foto in copertina di Alberto Paredes

Sasso

Càlati in un sasso,
io farei così.
Lascia che altri si facciano colomba
o digrignino i denti come tigri.
Mi basta essere un sasso.

All’esterno è un enigma:
nessuno sa come rispondere.
Ma fresco e quiete dev’esserci all’interno.
Anche se una mucca lo calca col suo peso,
anche se un bambino lo getta dentro un fiume;
il sasso affonda, lento, imperturbato,
fino al fondo,
dove i pesci bussano alla sua soglia
e vengono a origliare.

Ho visto scintille schizzar via
quando due sassi sono strofinati
forse là dentro non fa così buio;
forse c’è una luna che brilla
da chissà dove, spuntando magari dietro un colle —
un chiarore appena sufficiente a decifrare
quelle strane scritte, mappe stellari
sui muri interiori.

Charles Simic

da “Hotel Insonnia”, edito da Adelphi, 2002, traduzione di Andrea Molesini

Simic hotel insonnia

dal risvolto

Charles Simic, ironico, sfrontato, guizzante e tenero poeta, è maestro della lirica breve e della sprezzatura. Il suo mondo, folto di immagini balenanti («Le stelle – impronte di denti sulle matite dei bambini»), è una sottile, tenace esplorazione di quanto ci sta intorno. L’insonnia è la sua malattia. Il suo sguardo, attratto dalle zone di confine, si posa spesso su una regione sospesa tra il sogno e la veglia, la fantasticheria e la contemplazione, in cui il lettore si trova, in un primo momento, spaesato. Le sue parole ricreano fotogrammi dall’inquadratura decentrata, ritraggono dettagli della realtà per mostrarne l’elemento alieno che vi è inglobato, allegramente terrifico, eppure consueto. Un elemento che vive a nostra insaputa e sotto i nostri stessi occhi: «e a mezzogiorno il soffitto / è un sontuoso viluppo / d’ombre frondose / che s’aggrovigliano e sgrovigliano». Il tono discorsivo, il lessico semplice, la sintassi elementare e il verso libero danno forma a visioni terse, sorprendenti quanto icastiche, trama di un cantare zingaro che costeggia la morte opponendole il sorriso di un’intelligenza ardente quanto vigile.

 

Potete trovare le sue opere nel catalogo Adelphi. Per approfondire la poetica e la personalità di Charles Simic vi suggerisco di leggere questo articolo.

Biografia dal sito Treccani:

Poeta, saggista e traduttore statunitense di origine serba (n. Belgrado 1938). Si trasferisce negli Stati Uniti con la famiglia nel 1954, cresce a Chicago e si laurea presso la New York University. È professore emerito di letteratura americana e scrittura creativa alla University of New Hampshire. Esordisce in poesia con What the grass says (1967) e da allora pubblica numerosi libri di versi, poi ripresentati nella scelta dei Selected poems 1963-2003 (2004). A lungo poetry editor di The Paris review, vincitore di prestigiosi premi, fra cui nel 1990 il Pulitzer per Prose poems, nel 2007 è stato nominato Poeta laureato dalla Library of Congress. Fra le sue pubblicazioni più recenti vi sono il saggio Dime-store alchemy. The art of Joseph Cornell (1993; trad. it. Il cacciatore d’immagini, 2005), le poesie di My noiseless entourage (2005), il volume di aforismi e brevi narrazioni Monster loves his labyrinth. Notebooks (2008; trad. it. 2012) e i brevi saggi intitolati Confessions of a Poet Laureate, libro elettronico edito nel 2010. Due le antologie apparse in italiano, Hotel insonnia (2002) e Club midnight (2008).