Ahmet Altan, uno degli autori più noti e popolari della Turchia, è incarcerato nel suo paese dal 2016 per reati di opinione. Nel 2018 è stato condannato all’ergastolo al termine di un processo-farsa per aver appoggiato il colpo di stato fallito del luglio 2016. L’accusa a suo carico è di aver favoreggiato il golpe tramite «messaggi subliminali».

Ahmet Altan, scrittore turco di fama mondiale, era stato appena scarcerato, il 4 novembre 2019, pur se condannato a 10 anni e mezzo di carcere con la ridicola accusa di aver “collaborato volutamente e intenzionalmente con un’organizzazione terroristica“.

Il 12 novembre 2019 è tornato in carcere a seguito del ricorso della procura contro la sentenza di scarcerazione.

Il 7 gennaio 2020 la Corte di appello di Istanbul ha confermato la condanna a ulteriori 5 anni e 11 mesi.

Dietro questa decisione non c’è altro che la volontà di punire ulteriormente una persona determinata a non restare in silenzio.

Quello che stanno facendo ad Ahmet Altan è un’ingiustizia. Lo scrittore turco è un prigioniero di coscienza e deve essere rilasciato immediatamente e incondizionatamente. (Fonte: Amnesty International)

 

 

Altan non rivedrò più il mondo

È uno scioccante diario di prigionia, dall’irruzione della polizia in casa di Ahmet e del fratello Mehmet fino alla notizia della condanna a vita in regime duro. È una galleria di personaggi e incontri miserabili in cui l’ingiustizia prende corpo e volto.

È un inno all’immaginazione e al suo potere di evadere dalle quattro mura che la costringono riconquistando aria e spazio. È un ragionamento di straordinaria lucidità sui concetti universali di vita, morte, tempo, destino. È un elogio della scrittura come forma irrinunciabile di dignità dell’individuo.

Da un lato, c’è un «corpo in trappola», dall’altro «una mente che non si curava e rideva di ciò che sarebbe accaduto al corpo, si credeva intoccabile ed era intoccabile ». Le parole di questa mente che non si rassegna al silenzio, strappate al regime di massima sicurezza, colpiscono come sassi e lasciano una traccia indelebile.

Altan tre manifesti

Il volumetto si apre con una lettera al presidente turco in cui 51 premi Nobel chiedono la scarcerazione di Ahmet Altan e il ristabilimento dello stato di diritto in Turchia.
Seguono tre straordinari documenti scritti dall’autore recentemente condannato all’ergastolo. Si tratta di tre memorie difensive in cui Altan, in uno stile chiaro, efficace e letterario, difende le idee di giustizia, di onestà, di legalità e mette in ridicolo non solo le accuse contro di lui ma anche il sistema corrotto e violento che sta trascinando il suo paese verso la dittatura.
Capovolgendo la situazione che lo vede nel banco degli imputati, Altan scrive: “Giudicherò coloro che, a sangue freddo, hanno ucciso il sistema della giustizia consentendo l’arresto di migliaia di cittadini innocenti. Non ho il potere di punire la gente né d’incarcerarla e, in ogni caso, non vorrei mai avere questo potere. Ma ho il potere di svelare l’omicidio, di identificare l’assassino, di mostrare le armi sanguinarie usate per questo infido delitto e di raccontare i crimini che sono stati commessi”.
Sono tre testi scritti con passione e lucidità, che ricordano le opere migliori del pensiero illuminista e democratico, degli atti di accusa vibranti, delle ricostruzioni avvincenti di come Erdogan sta soffocando la democrazia in Turchia, degli omaggi commoventi alla libertà, all’onestà e alla legalità.

Il ricavato delle vendite di questo libro andrà, tolte le spese di produzione e distribuzione, all’autore. La casa editrice non tratterrà nulla.

 

Altan come la ferita di una spada

Il primo volume della saga Quartetto ottomano, il capolavoro dell’autore turco Ahmet Altan sulla crisi e il crollo dell’Impero ottomano.

