Continuiamo a curiosare sugli scaffali delle librerie e sui siti delle case editrici a caccia di idee per i nostri regali di Natale. Ci sono davvero tantissime novità e tanti libri a catalogo da tempo che attirano l’attenzione: bisogna valutarli con cura per trovare i libri giusti da regalare alle persone che li riceveranno. Nella prima vetrina abbiamo puntato gli occhi su quattro bei romanzi; oggi ne presentiamo altri quattro (più uno). Eccoli:

Wang il_ciliegio_del_mio_nemico

Il ciliegio del mio nemico, di Ting-Kuo Wang, Neri Pozza editore, settembre 2018, traduzione di Maria Gottardo e Monica Morzenti, pagg 203 

Un giorno Luo Yiming, alto dirigente bancario in pensione, esce dalla sua vetusta dimora in stile giapponese, attraversa il giardino con il vecchio ciliegio dai boccioli in fiore e, inforcata la sua bicicletta, costeggia l’argine del fiume per poi fermarsi a un caffè ai margini della sua piccola città, unico cliente nell’ora che precede il pranzo.
Di lì a poco quello stesso rispettabile pensionato esce dalla porta a vetri del locale come un giocatore disperato che abbia perso tutto, torna a casa e si ammala.
Alcuni giorni dopo, un pomeriggio, la sua senile integrità volge definitivamente al termine. Luo Yiming sale in terrazza e, come se avesse ricevuto un ordine segreto, scavalca la balaustra per poi essere raccolto in strada con le gambe ancora tremanti e il viso di un pallore mortale.
A detta di tutti, l’improvvisa malattia del pensionato, noto benefattore e anima generosa, ha un solo colpevole: il proprietario del caffè, cui non resta che dileguarsi con la coda tra le gambe, come un malfattore. Nessuno sa che quell’incontro mattutino è stato però fatale e inaspettato anche per lui, che aveva servito Luo Yiming come un automa e, pur di non sentirgli dire niente né vederlo pagare il conto, aveva abbandonato il suo locale aspettando che uscisse.
Anni addietro, l’uomo aveva infatti frequentato Luo Yiming, ospite della sua ricca dimora insieme con Qiuzi, la moglie, giovane donna dal sorriso radioso e dalla pelle così candida che quando corrugava la fronte sembrava sporcarsi con la polvere del mondo. Qiuzi allietava la vita del proprietario del caffè prima di prendere lezioni di fotografia da Luo Yiming. Non era ancora la stagione della fioritura, il ciliegio era coperto di foglie verdi e i suoi rami erano d’un rosso cupo, quando Qiuzi lo aveva abbandonato. Struggente storia di un amore perduto e dell’impossibilità di opporsi alla forza del destino, Il ciliegio del mio nemico è stato accolto, al suo apparire, come una delle opere più importanti della narrativa cinese contemporanea, rivelando sulla scena internazionale il talento di Ting-Kuo Wang.

 

Ernaux la vergogna

La vergogna, di Annie Ernaux, L’orma editore, traduzione di Lorenzo Flabbi, pagg 128

«Ho sempre avuto voglia di scrivere libri di cui poi mi fosse impossibile parlare, libri che rendessero insostenibile lo sguardo degli altri.»
Romanzo dell’infanzia e dei suoi abissi, La vergogna ricostruisce con spietata lucidità una presa di consapevolezza: quella di una bambina di dodici anni testimone della «scena» spartiacque, rimasta a lungo indicibile, che le fa scoprire di colpo di essere dalla parte sbagliata della società. Inventariando i linguaggi, i riti e le norme che delimitavano il suo pensiero e la sua condotta di allora, Ernaux sprofonda nella memoria intima e collettiva – fatta di usanze, espressioni e modi di dire – e scompone l’habitat del mondo in cui era immersa: la scuola privata, i codici della religione cattolica, il culto della «buona educazione», le leggi non scritte ma inviolabili della gerarchia sociale.
Come nessun altro, Annie Ernaux riesce a mettere a fuoco con bruciante distacco – da esemplare «etnologa di se stessa» – la più indifesa delle età, raccontando quel violento e reiterato sconcerto che è l’ingresso nella vita adulta.

Vi segnalo anche questo romanzo, che ho letto e recensito, e che può essere regalato sia a persone adulte che ragazzi. Un romanzo poetico, senza tempo, che diverte facendo riflettere.

