Se si analizzano i termini redimito e ribaldo, la prima impressione è quella di un’assoluta dissonanza. “Redimito” evoca un’aura di nobiltà e solennità: è il participio di un verbo che adorna, incorona e innalza, spesso in contesti sacri o poetici. Al contrario, “ribaldo” ha una carica negativa e terrena, indicando una persona di bassa moralità, un furfante o un vagabondo. Mentre il primo termine impreziosisce, il secondo sminuisce. Tuttavia, una sottile affinità li accomuna nel loro uso letterario e nella loro origine storica. Entrambe le parole hanno un’eco arcaica e sono usate per dipingere personaggi e situazioni ben precise, spesso in contrasto tra loro, come in un’opera teatrale. Il poeta che descrive un’eroina redimita di alloro potrebbe, nello stesso verso, contrastarla con un ribaldo che la insidia, usando entrambi i termini per creare un’immagine vivida e moralmente definita. La loro comune rarità nel lessico moderno li rende strumenti potenti per evocare epoche passate e per delineare, in poche sillabe, mondi opposti: uno fatto di onore e bellezza, l’altro di dissolutezza e bassezza.

Redimito, /re·di·mì·to/: participio passato di redimire. Il termine redimito è una parola affascinante e di uso letterario, che affonda le sue radici nella lingua latina. Per comprenderla appieno, è utile analizzarne significato, etimologia e il suo impiego nel contesto letterario e poetico.
Redimito è il participio passato del verbo “redimire”. Il suo significato principale è cinto, incoronato, ornato, specialmente con ghirlande, corone di fiori, alloro o altri elementi simbolici.

Spesso, l’azione di “cingere” non è puramente fisica, ma ha un forte valore figurato e simbolico, indicando un’elevazione, un onore o una sacralità. Chi o ciò che è “redimito” è adornato in modo solenne, degno di rispetto o di celebrazione.

La parola deriva dal latino redimire. Sebbene l’etimologia esatta sia incerta, alcuni studiosi la collegano a termini come redimiculum, che significa “collana” o “benda ornamentale”, o al verbo amiculum “sopravveste”.

È importante non confonderlo con il verbo “redimere” (e il suo participio “redento”), che ha un’etimologia e un significato completamente diversi, derivando dal latino redimere “ricomprare”, e che ha un’accezione legata al riscatto, alla salvezza o alla liberazione.

L’uso di redimito è quasi esclusivamente confinato alla lingua letteraria e poetica. È una parola aulica e rara, che difficilmente si incontra nel linguaggio comune. La sua presenza in un testo conferisce un tono elevato, solenne e classico.

Ribaldo, /ri·bàl·do/s. m. e agg. [dal provenz. e fr. ant. ribaud, der. del germ. hrība «prostituta»; cfr. il ted. mod. reiben]. La parola ribaldo è un termine che evoca immagini di un passato remoto, ricco di connotazioni storiche e sociali. Il suo significato e il suo uso sono cambiati nel tempo, ma l’etimologia ci aiuta a comprenderne le radici profonde.
L’origine etimologica suggerisce un legame con il mondo della dissolutezza, della vita sregolata e di una moralità discutibile, che si riflette pienamente nell’evoluzione del significato del termine. La connessione con la figura del soldato e del vagabondo evidenzia come il termine si sia legato a chi viveva al di fuori delle norme sociali, spesso in contesti di guerra e di marginalità.

Il significato di ribaldo ha subito un’evoluzione. Oggi, in senso generale, indica una persona disonesta, scellerata, furfante, canaglia, birbante. Viene usato per descrivere chi agisce in modo malizioso, truffaldino o inaffidabile. L’accezione può variare da un forte giudizio di biasimo a un tono più attenuato e scherzoso, come quando si dice “ribaldo che non sei altro!” a un amico che ci ha fatto un tiro mancino.

Anticamente, in epoca medievale, il significato era più specifico:

  • Soldato di infima condizione: In origine, il ribaldo era un soldato a piedi di basso rango, spesso sbandato o arruolato tra la plebe, il cui compito era quello di seguire gli eserciti e dedicarsi a saccheggi, rapine e azioni violente. Erano figure temute e disprezzate.
  • Vagabondo e malvivente: Il termine si estese per indicare chiunque vivesse alla giornata, di espedienti, ruberie e attività disoneste, senza una dimora fissa.

L’uso di ribaldo è oggi prevalentemente letterario o colloquiale, con una sfumatura che può essere, a seconda del contesto, dispregiativa o affettuosa; è una parola dal ricco passato, che ha viaggiato dalla brutalità medievale dei soldati e dei vagabondi fino a diventare, in alcuni contesti, un termine quasi affettuoso per descrivere una persona un po’ furba e maliziosa.

A tutti chiedo se vi piacciono queste due parole del passato e se pensate che abbiano ancora qualche possibilità di non venire lasciate a languire seppellite dentro polverosi dizionari…