Continuo la mia navigazione attraverso i cataloghi degli editori indipendenti per cercare le novità più interessanti; la formula è sempre la stessa, 3X3, tre editori, tre libri. Se siete curiosi di conoscere gli altri editori che ho già passato al setaccio, potete selezionare la categoria Bookshelf, e li troverete immediatamente, insieme ad altre novità segnalate singolarmente.
Cominciamo con Fazi Editore, progettata e ideata nel 1994 da Elido Fazi; i primi 3 libri pubblicati dalla casa editrice vedono la luce nel 1995, consulente della casa editrice è Emanuele Trevi. Nel 1997 viene lanciata la collana di narrativa Le strade. Il primo libro pubblicato è A ovest di Roma di John Fante, a cui faranno seguito poco dopo Quell’occhio, il cielo di Tim Winton, Eureka Street di Robert McLiam Wilson, La statua di sale di Gore Vidal, Sud di Colm Toibin e Amy e Isabelle di Elizabeth Strout. Nel 1999 viene lanciata la collana di narrativa italiana Le vele.
All’inizio del nuovo millennio, viene approfondita la saggistica.
Nel 2003 esce Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire di Melissa P., best seller tradotto in 45 paesi. Nel 2006 Fazi pubblica Twilight, primo episodio di una saga destinata a diventare un vero e proprio fenomeno editoriale a livello mondiale.
Nel 2009 pubblicano Olive Kitteridge di Elizabeth Strout, che vince lo stesso anno il Premio Pulitzer e successivamente il Premio Bancarella e il Premio Mondello; è poi la volta, nel 2012, di Stoner di John Williams. Tra i successi più recenti figurano Elizabeth Jane Howard, autrice della saga dei Cazalet.
Al Salone di Torino li trovate al Padiglione OVAL, Stand V78-W77.
Le due pubblicazioni di punta sono Nella stanza dell’imperatore di Sonia Aggio, candidato al Premio Strega, e La mia Ingeborg di Tore Renberg, candidato al Premio Strega europeo. Vediamo di cosa parlano.

Nella stanza dell’imperatore di Sonia Aggio, pp. 300
Giovanni Zimisce, cresciuto con gli zii materni, i Foca, è un valoroso condottiero e combatte per l’impero accanto a Niceforo, il generale più brillante della sua epoca. La guerra è tutto ciò che gli rimane: sua moglie è morta di parto e i parenti del padre lo considerano un traditore. Quando ormai sembra che non abbia altro scopo se non combattere al fianco dei Foca, tre streghe gli profetizzano che diventerà imperatore. Com’è possibile, visto che sul trono ora siede Niceforo, l’uomo che l’ha cresciuto e per cui darebbe la vita stessa? Tuttavia, quando sarà Niceforo a tradirlo, Zimisce dovrà decidere se restare fedele a lui oppure prenderne il posto, accettando il proprio destino.
Guerre, omicidi, congiure e tradimenti: dopo il fortunato esordio con Magnificat, Sonia Aggio torna con un romanzo avvincente e denso di colpi di scena, ripercorrendo le vicende di un uomo straordinario che, partendo da semplice soldato, riuscì a cambiare le sorti del suo impero conquistando inaspettatamente la corona. Con grande talento e accuratezza, l’autrice ricostruisce la parabola esistenziale di Giovanni Zimisce attraverso il racconto epico della sua ascesa al trono, descrivendo la realtà quotidiana di una delle dominazioni più estese che il mondo abbia mai conosciuto. Un romanzo storico impeccabile, dal sapore di un classico che, con una trama ricca di intrecci, intrighi, amori e terribili inganni, e uno stile coinvolgente e ricercato, ci conduce tra le scintillanti stanze dei palazzi imperiali e i loro splendidi giardini, mostrandoci il volto segreto delle città d’Oriente.

