Niente di vero (2022), di Veronica Raimo, tradotto in inglese da Leah Janeczko e pubblicato con il titolo Lost on me, e Via Gemito (2001) di Domenico Starnone, tradotto da Oonagh Stransky con il titolo The House on Via Gemito  sono stati candidati all’International Booker Prize. Veronica Raimo con Niente di vero ha vinto il Premio Strega Giovani 2022; Starnone con Via Gemito aveva vinto il Premio Strega il Premio Campiello nel 2001.

L’International Booker Prize – pari a 50.000 sterline da spartire in parti uguali tra autore e traduttore – è il più importante premio letterario per la narrativa di tutto il mondo tradotta in inglese ed è la prima volta che tra i candidati all’International Booker Prize vengono selezionati contemporaneamente due romanzi italiani; probabilmente il fatto che negli ultimi anni siano aumentati i libri di narrativa italiana tradotti nel mercato editoriale anglosassone, ha dato maggiore visibilità alla produzione letteraria nostrana.

L’attenzione degli editori britannici e statunitensi nei confronti di scrittori e scrittrici italiane, sia passate che presenti, è aumentata dopo il grande successo internazionale della quadrilogia dell’Amica geniale di Elena FerranteStoria della bambina perduta, il quarto romanzo della serie, era stato candidato all’International Booker Prize nel 2016.

I candidati all’International Booker Prize sono 13: il 9 aprile verranno annunciati i 6 finalisti, mentre il romanzo vincitore verrà annunciato il 21 maggio.

Ecco i 13 libri candidati; essi rappresentano ciò che la giuria ha ritenuto essere i migliori libri di narrativa in traduzione, pubblicati in UK e Irlanda:

La selezione è stata effettuata tra 149 libri pubblicati tra il 1° maggio 2023 e il 30 aprile 2024 e presentati dagli editori.

  • Not a River di Selva Almada, tradotto da Annie McDermott;
  • Simpatía di Rodrigo Blanco Calderón, tradotto da Noel Hernández González e Daniel Hahn;
  • Kairos di Jenny Erpenbeck, tradotto da Michael Hofmann;
  • The Details di Ia Genberg, tradotto da Kira Josefsson
  • White Nights di Urszula Honek, tradotto da Kate Webster
  • Mater 2-10 di Hwang Sok-yong, tradotto da Sora Kim-Russell e Youngjae Josephine Bae
  • A Dictator Calls di Ismail Kadare, translated by John Hodgson
  • The Silver Bone di Andrey Kurkov, tradotto da Boris Dralyuk
  • What I’d Rather Not Think About di Jente Posthuma, tradotto da Sarah Timmer Harvey;
  • Lost on Me di Veronica Raimo, tradotto da Leah Janeczko; la mia recensione
  • The House on Via Gemito di Domenico Starnone, tradotto da Oonagh Stransky;
  • Crooked Plow di Itamar Vieira Junior, tradotto da Johnny Lorenz;
  • Undiscovered di Gabriela Wiener, tradotto da Julia Sanches.

Ecco i primi commenti da parte della redazione del Premio:

