Nel 1954, il diciassettesimo parallelo scindeva il Vietnam in due. Nel 1975, il 30 aprile tracciava una linea che segnava il confine fra il prima e il poi, fra la fine di una guerra e il suo seguito, fra il potere e la paura.

Il mio Vietnam, di Kim Thúy, nottetempo edizioni 2017, traduzione di Cinzia Poli

Vietnam foto famosaLa guerra del Vietnam appartiene ad un passato recente e per chi, come me, era ragazzino a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, è un ricordo ben stampato nella memoria. La foto scioccante, simbolo degli attacchi che coinvolgevano la popolazione civile, fu scattata l’8 giugno del 1972: avevo dieci anni, ma la vidi molto più tardi e mi colpì profondamente, come mi è successo davanti alla foto di Aylan, il bambino curdo morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia.

La bambina ustionata ritratta nella foto venne soccorsa dal fotografo stesso e portata in ospedale; si salvò e rimase in Vietnam per molti anni, fin quando di ritorno dal viaggio di nozze a Mosca nel 1992, fuggì e chiese asilo in Canada.

La sua storia ha in comune con la protagonista del romanzo e con quella di Kim Thúy stessa, la fuga dal Vietnam e l’accoglienza in Canada.

Il mio nome, Bo Vi, esprimeva l’intenzione dei miei genitori di “proteggere la più piccola”. Traducendo letteralmente, sono “preziosa minuscola microscopica”.(..) protetta da tutti come le boccette di profumo dietro le vetrine.

Vi appartiene ad una ricca famiglia di Saigon e, insieme alla madre e ai fratelli, fugge dal Vietnam alla fine della guerra, quando le forze Sud vietnamite e gli Stati Uniti loro alleati, perdono il conflitto e il Paese passa sotto il governo comunista Nord vietnamita di Hanoi. Il padre, dopo essere stato imprigionato in un campo di lavoro e poi rilasciato, rimane in Vietnam; è la madre di Vi ad organizzare la fuga attraverso la Malesia per poi giungere in Canada, assieme a migliaia di profughi.

Con l’ausilio di una prosa lieve e luminosa, essenziale e precisa, la narrazione è organizzata in una serie di capitoli brevi, legati ai momenti e ai luoghi attraverso cui la protagonista conduce la sua vita. Una storia di migrazione che passa attraverso un campo profughi, e di riadattamento ad una realtà completamente diversa, per costumi, per cultura, per lingua. Vi ci racconta il passato e il presente della sua famiglia per farci entrare nelle specificità della cultura vietnamita che per molti aspetti è davvero diversa da quella occidentale:

Mentre la cultura occidentale incoraggia a esprimere i propri sentimenti e le proprie opinioni, i vietnamiti li serbano gelosamente per sé o li comunicano a parole con molto ritegno, perché lo spazio interiore rappresenta l’unico luogo inaccessibile agli altri.

Una cultura dove la cucina e il rapporto con il cibo hanno un valore diverso: essi si fanno linguaggio, comunicano sentimenti che invece di passare attraverso le parole, si esprimono nella cura e dedizione per preparare le ricette.

Vi si trova in bilico tra due mondi, quello da cui proviene, con le tradizioni e la cultura dei genitori, che la vorrebbe in una posizione servizievole verso l’uomo – come lo è stata la madre verso il marito, a cui ha risparmiato di occuparsi di qualsiasi attività pratica, compreso il lavoro – e quello in cui vive ora, rappresentato dall’altra donna cardine della sua vita, l’amica Hà. L’accoglienza calorosa in Canada e la sua giovane età, l’aiutano ad inserirsi nella nuova società.

Vi – che è la trasfigurazione dell’autrice – riesce a trovare la sua dimensione, viaggerà per il mondo, fino a costruirsi una sua propria identità, che è la mescolanza delle diverse anime che l’hanno attraversata e fatta crescere. Fino a tornare a vedere il Vietnam attuale, diverso da quello che lei custodiva nei suoi ricordi.

Vi segnalo l’intervista all’autrice pubblicata sulle pagine di minima&moralia, ricca di riflessioni sul libro e l’autrice, ma anche su temi “caldi” come le migrazioni attuali e le differenze con quelle dei profughi vietnamiti.

Il mio Vietnam” è un romanzo breve, che si legge velocemente grazie allo stile fluido dell’autrice, ma che contiene una storia molto densa e paradigmatica.

Copio il link all’editore: http://www.edizioninottetempo.it/it/prodotto/il-mio-Vietnam

L’incipit potete leggerlo qui.

kim_thuy