Premiato come miglior libro dell’anno dai librai norvegesi, bestseller letterario trascinato da una scrittura sferzante, teso come un thriller e commovente come una storia d’amore, La mia Ingeborg è l’intenso racconto di una famiglia che, capeggiata da un uomo distruttivo, va in pezzi.
La mia Ingeborg, di Tore Renberg, traduzione di Margherita Podestà Heir, pp. 180
Tollak è un uomo pieno di contraddizioni: testardo e sensibile, rude e orgoglioso. Un uomo impossibile, a detta di molti. Ormai vecchio e solo, barricato nella sua fattoria, non fa che imprecare contro il mondo che da tempo, per lui, ha smesso di avere senso. L’unica persona che lo teneva attaccato alla vita era lei: sua moglie Ingeborg, amatissima, scomparsa da qualche anno. “Tollak di Ingeborg”, lo chiamava la gente del paese. I suoi due figli, ora adulti, hanno abbandonato la valle, teatro di un’infanzia difficile; oggi vivono in città e passano a trovarlo di rado. Soltanto Oddo è rimasto con lui: “Oddoloscemo”, per i vicini, lo zimbello di tutti, un ragazzo problematico di cui si prende cura da quando, ancora bambino, è stato abbandonato dalla madre.
La vita di Tollak, soprattutto negli ultimi anni, è stata avvolta nel silenzio: troppo difficile dare voce alla rabbia che gli brucia dentro. Ma ora è giunto il momento di parlare, di raccontare finalmente la sua verità. Così, l’uomo insiste affinché sua figlia e suo figlio tornino a casa ancora una volta, forse l’ultima. Prima che sia troppo tardi ha bisogno di condividere il suo segreto. O meglio, i suoi segreti: le verità che Tollak ha sempre tenuto per sé sono molte, e sono una più sconvolgente dell’altra.
Il terzo libro che vi segnalo è un importante saggio di grande attualità:

Laboratorio Palestina, di Antony Loewestein, traduzione di Nazareno Mataldi, pp. 336
Il complesso militare-industriale di Israele utilizza i Territori Occupati palestinesi come banco di prova per le armi e le tecnologie di sorveglianza che esporta in tutto il mondo. Per oltre cinquant’anni, infatti, l’occupazione illegale della Cisgiordania e della Striscia di Gaza ha fornito allo Stato israeliano un’esperienza formidabile nel controllo di una popolazione “nemica”, i palestinesi. In questo libro il giornalista d’inchiesta Antony Loewenstein indaga per la prima volta questa inquietante realtà, mostrando come la Palestina sia diventata il laboratorio perfetto per l’industria israeliana della difesa e della sorveglianza, e come le tattiche israeliane di occupazione siano sempre più il modello per le nazioni che vogliono colpire le minoranze non gradite.
Dalle tecniche di polizia alle munizioni letali, dal software di spionaggio Pegasus ai droni utilizzati dall’Unione Europea per monitorare i migranti nel Mediterraneo, Israele è oggi un leader mondiale nei dispositivi militari e di intelligence che alimentano i conflitti più violenti del pianeta.
Nel libro, grazie a documenti inediti, Loewenstein denuncia anche il sostegno israeliano ad alcuni dei regimi più spietati degli ultimi settant’anni, tra cui il Sudafrica dell’apartheid, il Cile di Pinochet, la Romania di Ceaușescu, l’Indonesia di Suharto e il Ruanda prima e durante il genocidio del 1994.
Laboratorio Palestina – vincitore del Walkley Book Award per il miglior libro del 2023, il più prestigioso riconoscimento giornalistico in Australia – è una magistrale opera di giornalismo investigativo che fa luce sulle responsabilità di Israele nella violazione dei diritti umani nel mondo.
«Come essere umano ed ebreo, so che l’uguaglianza e la giustizia tra israeliani e palestinesi sono l’unico modo per risolvere questo conflitto. Questo libro è il mio contributo per porre fine a decenni di discriminazione e rivelare i meccanismi segreti grazie ai quali è potuta durare tanto. Il futuro non è ancora scritto».
Antony Loewenstein
Un’altra casa editrice che amo è NNEditore: è grazie a loro che abbiamo potuto conoscere e amare Kent Haruf con i suoi bellissimi romanzi, così come Jesmyn Ward, James Anderson, Daniel Woodrell, e anche la scrittrice australiana Charlotte Wood (li trovate tutti recensiti qui sul blog).
Il progetto di NN ha avuto inizio il 19 marzo 2015. A partire dal nome scelto – NN sta per nomen nescio, nome sconosciuto, come nella carta d’identità degli “orfani” di padre – hanno voluto dare risalto al tema della ricerca d’identità nel mondo contemporaneo, insieme alla qualità della scrittura e all’empatia suscitata nei lettori dalla voce degli scrittori.
Il loro catalogo non ha collane, ma si sviluppa in Stagioni. Trilogie e Serie. Inoltre, NNE è molto attiva nei progetti di lettura collettiva, come ad esempio Bookrave. Al Salone di Torino li trovate al Padiglione 3, Stand R103.
Tra tante belle novità che propongono vi segnalo queste:

Il costo della vita, di Deborah Levy, traduzione di Gioia Guerzoni, pp. 168
Pieno di humour e saggezza, Il costo della vita è uno straordinario manifesto sull’essere donna, su come rifiutare regole sociali violente, e sul prezzo da pagare per costruire un mondo tutto per sé.
Un divorzio doloroso, una grande casa da lasciare, due figlie da crescere e le fatture che si accumulano. Deborah Levy ha 50 anni quando decide di ricostruirsi a partire da due oggetti: una bici elettrica e una penna stilografica. Raccontando del periodo in cui la madre si stava spegnendo e il suo matrimonio stava per finire, Levy illustra i drammi surreali di una persona rimasta sola, ponendo infine una domanda cruciale: può una donna vivere in accordo con i propri valori, essere libera di cercare il piacere e avere il diritto al desiderio?
(Una curiosità sulla copertina la trovate qui)
NNE ha iniziato la pubblicazione della saga Il volume del tempo: in libreria trovate i primi due volumi della serie di sette ideata dalla scrittrice danese Solvej Balle, tradotta per NNE da Eva Kampmann.