  • L’elenco preannuncia un secondo “boom” nella narrativa latinoamericana, con scrittori che rappresentano Brasile, Argentina, Perù e Venezuela. I nostri giudici non sono gli unici a rimanere impressionati dalla qualità della scrittura proveniente da quel continente. Quando l’anno scorso gli è stato chiesto perché l’Irlanda ha i migliori scrittori, dopo che quattro autori irlandesi erano apparsi nella lista dei candidati del Booker Prize 2023, l’eventuale vincitore Paul Lynch ha detto: “Posso svelarti un segreto? Penso che il Sud America abbia i migliori scrittori.”
  • Sono rappresentate dieci lingue. Tre degli autori selezionati hanno scritto originariamente i libri nominati in spagnolo: la scrittrice peruviana Gabriela Wiener, Selva Almada dall’Argentina e Rodrigo Blanco Calderón dal Venezuela. Due libri, Lost on Me di Veronica Raimo e La casa di via Gemito di Domenico Starnone, sono stati scritti originariamente in italiano. Le altre lingue originali rappresentate sono svedese (The Details), tedesco (Kairos), albanese (A Dictator Calls), portoghese (Crooked Plough), olandese (What I’d Rather Not Think About), coreano (Mater 2-10), Polacco (Le notti bianche) e russo (L’osso d’argento).
  • L’elenco rappresenta la migliore narrativa internazionale, in una varietà di forme. Ci sono storie d’amore (Kairos), storie divertenti (Lost on Me), storie strazianti (What I’d Rather Not Think About) e racconti (White Nights). C’è realismo magico (The Silver Bone, Crooked Plough) e autofiction (Lost on Me, Undiscovered). Ci sono i primi libri della trilogia (The Silver Bone) e il terzo (Not a River). Ci sono libri che abbracciano più generazioni (Mater 2-10) e altri costruiti attorno a una conversazione telefonica di tre minuti (A Dictator Calls). Ci sono libri scritti da poeti (White Nights, A Dictator Calls) e tradotti da poeti (Kairos, Crooked Plough). Leah Janeczko, traduttrice di Lost on Me, non è una poetessa ma scrive testi di canzoni in inglese per gruppi italiani.
  • La storia – sia personale (Undiscovered) che nazionale (The Silver Bone, Mater 2-10) – ha un posto di rilievo in diversi libri, così come i regimi oppressivi e tirannici (Kairos, Simpatía, A Dictator Calls) e l’ombra del colonialismo. In alcuni casi, questi resoconti possono essere influenzati da esperienze personali: nel 1993, Hwang Sok yong fu condannato a sette anni di carcere per un viaggio non autorizzato in Corea del Nord per promuovere lo scambio artistico tra le due Coree. Ismail Kadare ha lavorato per molti anni sotto l’occhio vigile del regime comunista albanese prima di chiedere asilo politico in Francia nel 1990. Il lavoro di Andrey Kurkov è stato bandito in Russia dal 2014.
  • Molti dei libri affondano le loro radici ed esplorano diversi aspetti della vita familiare, dal rapporto tra padri e figli (La casa di via Gemito) a figlie e madri (Lost on Me), dai gemelli separati (Quello che preferirei non pensare) A proposito) all’orfanotrofio (Simpatía).
  • Mentre molti libri – e autori – sono poco conosciuti nel Regno Unito, alcuni sono stati dei bestseller nei loro paesi d’origine. Lost on Me di Veronica Raimo ha venduto in Italia 100.000 copie. The Details di Ia Genberg è diventato subito un bestseller svedese e i diritti sono stati venduti in 29 paesi in tutto il mondo (in Italia è pubblicato da Iperborea). Andrey Kurkov non è estraneo alle classifiche dei bestseller: il suo romanzo La morte e il pinguino del 1996 è stato tradotto in 30 lingue. Almeno tre degli autori nella lista sono stati descritti dai media come i più grandi scrittori viventi dei loro paesi d’origine: Kurkov, Kadare e Hwang.
  • Se vincesse, Ismail Kadare diventerebbe il primo autore a vincere due volte l’International Booker Prize. È stato il vincitore del premio inaugurale (allora noto come Man Booker International Prize) nel 2005. All’epoca, il premio veniva assegnato per un insieme di lavori piuttosto che per un singolo libro. Kadare è stato selezionato per l’attuale versione del premio nel 2017, per The Traitor’s Niche. (di Kadare trovate delle recensioni qui sul blog)
  • Oltre a Kadare, altri tre autori sono stati precedentemente selezionati per l’International Booker Prize. Andrey Kurkov è stato selezionato nel 2023 per Jimi Hendrix Live in Lviv (lo trovate recensito qui sul blog), Hwang Sok-yong è stato selezionato nel 2019 per At Dusk e Jenny Erpenbeck è stata selezionata nel 2018 per Go, Went, Gone.
  • La lista è ancora una volta dominata dagli editori indipendenti (nove), tra cui due, Seven Stories Press e MTO Press, nominati per la prima volta.
  • Ci sono oltre 50 anni tra gli scrittori più anziani e quelli più giovani della lista: con 88 anni, Ismail Kadare (nato nel 1936) è l’autore più anziano, mentre Urszula Honek è la più giovane, 37 anni (nata nel 1987).
  • Honek era un’adolescente quando la versione in lingua originale de La casa di via Gemito di Domenico Starnone vinse il premio letterario più prestigioso italiano, lo Strega, nel 2001. È il libro più “vecchio” della lista. Starnone ha pubblicato 12 libri da quando è uscito Via Gemito.
  • Oltre a Starnone, molti degli altri autori e traduttori nella lista dei candidati hanno ricevuto premi letterari in passato.

