Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Il giradischi di Tito

INCIPIT

Scorrono le dita tra i dischi. Scorrono e lasciano intravedere appena, nello spazio tra uno e l’altro, un frammento di fotografia o una scritta – sufficienti perché la parte restante della copertina faccia breccia nella mia memoria. Subito la sostituisce una nuova immagine, a volte un pezzo musicale, un riff di chitarra, una frase vocale. «Light all the fires…». Di nuovo. Estraggo il disco e lo fisso. Inghiotto saliva. Mi guardo attorno, nel negozio. I contenitori, colmi di dischi in vinile, e dietro al bancone una mocciosa dal taglio cherokee che appiccica i codici a barre su un mucchio di dischi che qualcuno ha appena lasciato lì. «He is a king and he wants to go home…» Il mio primo disco. Avevo dodici anni, so questo. Ora mi chiedo: com’è possibile che il primo ricordo della mia vita non sia un volto o un avvenimento, ma una copertina? Com’è che non mi ricordo d’altro e tutto ciò che ho accumulato nei miei primi dodici anni di vita è la copertina di una compilation tedesca dei T.Rex? Una mossa brusca sospinge la mia mano verso il basso – il disco vuole tornare al suo posto, assieme agli altri. Se lo scordi! Stringo i denti, oppongo resistenza, ma poi – senza alcun motivo – volto il disco e leggo il titolo del pezzo che da un po’ mi frulla per la testa. King of the Rambling Spires. Ma… Spires? Non significa spiriti? E Rambling? Può essere che in tutto questo tempo mi sia ingannato? Sapevo a memoria le canzoni di tutti i dischi che mi passavano per le mani, ne avevo controllato ogni parola sul dizionario, anche più volte. Come ho fatto a sbagliarne due nello stesso titolo, per di più insolite e poco usate? Mi passano per la mente frammenti di immagini slegate: la morte, elegante, in frac ma senza testa; un angelo claudicante al quale chiedo scusa; corpi incurvati che ballano un twist; una dentiera che si nasconde negli angoli bui in attesa di nuove vittime; una mano rinsecchita che striscia lentamente fuori da un sepolcro; infine la lancetta color crema  sul tachimetro che tremolante si avvicina al numero trenta. Fanculo. Son dovuto arrivare a quarant’anni per scoprire in un solo attimo un decennio perduto. Ecco: per crescere, quante volte avrei dovuto ascoltare…

Miha Mazzini

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