È il 18 novembre. Tara Selter è una libraia antiquaria e si trova a Parigi per lavoro. Quando si risveglia il mattino dopo nella sua camera d’albergo, si accorge che è ancora il 18 novembre. Disorientata, torna a casa dal marito Thomas per cercare aiuto. Lui le crede, ma non è prigioniero del tempo. Così Tara ogni mattina deve spiegargli daccapo l’enigma che sta vivendo, le strane leggi che regolano il suo mondo – alcuni oggetti restano con lei, altri svaniscono misteriosamente. Confusa e sola, inizia a tenere il diario del suo unico giorno infinito, nel tentativo di comprendere la fisica indecifrabile che ha trasformato il suo tempo in uno spazio di cui è l’unica abitante. Finché, dopo un anno, decide di tornare a Parigi, dove tutto è iniziato, nella speranza di trovare il varco nel flusso del tempo e riconquistarsi un futuro.
Nel primo romanzo di questa saga in sette libri, Tara Selter vive il suo unico giorno come uno spazio da esplorare nei minimi dettagli, con i suoi misteri e le sue gioie inspiegabili, con la meraviglia per una pioggia sottile, un cielo stellato. Solvej Balle ci conduce in una piega del tempo, un luogo accogliente e spaventoso, denso e rarefatto come l’universo.

Il 18 novembre si è ripetuto per 365 volte. Tara decide di tornare a Parigi, nello stesso albergo in cui il tempo si è rotto: per un momento questo riaccende in lei la promessa del futuro, ma poi il suo giorno infinito ricomincia, con nuovi enigmi da risolvere. Stanca di vagare da sola per la città e sempre più distante dal marito Thomas, Tara parte in cerca delle stagioni che non ha più vissuto. Viaggia verso nord per ritrovare l’inverno e inventarsi un Natale nella casa dei suoi genitori, va incontro alla primavera, conosce persone sui treni, viene derubata, e ritrova una moneta romana avuta in regalo a Parigi. Ma è a Düsseldorf che qualcosa cambia: c’è un uomo, Henry D., che come lei è intrappolato nel tempo.
Nel secondo capitolo della saga, Tara Selter insegue le stagioni; come una piccola divinità fabbrica il proprio inverno, trova paesaggi di neve, e poi corre a sud per rivedere l’azzurro del cielo e dedicarsi allo studio. Finché all’improvviso il presente si schiude, rivelando un’inaspettata chiave di volta.
Passiamo a nottetempo.
nottetempo, fondata nel 2002 da Ginevra Bompiani, Roberta Einaudi e Andrea Gessner, è una casa editrice indipendente che pubblica saggi, opere di narrativa e poesia, e in tutti gli ambiti orienta la propria ricerca verso gli spazi critici proponendosi di dare voce a testimoni e interpreti che della nostra società esplorino la complessità e le contraddizioni.
Le collane di piccolo formato da portare con sé e leggere agilmente nei momenti di attesa sono gli ormai classici sassi e i gransassi, in cui trovano spazio testi veloci e incisivi di saggistica, pamphlet e pensieri.
Molto belle e originale le loro copertine, stampate in verticale. Al Salone di Torino li trovate al Padiglione 3, Stand R85.
Sul loro sito trovate tante novità interessanti già disponibili ed altre in arrivo; tenete d’occhio gli aggiornamenti. Per il momento vi segnalo questi:

