Nel corso di quasi due secoli Cime tempestose di Emily Brontë – pubblicato nel 1847 – non ha mai smesso di esercitare il suo fascino inquieto sull’immaginario collettivo. Il romanzo, con la sua miscela di romanticismo oscuro, paesaggi selvaggi e passioni estreme, è diventato una fonte inesauribile di ispirazione per cinema, televisione e musica. Oltre alle numerose trasposizioni cinematografiche, la storia di Heathcliff e Catherine è stata raccontata più volte anche sul piccolo schermo, spesso sotto forma di miniserie che hanno cercato di restituire la complessità del testo originale. Allo stesso tempo il libro ha lasciato tracce profonde anche nella cultura pop: basti pensare alla celebre canzone Wuthering Heights di Kate Bush, pubblicata nel 1978 e direttamente ispirata al romanzo.
Tra le versioni più note resta quella del 1939 diretta da William Wyler, con Laurence Olivier e Merle Oberon, mentre negli anni Novanta arrivò anche la versione di Peter Kosminski con Ralph Fiennes e Juliette Binoche.
Segno di quanto l’opera di Brontë continui a vivere ben oltre la pagina scritta, attraversando linguaggi e generazioni diverse, fino ad arrivare oggi a una nuova reinterpretazione cinematografica firmata da Emerald Fennell.

La nuova trasposizione del 2026 è uscita al cinema il 13 febbraio 2026, con una distribuzione pensata appositamente per il weekend di San Valentino; questo nuovo remake porta una firma decisamente riconoscibile: quella di Emerald Fennell, regista che negli ultimi anni si è distinta per uno stile personale e provocatorio. Dopo il successo di Una donna promettente e soprattutto di Saltburn, Fennell torna a esplorare passioni distruttive, tensioni sociali e desideri proibiti. Nel ruolo dei due amanti tragici troviamo Margot Robbie nei panni di Catherine Earnshaw e Jacob Elordi in quelli del tormentato Heathcliff, affiancati tra gli altri da Alison Oliver e Shazad Latif.
Una passione nata nell’infanzia
La storia prende avvio nelle brughiere dello Yorkshire alla fine del XVIII secolo. Fin da bambini il legame tra Cathy Earnshaw e Heathcliff appare viscerale e indissolubile. Cathy è una ragazza inquieta e ribelle, cresciuta nella dimora isolata di Wuthering Heights dopo la morte della madre e l’impoverimento del padre. Heathcliff, invece, è un trovatello trovato per strada e portato in casa dal padre di Cathy: un ragazzo senza origini né protezioni, trattato più come un servo che come un figlio.
Tra i due nasce una complicità selvaggia, alimentata dalle corse nelle brughiere, dalle fughe notturne e da un senso condiviso di esclusione dal mondo rispettabile che li circonda. L’infanzia crea un legame quasi simbiotico, destinato però a trasformarsi con gli anni in una passione intensa e distruttiva.
Quando diventano adulti, l’amore tra Cathy e Heathcliff si accende con violenza. Tuttavia Cathy è anche profondamente consapevole della propria posizione sociale: sposare Heathcliff significherebbe rinunciare allo status e alla sicurezza che la società dell’epoca pretende. Così prende in considerazione l’idea di sposare il ricco vicino di casa, Edgar Linton, gentiluomo raffinato e benestante.
La scelta è devastante per Heathcliff. Umiliato e ferito, il giovane fugge dalla tenuta e scompare per anni, deciso a costruirsi una fortuna lontano dallo Yorkshire. Quando ritorna, è un uomo trasformato: ricco, elegante e animato da un desiderio di rivalsa che confina con l’ossessione. Con il denaro accumulato riesce addirittura a comprare Wuthering Heights, la casa in cui lui e Cathy sono cresciuti.
Ma il destino si è già compiuto. Al suo ritorno Heathcliff trova Cathy ormai sposata con Edgar. Da quel momento i due protagonisti entrano in un vortice di amore, rancore e desiderio che li lega in modo quasi soprannaturale. La loro relazione diventa una sorta di inferno emotivo, ma anche un paradiso dei sensi, in cui passione e autodistruzione si alimentano a vicenda.

