Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Sovietistan

INCIPIT

Mi sono persa. Le fiamme del cratere hanno fatto sparire le stelle e prosciugato tutte le ombre della luce. Le lingue di fuoco sibilano: sono migliaia. Alcune sono grandi come cavalli, altre piccole come gocce d’acqua. Un mite calore mi sfiora le guance; c’è un puzzo dolciastro, nauseante. Pietre si staccano dall’orlo e ruzzolano silenziose giù tra le fiamme. Indietreggio di qualche passo, verso un terreno più saldo. La notte nel deserto è fresca e senza odore. Il cratere di fuoco si formò per un incidente nel 1971. Un gruppo di geologi sovietici era convinto che la zona fosse ricca di gas, e furono avviate trivellazioni esplorative. Si scoprì che il gas c’era davvero, in quantità enormi, e furono programmate estrazioni su vasta scala. Ma un giorno la terra si spalancò sotto la trivella come una bocca sorridente, lunga oltre sessanta metri e profonda venti. Metano fetido fuoriusciva dal cratere. Tutte le trivellazioni esplorative furono rimandate a data da destinarsi, gli scienziati fecero fagotto, il campo fu sgomberato. Per alleviare i disagio della popolazione locale, che a svariati chilometri di distanza doveva turarsi il naso a causa del cattivo odore, fu deciso di dare fuoco al gas. I geologi erano convinti che le fiamme si sarebbero estinte da sole nel giro di pochi giorni. A distanza di quindicimilatrecento giorni, oltre quattro decenni, il cratere continua ad ardere con la stessa furia. Gli abitanti del posto lo hanno battezzato la «Porta dell’inferno». Però non ci sono più, gli abitanti del posto, sono andati via tutti. Il villaggio di trecentocinquanta anime fu cancellato per ordine del primo presidente del Turkmenistan, per risparmiare ai turisti che venivano a visitare il cratere la vista delle misere condizioni in cui vivevano.

Erika Fatland

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