Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Punto di fuga

INCIPIT

Apro il giornale di ieri, parlano di noi due. Scrivono che in principio sarà di nuovo il verbo. Ma a scuola insistono con la solita vecchia solfa: il big bang e la materia che deflagra.
E per di più tutto sarebbe esistito già prima dell’esplosione: tutte le parole ancora non pronunciate e tutte
le galassie visibili e invisibili. Così nella sabbia brilla già il vetro futuro, dai granelli germoglia proprio questa finestra dove è appena passato correndo un ragazzino, il pallone ficcato sotto la maglietta.
Una specie di grumo di calore e luce. E questa casetta senza finestre né portoncini ma piena zeppa di omini, secondo gli scienziati, sarebbe stata grande quanto un pallone da calcio o un cocomero. Sì, lì dentro i semi eravamo noi. Eccolo maturare, stragonfio, fino a scricchiolare.
Il protococomero scoppiò.

I semi schizzarono ovunque e attecchirono. Da uno è germogliato il nostro albero, ecco l’ombra dei suoi rami che scarabocchia sul davanzale. Da un altro, il ricordo di una ragazza che voleva essere maschio, da piccola per una festa in maschera la vestono da Gatto con gli stivali e tutti a tirarle la coda fino a staccargliela, così se ne va in giro tenendola in mano.
Il terzo seme è spuntato molti anni fa ed è diventato il giovane che adorava quando gli grattavo la schiena e odiava le menzogne, specialmente se da ogni pulpito cercavano di convincerlo che la morte non esiste e le parole scritte sono come un tram che ci porta nell’immortalità.
Secondo l’oroscopo dei druidi era del segno della Carota. Prima di bruciare il diario e tutti i suoi manoscritti, aveva scritto l’ultima frase, terribilmente ridicola Il talento mi ha lasciato — ho fatto in tempo a leggerla prima che tu mi strappassi quel quadernetto di mano.
Eravamo in piedi davanti al fuoco e con le mani ci schermavamo il viso dal calore, guardando le falangi trasparire attraverso il rosso diafano della carne. Piovevano tiepidi fiocchi di cenere delle pagine bruciate.
Ah, già, quasi dimenticavo, poi di nuovo tutto si riunisce in un punto.
Dove sei in questo momento, Vova-carota?
Ah, è così che stanno le cose? Quella sciocchina di Giulia si dà da fare a spedire lettere e il crudele Saint-
Preux se la cava con brevi epistole facete, a volte in versi, mettendo in rima maionese e francese, munizione e sublimazione, fogna immonda e sorriso della Gioconda (a proposito, hai capito a che sorride? io forse l’ho capito), io e Dio.
Amore!
Perché l’hai fatto?

Mikhail Shishkin


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