Seconda metà dell’Ottocento: nell’Impero ottomano declinante, sconvolto da conflitti etnici e spinte moderniste, la giovanissima Mehpare Hanim, donna di straordinaria bellezza, viene presa in moglie da Sheyh Efendi, uomo religioso e tormentato dai sensi di colpa che il forte richiamo della sensualità gli fa germogliare nel cuore. Gli stessi che, dopo un anno e mezzo, lo spingeranno a ripudiare Mehpare, e a condannarla alla triste nomea di donna-strega, perturbatrice del tradizionale primato maschile.
Ma è proprio in quel periodo che il giovane Hikmet Bey, figlio del medico di corte del sultano, torna da Parigi, dove è cresciuto con la madre dopo il divorzio dei genitori, per lavorare a corte e cercare la moglie ideale. L’incontro casuale con la bella Mehpare accende all’improvviso la fiamma dell’amore, mentre il matrimonio che ne consegue rivela l’apparente inconciliabilità di due mentalità opposte: quella occidentale e liberale di Hikmet e quella orientale, religiosa e integralista di Mehpare. Lo spuntare all’orizzonte di un affascinante dongiovanni, incarnazione di tutto ciò che Mehpare non può assolutamente condividere, sarà l’ultimo atto di questa saga familiare, che descrive con passione ed esattezza il catalogo delle passioni e dei doveri, degli scrupoli e delle tentazioni che riescono a turbare gli individui, sullo sfondo di un più generale turbamento: quello di una Turchia leggendaria, titanica, feroce, alle prese con la propria incrinata identità.

 

Altan amore nei giorni della rivolta

Il secondo volume del Quartetto ottomano, segue le vicissitudini dei personaggi che avevamo conosciuto nel primo volume, Come la ferita di una spada. Ne emerge un affresco impressionante per potenza e vivacità della crisi dell’Impero ottomano all’inizio del ‘900, attraverso le storie intrecciate di personaggi vivissimi alle prese con amori tormentati, intrighi, giochi di potere e rivolte.

Questo secondo romanzo si apre subito dopo il tentativo di suicidio di Hikmet Bey, figlio del medico personale del sultano, mentre cerca di dimenticare la donna all’origine della sua tristezza, la sua sposa, la bellissima e superba Mehpare Hanım. Mentre in un ospedale di Salonicco Hikmet ritrova lentamente le forze e la voglia di vivere, le cose cambiano nella capitale ottomana. Il potere del sultano è minacciato, si prepara la rivolta, le strade di Istanbul diventano teatro di ogni violenza. Siamo alla vigilia di un episodio della fine dell’Impero: la controrivoluzione del 31 marzo 1909.

Il lettore si ritrova così trasportato in un affresco allucinante dove la Storia si svolge attraverso i ritratti e i destini di una moltitudine di personaggi a tutto tondo. Ciò che colpisce è anche l’attualità di questa storia. A oltre cent’anni di distanza da quegli eventi, la Turchia contemporanea resta alle prese con problemi e situazioni che vengono da quell’epoca e ancora ne portano i segni evidenti.

Altan scrittore e assassino

Scrittore e assassino è un avvincente romanzo noir ma anche un raffinatissimo romanzo esistenziale, un libro che invita il lettore a riflettere a ogni pagina senza perdere mai il piacere della lettura. Scrittore e assassino è una bellissima storia d’amore che ricorda Il minotauro. È una riflessione sul processo creativo della scrittura e un confronto affascinante tra la costruzione di un romanzo e l’intervento divino nel mondo.

Ambientato sulla costa mediterranea della Turchia, in uno scenario favoloso di mare, ulivi e vigne, ma anche teatro di conflitti ed emozioni violente, il romanzo di Altan racconta l’arrivo di uno scrittore in una cittadina lacerata da lotte tra bande per il controllo di traffici e del potere.

All’inizio l’uomo si tiene in disparte e cerca di approfittare della bellezza dei luoghi e della sua estraneità per ritrovare il filo della sua vocazione di scrittore, smarritosi dopo anni di successi e fallimenti. Ma la passione erotica incontrollabile per una donna che si rivelerà al centro delle lotte locali lo spinge a entrare nel gioco delle alleanze e degli scontri armati.

Mentre gli avvenimenti si tingono del nero dell’odio e dell’avidità, e del rosso della passione e della sensualità, il protagonista riesce a mantenere uno spazio di riflessione e di confronto con Dio sui grandi temi del destino e del libero arbitrio, per capire quanto il suo mestiere di costruire trame somigli a quello del Creatore.

Vi consiglio la lettura di questo articolo apparso su Internazionale, a firma Pierre Haski, giornalista francese:

https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2019/09/12/carcere-ahmet-altan