Nel nuovissimo quartiere CityLife di Milano spunta una monumentale opera d’arte. Mille metri quadrati realizzati da Eron: visioni sfumate, poetiche, filo spinato “scritto” con i nomi dei continenti, a cancellare divisioni e a favorire l’integrazione. Non a caso, l’opera si chiama “Walls are love’s limits”. Dunque un’opera dal forte connotato politico, un messaggio di apertura e di inclusione, una sfida alle barriere che sempre più delimitano la società.

La parete è coperta da un disegno che crea una specie di illusione ottica: sembra di potere vedere, al di là della foschia tipica milanese, il paesaggio reale, abbozzato in alcuni tratti, più finemente ritratto in altri, in un connubio sfuggente e quasi onirico, ma, al tempo stesso, concreto e reale.

Eron ricostruisce un teatro dei simboli, delle ombre e della memoria, utilizzando esclusivamente la sua pittura. L’opera è una quinta scenografica, o ancor più precisamente uno schermo, su cui la realtà si sdoppia e si ricrea in forma di riflesso, tanto verosimile quanto evanescente. Una sostanza umbratile, pulviscolare, difficile da collocare con certezza nel perimetro del sogno o in quello delle cose concrete. A sfondare la cortina di bruma è il sole, che propaga la sua luce attraverso le molecole di umidità e i banchi d’aria fredda. Tra circa due anni il muro sarà demolito per volontà dell’artista, compiendosi metaforicamente nel momento della sua scomparsa.” Art Tribune