Millanta VinpeelVinpeel degli orizzonti, di Peppe Millanta, Neo edizioni, 2018, pagg 256

Un cartello sbiadito con su scritto “Benvenuti a Dinterbild”.
Un pugno di case gettate alla rinfusa intorno a una locanda.
Una comunità che pare sospesa nel tempo.
Una strada da cui non arriva più nessuno, e nessuno ricorda più dove porti.
E gli occhi di Vinpeel, l’unico ragazzino di questa bizzarra comunità, che una notte, scrutando l’orizzonte, si convince che al di là di questo mondo esitante ci sia qualcos’altro.

Peppe Millanta, al suo esordio, crea un mondo che tutti vorremmo abitare e che forse, in cuor nostro, già abitiamo. Racconta di un ragazzino che abita dentro ognuno di noi. C’è la sua vita confinata in un luogo che sembra appartenere a un sogno, c’è suo padre con cui parla solo attraverso l’aiuto del mare, ci sono amici che hanno la consistenza di nuvole e bizzarri personaggi. Ma su tutto c’è la sua voglia di scoprire, di spingersi oltre ciò che gli è dato conoscere.

Tasic il muro di vetro

Il muro di vetro, di Vladimir Tasić, edizioni Ensemble dicembre 2017, traduzione dal serbo di Anita Vuco, pagg 284 

Se il divorzio della Jugoslavia è stato disonorevole e sanguinoso, un altro divorzio, più intimo, si consuma in Canada, a Toronto, tra due immigrati serbi. Vladimir Tasić, il più tradotto tra gli scrittori dell’Ex Jugoslavia della nuova generazione, ci mette tra le mani il suo indiscusso capolavoro, costringendo il lettore a guardare, attraverso un muro, una parete di vetro, dentro l’anima dei protagonisti e di un intero popolo. Un romanzo dal doppio volto: da un lato racconta “l’impossibilità di diventare adulti” attraverso il dolore di un uomo e una donna che si trasferisce nella coscienza del loro figlio, un ragazzo di appena undici anni, “eroe di una storia che non lascia spazio alla pace”. Dall’altro ci presenta, in un susseguirsi di colpi di scena, un’autopsia inquietante e disincanta della società contemporanea. Tra doppi giochi, bugie, servizi segreti e un passato che torna sempre a galla, è solo attraverso quel muro di vetro che possiamo cercare la verità. Anche se non è l’unica possibile.

 

Infine, grazie alla segnalazione di Margot (le pastel bleu) e di Paola (primo non sprecare), vi suggerisco il romanzo:

Proulx annie pelle di corteccia

Pelle di corteccia“, di Annie Proulx, Mondadoritraduzione di S. Pareschi, pagg 744

Alla fine del diciassettesimo secolo due giovani francesi, René Sel e Charles Duquet, fuggono da una vita di stenti e sbarcano in Canada, allora chiamato Nuova Francia. Dopo avere firmato un contratto con un signore feudale, che li costringe a lavorare tre anni per lui prima di concedere loro un pezzo di terra, i due intraprendono la dura vita dei “pelle di corteccia”, come venivano chiamati allora i taglialegna. René è costretto a sposare una donna indiana, e da quel giorno i loro discendenti vivranno intrappolati fra due culture, senza mai riuscire a elevarsi dalla condizione svantaggiata dei mezzosangue. Duquet invece riesce a scappare e diventa un cacciatore di pelli, ma ben presto si accorge dell’enorme potenziale economico delle foreste nordamericane e decide che lo scopo della sua vita sarà trovare il modo di sfruttarlo.

Annie Proulx segue i discendenti di Sel e Duquet nel corso di tre secoli, accompagnandoli nei loro spostamenti dal Nord America all’Europa, dalla Cina alla Nuova Zelanda, in una lunga e avvincente storia di vendette, amori, incidenti, pestilenze e conflitti, in cui alla distruzione delle foreste si accompagna quella dei popoli che le abitano.

Annie Proulx, dopo Avviso ai naviganti, con il quale ha vinto il premio Pulitzer, e I segreti di Brokeback Mountain, da cui è stato tratto l’omonimo film, ci consegna il suo capolavoro, il romanzo a cui ha lavorato per una vita intera. Pelle di corteccia è senza dubbio il coronamento dell’illustre carriera dell’autrice, ma forse anche il più grande romanzo ambientalista mai scritto finora.

Alla prossima vetrina!!!