Nel quartiere dove abito adesso, il Portello, ci arrivai in visita per la prima volta verso i vent’anni, anche se da piccola l’avevo costeggiato, lungo il fiume, nelle passeggiate che facevo con la mamma e mio fratello neonato. (..)  D’altra parte, la terra è di tutti, d’accordo, mentre il quartiere non è più di nessuno. Eppure lo amo ancora nonostante tutto, perché i luoghi si amano (o si odiano) come persone. Anche le voci che li hanno animati sono lontane o perdute. Dove sono tutti? vien da chiedersi.

Ballata per eroi senza nome, di Gabriella Imperatori, Apogeo Editore 2017

Mi sono imbattuta nella scrittura di Gabriella Imperatori quando ho letto il volume di racconti “Io sono il Nordest”, che trovate qui recensito. Suo era il racconto “La clochard dagli occhi di ghiaccio”: uno dei più belli della raccolta, per me, e mi aveva colpito per la scrittura coinvolgente e per la storia struggente che aveva come protagonista la ragazza ribelle divenuta clochard. L’ho ritrovato in questa silloge, come unico racconto già pubblicato, insieme ad altri undici, tutti inediti. Dodici racconti che sebbene abbiano ciascuno dei protagonisti diversi, è come se raccontassero un’epopea familiare, o meglio rionale: una galleria di personaggi in cui è facile imbattersi quando si vive e si conosce il proprio quartiere, quando capita di frequentare sempre lo stesso bar e incontrare le stesse facce, o quando si sentono raccontare gioie e dolori della famiglie che ci abitano. In realtà, anche il lungo prologo può essere considerato un racconto a se stante, nel quale l’autrice parla di sé, senza reticenze, con intelligente ironia e con qualche rimpianto; attraverso i suoi ricordi, ripercorre il suo passato che da Venezia, dal Lido, l’ha portata a Padova, dove, dopo vari passaggi e con più vita vissuta sulle spalle, è approdata al Portello. Personaggi che probabilmente Gabriella Imperatori ha conosciuto di persona, o di cui ha sentito narrare le vicissitudini, o magari nati dalla sua fantasia che ha immaginato storie che potrebbero essere vere, perché il loro tessuto vibrante, l’intreccio dei fili come delle vite, compone una grande tela, sbriciolata in tante quadri e declinata attraverso le imprevedibili vie che le vite delle persone possono prendere.

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La sua scrittura scorrevole e diretta, esplora senza remore e ipocrisie, mettendo a nudo le imperfezioni e le debolezze umane, ma anche gli scampoli di felicità che a volte riescono a illuminare una vita intera. Le storie dei protagonisti sono indagate con attenzione, facendo riemergere anche il passato, il “come eravamo” degli anni Settanta e Ottanta, e via via verso il presente; i cambiamenti nella società, nel modo di fare politica; il cambiamento nei costumi e la rivoluzione sessuale, ma anche la morale borghese sempre pronta a giudicare cosa avviene a casa degli altri e a nascondere ciò che si svolge tra le proprie mura. Dunque, dalle storie particolari, si passa a comporre un ritratto della città, dei suoi quartieri più malfamati, e di quelli “perbene”, di vizi e virtù (reali o solo sbandierate), di amori e tradimenti, di meschinità e bontà d’animo, di colpe e riscatti.

La scrittrice porta in scena personaggi e situazioni a volte dolorose, anche tragiche, senza indulgere in compiacimenti ma puntando sullo stile ironico, a volte impietoso, sempre accattivante al punto da calamitare l’attenzione del lettore. Vite e volti, vicoli e piazze, con i quali il lettore entra immediatamente in empatia, fermandosi a riflettere su quanto spesso si viene sfiorati, senza saperlo, da storie che, se e quando vengono scritte, rivelano un’umanità fatta di eroi senza nome.

Gabriella Imperatori è nata a Venezia e vive a Padova dove si è laureata in lettere classiche e ha insegnato oltre vent’anni. Ha collaborato con quotidiani e periodici regionali e nazionali e con la Rai. Attualmente dirige il trimestrale Leggere donna ed è opinionista del Corriere del Veneto. Ha pubblicato, oltre a interventi saggistici e narrativi in varie antologie, un libro di conversazioni critiche con scrittori del Triveneto (Profondo Nord, Nord-Est/Garzanti 1988), il saggio Il cittadino protagonista, commissionato dal Comune di Padova (1995), i romanzi Bionda era e bella (Rusconi 1990), Questa è la terra, non ancora il cielo, con Gloria Spessotto (Tufani, 1998), e con Marsilio Portami via con te (2000), Trilogia dei baci (2004) e L’onda anomala (2013). Ha vinto numerosi premi di narrativa e giornalismo.

Qui potete leggere l’incipit del Prologo.

La zona del Portello è famosissima presso la comunità studentesca di Padova perché qui sorgono la grande maggioranza degli istituti universitari, tuttavia questa zona è interessante anche da un punto di vista turistico proprio per il complesso cinquecentesco di Porta Portello.  Padova ha una lunga storia di città d’acque e nel Medioevo il termine “portello” era riferito a qualsiasi varco ricavato nelle mura difensive della città per far passare uomini e merci. (prosegue sul sito Fashion for Travel)

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(la citazione inserita nel titolo è di Confucio)