Love is a mix tape, di Rob Sheffield, traduzione di Milena Sanfilippo, pp. 240
Scegli una cassetta, infilala nel registratore, schiaccia PLAY. Un mix tape ha il potere magico di teletrasportarti a un momento preciso della tua vita: la festa delle medie in cui speravi che, con la canzone giusta, avresti rimediato il primo bacio; quell’indimenticabile viaggio in macchina con una vecchia amica; la ragazza che miravi a conquistare con una compilation su misura – e infatti, ecco che è diventata tua moglie.
Rob conosce Renée una sera d’autunno del 1989, quando in un bar sono gli unici a drizzare le antenne sulle prime note di Radio City dei Big Star. Non c’è scampo, nasce l’amore.
Sette anni dopo, l’11 maggio 1997, Renée d’improvviso non c’è più, muore tra le braccia di Rob per un’embolia polmonare. Nel mezzo – e prima, e dopo – c’è tantissima vita, ogni ricordo accompagnato da una compilation su cassetta che, in questo memoir commovente e nostalgico, Sheffield ci invita ad ascoltare insieme a lui. Prince, Lou Reed, Madonna, e poi ancora i Pavement, i Nirvana, gli R.E.M.: queste pagine mostrano quanto profondamente la musica metta in relazione le persone, creando un legame più forte anche della morte. Con l’arguzia tragica di Dave Eggers e l’onestà romantica di Nick Hornby, Rob Sheffield – critico di lungo corso per Rolling Stone – ci accompagna in un viaggio gioioso e lancinante al tempo stesso. E forse la canzone che ci girerà in testa leggendo queste pagine sarà proprio quella che ci ricorda l’amore della nostra vita.

Nel suo romanzo di esordio, Rachele Salvini racconta il percorso accidentato della scoperta di sé, e come le ombre degli abusi subiti ci impediscano, a volte, di esprimere ciò che potremmo e vorremmo essere.
Dixon e Lena. Londra e Livorno. Due vite apparentemente distanti, eppure così simili. Lui è il bersaglio prediletto delle cattiverie dei compagni di scuola, che lo deridono; delle ragazze, che lo considerano mediocre; del padre, soprattutto, un uomo alcolizzato e violento che lo picchia con metodo. In Italia Lena vive una situazione meno estrema, ma dentro di lei il disagio è lo stesso. Sente di non piacere a nessuno: non ai ragazzi, a cui pare risultare invisibile, e di certo non alla madre, una donna oppressiva e impantanata in un matrimonio ormai al capolinea. Arriva finalmente un approdo, qualcuno su cui fare affidamento – l’amico Ale per Dixon, l’amore di Tommaso per Lena. Ma il vero approdo, per entrambi, diventa la musica, uno strumento per reagire alla confusione dei rapporti disfunzionali e trovare un posto nel mondo. Dixon si unisce come chitarrista ai (No Big Deal), una band indipendente in cerca di gloria, mentre Lena coltiva il sogno di diventare una giornalista musicale trasferendosi a Londra. I loro percorsi paralleli si intersecano in un pub della capitale tra i fumi dell’alcol e le note rock del gruppo, e finiranno per essere inestricabilmente legati. I fantasmi del passato e le insidie del presente presto mostreranno quanto la felicità sia instabile e quanto il successo, anzi il semplice sogno del successo, sia difficile da gestire.
L’ultima novità è un libro di poesie:

L’amore, le donne e la vita, di Mario Benedetti, traduzione di Stefania Marinoni, pp.224
L’amore, le donne e la vita raccoglie una scelta delle poesie d’amore scritte da Mario Benedetti nell’arco di cinquant’anni: alcune sono diventate delle canzoni di grande popolarità, molte restano imprescindibili punti di riferimento per piú di una generazione. Capovolgendo il titolo spagnolo di un libro del filosofo Arthur Schopenhauer, El amor, las mujeres y la muerte, il poeta dimostra che l’amore, questa forza dirompente della vita incarnata dalle donne, è l’unica possibilità di far fronte alla morte, il suo correlativo essenziale. In versi colloquiali e apparentemente semplici, Benedetti rinnova la lingua dei sentimenti con ironia e lucidità, superando le barriere che separano l’arte dalla vita per esprimere ciò che è esperienza e patrimonio di tutti e di ciascuno.
Buone letture!!


Scelgo i libri anche per le copertine e se non mi attirano nemmeno leggo la trama. Quindi scorrendo i tuoi consigli di lettura non sono stata attirata da niente e sicuramente il mio metodo non è usato da tutti i lettori.
Quindi brava, che vai oltre…
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Anche a me le copertine saltano subito all’occhio, però è la quarta di copertina, di solito, che mi fa propendere per quel libro. Leggo sempre le prime pagine, per farmi un’idea dello stile, della voce narrante (prima o terza persona), insomma incrocio diversi criteri prima di decidere.
Buon mese di maggio, sperando che ci regali un po’ di bel tempo!
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Diciamo che per leggere è più conciliante la pioggia… buona lettura
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Verissimo
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Elisa, ho messo un commento al post sul libro che parla del Vajont… non sono riuscita a firmarmi…
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Zimisce e Palestina mi chiamano.
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ottime scelte
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Interessantissimi libri, grazie per il tuo lavoro.
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Grazie a te! e buone letture
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