Oggi vorrei portare alla vostra attenzione due parole che stanno scomparendo dal nostro vocabolario, due termini che un tempo erano molto usati ma che ora rischiano di cadere nel dimenticatoio. Si tratta di ‘solipsista‘ e ‘filibustiere‘. Il termine ‘solipsista’ si riferisce a una dottrina filosofica che ha origine nella dottrina cartesiana, poi enunciata dal grande filosofo Immanuel Kant; la parola ‘filibustiere’, invece, evoca le avventure dei pirati che infestavano i Caraibi nel XVII e XVIII secolo.

Entrambe queste parole hanno un fascino particolare, legato alla loro storia e al loro significato. È un vero peccato che stiano cadendo in disuso, perché fanno parte del nostro patrimonio linguistico e culturale.

Solipsista, /so·li·psì·sta/: s. m. e f.: deriva dalla forma latina solipsismus, coniata da Emmanuel Kant nella sua ‘Critica della ragion pratica’, del 1788. Composta da solus solo e ipse egli stesso. Indica un atteggiamento filosofico secondo il quale il soggetto pensante non può affermare che la propria individuale esistenza in quanto ogni altra realtà si risolve nel suo pensiero. Dunque va ad indicare il soggettivismo, l’ individualismo esasperato, per cui ogni interesse è accentrato su di sé e tutto il resto, ogni realtà oggettiva che non rientri nella propria sfera d’interessi, viene decisamente ignorata.
Dunque solipsista è chi aderisce alla teoria o alle posizioni proprie del solipsismo. Per estensione, in usi letterari o elevati, chi ha un atteggiamento di soggettivismo estremo, o chi non vede che il proprio mondo, ignorando o trascurando quello degli altri.
Al solipsista non possiamo certo accostare concetti come l’empatia, la comprensione, il rispetto per gli altri. Oggi gli si preferisce egocentrico.

Filibustiere, /fi·li·bu·stiè·re/: s. m. [dallo spagn. filibustero, e questo dall’oland. vrijbuiter, comp. di vrij «libero» e buiten «far bottino»].
Termine usato nel sec. 17° per indicare i predoni di mare francesi, inglesi, olandesi che infestavano soprattutto le coste del mar Caribico e che con vocabolo dei luoghi erano stati chiamati anche bucanieri. La filibusta (o meno comunemente filibusteria) era un’associazione di corsari e pirati (detti filibustieri) – prima bucanieri – venuti dalla Francia, Inghilterra e Paesi Bassi, che operava nel Golfo del Messico intorno al XVIII secolo, nota per i suoi attacchi alle coste e ai possedimenti spagnoli.

Per estensione, nel linguaggio comune, indica una persona scaltra, spregiudicata, un affarista senza scrupoli, un imbroglione; con senso attenuato e scherzoso, una persona furba, d’ingegno vivace e spregiudicata o sbarazzina.
Oggi credo che lo usino solo le persone della mia generazione: ho chiesto a decine di studenti liceali se conoscevano il significato di questa parola e solo uno me lo ha saputo dire.

Nota letteraria: Il filibustiere (The Rover, in originale) è l’ultimo romanzo scritto e pubblicato in vita da Joseph Conrad. Racconta il ritorno in patria, nella Francia napoleonica, di un vecchio marinaio, per decenni avventuriero e corsaro nei mari del mondo. Questo romanzo rappresenta il testamento di un autore che in poco meno di trent’anni aveva conquistato schiere di lettori con le sue opere, in gran parte ispirate agli anni trascorsi in mare per la marina mercantile britannica, specialmente in Oriente.

Che mi dite di queste due parole? Le usate? Vi capita di imbattervi in loro?