Era il 1999 quando Pedro Almodóvar vinse il premio come miglior regista al Festival del Cinema di Cannes per “Tutto su mia madre”.  Mi piace ricordarlo oggi (era il 23 maggio..) perché è uno di quei film che ho particolarmente amato di Almodóvar. Non l’unico, anzi, uno tra i tanti. Il film è stato anche vincitore dell’Oscar come miglior film straniero.

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Per me, Pedro è un genio, unico nella sua prorompente creatività, innovatore, ironico, profondo conoscitore dell’universo femminile.

Tutto su mia madre (1999)
Un film carico di umanità in cui Almodovar trasfonde tutta la sua sensibilità.
Con Penélope Cruz, Cecilia Roth, Marisa Paredes, Candela Peña, Antonia
San Juan, Rosa María Sardá, Fernando Fernán Gómez, Toni Cantó, Eloy Azorin, Carlos Lozano.

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La vera autenticità non sta nell’essere come si è, ma nel riuscire a somigliare il più possibile al sogno che si ha di se stessi. Huma Rojo, interpretata da Marisa Paredes, attrice icona di Almodóvar.

Trama:

Madrid: Manuela ha un figlio di diciassette anni che muore travolto dalla macchina su cui viaggia una famosa attrice impegnata nella pièce “Un tram che si chiama desiderio”. Manuela decide di trovare il padre del ragazzo che vive a Barcellona ed è diventato Lola, un travestito. La donna incontra Agrado, altro travestito, che fa la vita e conosce anche l’attrice indiretta responsabile della morte del figlio.
‘Tutto su mia madre’ è una perfetta fusione di passione per l’arte (a partire ovviamente dal cinema da cui si prende esplicitamente in prestito il titolo riferendosi a ‘All About Eve’). E’ proprio a un’icona che Almodovar ama come Bette Davis che il film si ispira per
raccontare quello che in altre mani sarebbe potuto diventare (avendone in nuce tutte le potenzialità) un melodramma di bassa caratura. Pedro vi trasfonde (come quella flebo che vediamo in dettaglio in apertura) tutta la propria sensibilità. Le variabili sessuali di genere non sono per lui un problema ma anzi una fonte di ispirazione che riesce anche a tenere a distanza dall’altro temibile rischio: quello di un’algida referenzialità cinefila. E’ un film carico di umanità ma anche di sorprese quello che Almodovar propone agli spettatori. Si tratta di scoperte che vanno fatte passo passo insieme a Manuela (interpretata dall’argentina Cecilia Roth) perché ognuna di esse, anche quella più sopra le righe, apporta una nuova consapevolezza ai personaggi e favorisce un’empatia con mondi che il regista conosce e ama nella loro complessa contraddittorietà.

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Info da mymovies.it

Per la sua biografia e filmografia completa, potete cliccare qui. e qui.