Il romanzo di Brontë: un romanticismo oscuro e radicale
Per comprendere davvero il peso di questa storia è necessario tornare al romanzo originale di Cime tempestose. Quando lo pubblicò nel 1847, Emily Brontë firmò l’opera con lo pseudonimo maschile Ellis Bell, scelta non insolita per le scrittrici dell’epoca vittoriana. Il libro colpì subito i lettori per il suo tono radicale e inquietante: a differenza di molti romanzi romantici contemporanei, non cercava di addolcire i sentimenti né di offrire personaggi moralmente rassicuranti.
Lo stile è cupo, tempestoso come il paesaggio delle brughiere dello Yorkshire che domina la narrazione. La struttura narrativa stessa è complessa e stratificata: la storia viene raccontata attraverso narratori intermedi, creando una distanza che accentua il senso di mistero e di leggenda. Heathcliff e Catherine non sono eroi romantici nel senso tradizionale, ma figure quasi ferine, guidate da passioni estreme che sfidano le convenzioni sociali della società vittoriana.
Proprio questa dimensione selvaggia e trasgressiva rese il romanzo scandaloso per il suo tempo. L’amore tra i due protagonisti non è consolatorio ma distruttivo, dominato da gelosia, vendetta e desiderio di possesso. In questo senso Cime tempestose anticipa una sensibilità moderna, in cui la psicologia dei personaggi e l’intensità emotiva contano più della morale o del lieto fine.
Lo stile di Emerald Fennell
Se il romanzo di Brontë era immerso nel vento e nella desolazione delle brughiere, l’adattamento di Emerald Fennell filtra quella materia romantica attraverso un’estetica decisamente contemporanea. La regista trasporta il dramma gotico in un universo visivo opulento e barocco, in cui il romanticismo ottocentesco incontra il glamour pop.
Costumi sontuosi, scenografie spettacolari e una regia attenta all’impatto visivo trasformano la tragedia amorosa in uno spettacolo fortemente stilizzato. In questo senso il film sembra collocarsi a metà tra lo storico rivisitato di Sofia Coppola e un immaginario pop volutamente eccessivo, in cui il melodramma diventa quasi un’esperienza sensoriale.

Una dichiarazione di poetica arriva già nella sequenza iniziale. Il film si apre infatti con una scarica improvvisa di violenza, una scena completamente inventata da Emerald Fennell e assente nel romanzo di Emily Brontë. La giovane Cathy, interpretata da Charlotte Mellington, assiste con gli occhi spalancati a un gesto brutale consumato davanti a lei. Rimane immobile, quasi paralizzata, mentre l’evento si imprime nella sua memoria come un marchio destinato a riemergere nel corso della storia. Non è solo un momento scioccante, ma un vero manifesto estetico: fin dalle prime immagini la regista chiarisce che il suo Wuthering Heights (2026 film) non intende limitarsi a illustrare il romanzo, bensì reinterpretarlo. La violenza che attraversa la vicenda di Heathcliff e Cathy, nel libro spesso suggerita o filtrata dal racconto dei narratori, qui diventa immediata, fisica, quasi spettacolare. In questo modo Fennell anticipa una delle principali differenze tra il film e il testo ottocentesco: se Brontë costruiva la tensione attraverso una narrazione indiretta, fatta di ricordi e testimonianze, il cinema della regista sceglie invece l’impatto visivo e sensoriale, trasformando fin dall’inizio la tragedia romantica in un’esperienza più esplicita e contemporanea.
Il risultato è un film che divide: alcuni lo considerano una reinvenzione audace e seducente, altri lo vedono come un esercizio di stile che sacrifica la profondità psicologica del romanzo.
In ogni caso, come la storia che racconta, anche questa nuova versione sembra vivere di estremi. Passione e vendetta, amore e distruzione: le stesse tempeste emotive che attraversavano le pagine del romanzo continuano a soffiare, quasi due secoli dopo, sul grande schermo.



Questa mania di reinterpretare mi infastidisce un po’.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Un po’ anche me. In questi casi mi pare che il libro sia solo un’ispirazione e va bene, basta che sia evidente a tutti.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Ho letto Cime tempestose quando ero intorno ai 25/26 anni, era un periodo in cui stavo recuperando tanti classici che non avevo mai letto. L’ho riletto pochi mesi fa, è un romanzo veramente particolare, con quell’atmosfera cupa e opprimente e quei personaggi tormentati. Non ho visto il film, e non so se mi piacerebbe la rilettura che ne ha dato Fennel.
"Mi piace"Piace a 1 persona
L’ho trovato un po’ spiazzante ma se considero che sia solo ispirato al libro, dunque senza fare troppi confronti, ci può stare. Come stile e resa non è molto di mio gusto ma credo sia apprezzabile nel suo tentativo di attualizzare al gusto di oggi un’opera perfetta nella sua unicità.
"Mi piace""Mi piace"