sui boschi e sui campi innevati e, alla fine, anche sul volto dell’attrice protagonista, Margarethe von Trotta. (…)
Nei castelli e nelle ville della Curlandia si respira la stessa atmosfera di ascesa e declino, di grandezza e decadenza, ragione e follia.
Brokken in questo, come già in “Bagliori di San Pietroburgo”, ci accompagna nei suoi viaggi attraverso i paesi del nord, del grande freddo, con passo lento e occhio vigile, con la voglia di sedersi a fianco delle persone e ascoltare le loro storie, con la curiosità di andare oltre le apparenze, con la pazienza di leggere e documentarsi, con la capacità di amalgamare tutto questo e trasformarlo in alta letteratura. Come egli stesso ci confida alla fine del primo capitolo:
Perché viaggiare, insieme a leggere e ascoltare, è sempre la via più utile e più breve per arrivare a se stessi.
Copio il link al sito dell’editore: http://iperborea.com/titolo/400/
L’incipit potete leggerlo qui.




Ho letto tutti i tuoi articoli sulle tante figure di questi due libri che raccontano i paesi baltici. Ogni volta che sono stata in libreria li ho guardati senza decidermi a prenderli. Ora penso proprio che li leggerò 🤗
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Te li consiglio, so quanto sei attirata da arte e storia
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Dovrò trovare un tempo speciale, tipo una vacanza, per questo autore e queste opere. Per ora, ringrazio davvero per queste tue restituzioni
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L’ha ribloggato su l'eta' della innocenza.
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Aver iniziato questo tuo bellissimo scritto con la foto di un pianoforte mi ha subito fatto navigare in un mondo che amo.
Ti ringrazio infinitamente per questa tua splendida recensione!
Un caro saluto
Scusami se scrivo qui i miei AUGURI ma non ho altro modo per farteli
Adriana
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Grazie Adriana e tanti auguri anche a te!
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Amo il modo in cui riesci a catturare lo spirito dei libri e dei loro autori “ci accompagna nei suoi viaggi attraverso i paesi del nord, del grande freddo, con passo lento e occhio vigile…”. Brokken, almeno per me, resta ancora in wishlist (povero, è lì da una vita) perché mi è toccato scegliere tra lui e un altro scrittore. Nel frattempo, leggo con piacere le tue recensioni 😉
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Grazie Benny, anch’io approfitto spesso delle tue ottime recensioni per godere di libri che non riesco a leggere….
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mi affascinano le repubbliche baltiche dalla storia tormentata (li ho anche usati come ambientazione di qualche racconto) e mi attrae questo libro.
confesso che mi frena un po’ nell’acquisto la ricostruzione attraverso le vicende di personaggi famosi, preferisco la storia che entra in un romanzo attraverso personaggi di fantasia.
ml
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Alla fine l’ho comprato (l’ho visto in libreria e mi è tornata in mente la tua recensione)
🙂
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Sono curiosa di sapere se ti piacerà!
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Ciao Pina!
Stupenda recensione, come sempre. Sei nuovamente riuscita a centrare il punto e a presentare un’opera che, a mio avviso, apre davvero la mente ed è in grado di insegnare tantissimo.
Come sai, dopo aver letto questo libro ho iniziato ad appassionarmi alle Repubbliche Baltiche e con mia somma gioia sono riuscita a visitare Tallinn e Riga.
E’ probabile che senza “Anime baltiche” non sarei mai andata a scoprire quest’angolo di Europa che racchiude tanti tesori e meraviglie.
Un carissimo saluto! Ci leggiamo presto,
Claudia
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Grazie Claudia, mi onori con queste parole… sei un’esperta conoscitrice e lettrice, e anche nel tuo ultimo viaggio ci hai permesso di seguirti e di sognare….
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In lettura… “salterella” 🙂
è sul mio comodino da quest’estate…mi piace leggerne un pezzetto alla volta
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non so se è il posto giusto per farti arrivare una segnalazione che vuole essere un po’ provocazione e un po’ condivisione: IL TRENO PER TALLINN, di ARNO SAAR.
si tratta di un poliziesco anomalo dove sembra che all’autore prema più ripercorrere il lungo attrito tra Estonia e il suo ingombrante vicino che non risolvere il caso di omicidio.
ma si tratta soprattutto di un falso storico (piacevolissimo) perchè, nonostante le meticolose ricostruzioni dell’urbanistica e delle atmosfere della città baltica, Arno Saar è solo uno pseudonimo dietro cui si cela un autore italiano. Non ti dico chi sia, ma se compri, come ho fatto io, anche il secondo libro della serie, scoprirai chi è.
ml
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Grazie Massimo per questo suggerimento così stuzzicante…. guarda, sono già pronta a cercarlo!
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ecco, ho finito di leggere anime baltiche: molto piaciuto. in particolare ho apprezzato il fatto che le biografie sono soprattutto un mezzo per tracciare la storia e la geografia dei luoghi.
ml
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È vero, anche a me è piaciuta molto questa impostazione
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