Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

La signora della porta accanto

INCIPIT

Fu quando Peter si ammalò che Hortensia prese l’abitudine di camminare. Non all’inizio, ma dopo, quando le sue condizioni si aggravarono e lui fu costretto a letto. Era un mercoledì. Se lo ricordava perché il mercoledì era il giorno libero di Bassey, il cuoco, e in frigorifero c’erano dei medaglioni di agnello in un contenitore ermetico, pronti per essere riscaldati nel forno ventilato e serviti con un contorno di tuberi arrosto spennellati con l’olio d’oliva. Ma non aveva fame. La casa le andava stretta, cosa che sembrava impossibile visto che c’erano sei camere da letto. Eppure era così. «Sto uscendo» aveva gridato Hortensia dalle scale. Secondo gli infermieri, non avrebbe mai dovuto lasciarlo da solo, ma Hortensia disprezzava gli infermieri e le loro opinioni. Non vedeva nemmeno la necessità di bussare alla sua porta per avvertirlo che stava andando via. Si era convinta che l’udito di Peter, a differenza del corpo che si stava deteriorando, fosse intatto. Che fosse in grado di sentire perfino quando era sepolto sotto le coperte, perfino attraverso la porta chiusa di quella che lei chiamava infermeria, di sentire i rumori dal fondo delle scale, di sentire la porta d’ingresso che si chiudeva dietro di lei. Era uscita passando dal cancello pedonale, aveva guardato da una parte e dall’altra di Ketterijn Avenue e aveva svoltato a destra, verso il Koppie.

Yewande Omotoso

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