Il conto alla rovescia verso il vincitore del Premio Campiello 2026 è ufficialmente iniziato. A Padova è stata annunciata la cinquina finalista della 64ª edizione del riconoscimento letterario promosso dalla Fondazione Il Campiello-Confindustria Veneto, uno dei premi più autorevoli del panorama italiano.
Nato nel 1962, il Campiello ha saputo ritagliarsi negli anni un’identità precisa e riconoscibile: un premio capace di tenere insieme qualità letteraria e attenzione al pubblico dei lettori. Dopo la selezione della Giuria dei Letterati, saranno infatti i Trecento Lettori Anonimi, provenienti da tutta Italia, a decretare il vincitore finale, che verrà proclamato il 3 ottobre al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia. Una formula che continua a fare del Campiello un osservatorio privilegiato sulla narrativa contemporanea italiana.
Ecco i cinque romanzi finalisti.

Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia (Quodlibet)
Con Storia di un’amicizia Ermanno Cavazzoni torna al romanzo con una delle sue storie eccentriche e imprevedibili. Al centro ci sono due amici legati da un rapporto fatto di affinità e continue divergenze, osservati da Cavazzoni con il suo sguardo ironico e straniato, capace di trasformare il quotidiano in qualcosa di surreale. Attraverso dialoghi, ricordi e divagazioni, il romanzo riflette sul senso dell’amicizia e sul passare del tempo, ma anche sulle piccole ossessioni e sulle assurdità che abitano la vita comune. Con la sua scrittura inconfondibile, sospesa tra comicità e filosofia, Cavazzoni costruisce un racconto lieve e insieme profondissimo, fedele alla sua idea di letteratura come esercizio di libertà e di meraviglia. Il romanzo è anche candidato al Premio Strega.

Marcello Fois, L’immensa distrazione (Einaudi)
Con L’immensa distrazione Marcello Fois torna al grande romanzo familiare e costruisce una vicenda che attraversa quasi un secolo di storia italiana. Il protagonista è Ettore Manfredini che, appena morto, si ritrova in una sorta di soglia sospesa tra vita e memoria: da lì ripercorre il destino della propria famiglia, dagli anni del fascismo al dopoguerra fino al presente. Ambientato in un’Emilia insieme concreta e simbolica, tra campagne, allevamenti e industria, il romanzo intreccia vicende private e grandi eventi storici, dando vita a una narrazione ampia e intensa. Fois riflette sul tempo, sui legami familiari e sulla memoria, consegnando ai lettori un romanzo corale dove la storia individuale si intreccia continuamente con quella collettiva.

Valeria Parrella, La ragazzina (Feltrinelli)
La ragazzina di Valeria Parrella è dedicato a Giovanna d’Arco. Parrella riprende la sua figura storica ma la sottrae alla monumentalità dell’icona e della santa per restituirla prima di tutto alla sua dimensione umana: quella di una ragazza giovanissima, ostinata e lucidissima, capace di sfidare il potere politico e religioso seguendo una convinzione assoluta. Il romanzo attraversa la vicenda di Giovanna d’Arco nella Francia della Guerra dei Cent’anni, ma la scrittura di Parrella mette al centro soprattutto la forza di una voce femminile che rifiuta di piegarsi e rivendica il diritto di scegliere il proprio destino. Una rilettura intensa e contemporanea di una figura che continua a parlare al presente.

Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi)
Con Lo sbilico, Pierantozzi porta in finale uno dei romanzi più intensi e radicali della stagione letteraria. Il libro, in equilibrio tra autobiografia e narrazione, racconta dall’interno l’esperienza della malattia psichica: diagnosi, terapie, allucinazioni, fragilità quotidiane, ma anche il rapporto con la famiglia e con la scrittura come strumento di attraversamento del dolore. Il protagonista, che porta il nome dell’autore, vive sospeso in una condizione di instabilità continua, in quello “sbilico” evocato dal titolo, tra lucidità e smarrimento. Ne nasce un romanzo potente e spiazzante, che affronta senza filtri il disagio mentale e insieme riflette sul linguaggio e sulla possibilità di dare forma letteraria a ciò che sembra sfuggire a ogni definizione. Il romanzo è incluso nella dozzina finalista del Premio Strega.

Elena Varvello, La vita sempre (Guanda)
Con La vita sempre Elena Varvello intreccia romanzo storico e memoria familiare in una narrazione intensa e corale ambientata tra Alba e l’Europa attraversata dalla guerra. Al centro ci sono Francesco e Teresa, due giovani diversissimi per carattere e condizione sociale che si incontrano alla fine degli anni Trenta e costruiscono il loro legame mentre il fascismo e il conflitto mondiale irrompono nelle loro vite. Partendo dalla vicenda dei propri nonni, Varvello allarga lo sguardo alla storia del Novecento italiano e restituisce voce alle esistenze comuni, ai gesti quotidiani e ai sentimenti travolti dagli eventi. Ne nasce un romanzo di grande forza emotiva, in cui l’amore e il desiderio di libertà diventano una forma di resistenza dentro la Storia.

Accanto alla cinquina, la Giuria ha assegnato il Premio Campiello Opera Prima 2026 a Nadeesha Uyangoda per Acqua sporca (Einaudi). Nata in Sri Lanka e cresciuta in Italia, Uyangoda costruisce nel romanzo una riflessione potente su appartenenza, identità e memoria, attraversando il rapporto con le origini e con il linguaggio con uno sguardo lucido e personale. Un esordio di grande forza, capace di tenere insieme esperienza individuale e questioni collettive senza mai perdere intensità narrativa.
Di Acqua sporca mi è capitato di scrivere e di occuparmene in sede di recensione: è stata una lettura che ho apprezzato molto. Per la qualità della scrittura, innanzitutto, ma anche per la capacità rara di affrontare temi complessi con precisione e naturalezza, senza rinunciare alla profondità. Il riconoscimento del Campiello Opera Prima arriva come una conferma significativa per una voce che merita attenzione.
Li avete letti? Ce n’è qualcuno che vi incuriosisce e vorreste leggere?