Questi sono i due libri italiani candidati:

Veronica Raimo sabota dall’interno il romanzo di formazione. Il suo racconto procede in modo libero, seminando sassolini indimenticabili sulla strada. All’origine ci sono una madre onnipresente che riconosce come unico principio morale la propria ansia; un padre pieno di ossessioni igieniche e architettoniche che condanna i figli a fare presto i conti con la noia; un fratello genio precoce, centro di tutte le attenzioni. Circondata da questa congrega di famigliari difettosi, Veronica scopre l’impostura per inventare se stessa. Se la memoria è una sabotatrice sopraffina e la scrittura, come il ricordo, rischia di falsare allegramente la tua identità, allora il comico è una precisa scelta letteraria, il grimaldello per aprire all’indicibile. In questa storia all’apparenza intima, c’è il racconto precisissimo di certi cortocircuiti emotivi, di quell’energia paralizzante che può essere la famiglia, dell’impresa sempre incerta che è il diventare donna.

Foto pubblicata sul sito del Premio

Veronica Raimo è una scrittrice di 45 anni, nata a Roma nel 1978. E’ la sorella minore di Christian Raimo, a sua volta scrittore, che è stato anche Assessore alla Cultura della città di Roma. 
Laureata in Lettere con una tesi sul cinema della Germania divisa, la scrittrice ha vissuto diversi anni a Berlino come ricercatrice e traduttrice per l’Università Humboldt. Nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo, Il dolore secondo Matteo, a cui sono seguite delle collaborazioni antologiche di racconti e altre opere narrative. Ha partecipato alla scrittura dello sceneggiato cinematografico Bella addormentata di Marco Bellocchio, poi candidato ai Nastri d’argento 2013. Nel 2022 ha vinto il Premio Strega Giovani con il romanzo Niente di vero. 

La casa di via Gemito odora di colori e acquaragia. I mobili della stanza da pranzo sono addossati alla bell’e meglio contro le pareti e, prima di andare a dormire, bisogna togliere dai letti le tele messe ad asciugare. Federico, detto Federí, ambizioso e insoddisfatto, desidera essere apprezzato come pittore di talento. Lavora invece come impiegato nelle ferrovie statali per dare da mangiare alla sua famiglia: alla moglie Rusinè, di una bellezza speciale, e ai loro quattro figli. A distanza di molti anni, è il primogenito a raccontare quel padre, cosí inquieto nel dimostrare le sue doti artistiche, cosí vitale e affascinante, ma anche cosí sopraffatto da insoddisfazioni e delusioni. Napoli porta ancora su di sé le tracce della seconda guerra mondiale, ma la memoria che ha il figlio di quei giorni è tutta concentrata sulle incandescenze di Federí. Proprio quel padre ingombrante a cui ha sempre cercato di non assomigliare è motore di una ricerca che lo riporta nella città-cosmo in cui affondano le radici del suo immaginario e della sua lingua di scrittore. Federí, con la sua prosopopea e le mani sporche di colore, trova posto tra i personaggi memorabili.

Starnone è nato a Napoli, nel 1943. Ha insegnato a lungo nella scuola media superiore. A lungo redattore delle pagine culturali del quotidiano Il manifesto, ha collaborato con la rivista I Giorni Cantati del Circolo Gianni Bosio. Ha tenuto rubriche sui settimanali satirici CuoreTangoBoxer. Nel 2001 ha vinto il Premio Strega con il romanzo Via Gemito. Fino al 2023 ha curato ogni settimana la rubrica Parole per la rivista Internazionale . Ha scritto inoltre su numerosi giornali, tra cui l’UnitàLa Repubblica e il Corriere della Sera, dove dal 1992 al 1997 ha curato settimanalmente la rubrica La grammatica della scuola. Ha esordito come narratore nel 1987 con Ex cattedra, racconto di un anno scolastico.

A partire dal 1993 ha cominciato a scrivere anche per il cinema e la televisione: dai suoi libri sono stati tratti i film La scuola (1995) di Daniele Luchetti, Auguri professore (1997) di Riccardo Milani, Denti (2000) di Gabriele Salvatores e la serie televisiva Fuoriclasse (2011-2015).

Nel 2016 adatta per il teatro il proprio romanzo Lacci (mia recensione), che viene portato in scena da Silvio Orlando, per la regia di Armando Pugliese. Starnone adatterà poi lo stesso testo anche per il cinema, film presentato alla Mostra di Venezia nel 2020.

In attesa di conoscere la short list (i 6 libri), non possiamo che fare un grande augurio a Veronica Raimo e Domenico Starnone. Sarebbe la prima volta che un romanzo italiano si aggiudica il prestigioso premio.

L’edizione 2023 era stata vinta dallo scrittore bulgaro Georgi Gospodinov con il romanzo Cronorifugio, tradotto in Italia da Voland (lo trovate recensito qui sul blog), che tra l’altro aveva vinto anche il Premio Strega europeo.