Orlandi band

Il cantautore e polistrumentista romano Alessandro Orlandi ha pubblicato nel 2017 un nuovo album contenente 32 canzoni originali, di cui 16 in inglese e 16 in italiano, dal titolo Saturn’s Children. Ciò a distanza di dieci anni dalla pubblicazione del suo ultimo lavoro discografico, un CD triplo dal titolo Mille sentieri nell’ombra (Indie).

Il titolo, i “Figli di Saturno”, si ispira al mito secondo il quale il dio – avendo inghiottito i suoi figli – li tenne a lungo in pancia prima di darli nuovamente alla luce. Infatti, alcuni brani sono rimasti per molti anni nel cassetto, nella “pancia dell’autore” esattamente come i figli di Saturno.

Il motivo vero del titolo è, però, legato soprattutto al filo rosso, al tema che accomuna tutte le canzoni. Così come Saturno, armato di falce, priva l’uomo dell’inessenziale per poi condurlo alla vera essenza delle cose, in tutti i brani, che musicalmente si ispirano al pop e al rock britannico e americano, emerge potente, a volte con tratti ironici, il percorso verso la ricerca della pura essenza.

Ho ascoltato con molto piacere questa proposta che mi è stata segnalata. Il cd in inglese mi sembra molto british, un po’ nella scia dei Beatles e del pop britannico. Tra quelli in inglese mi sono particolarmente piaciuti “If love” e “Dead people”, di cui mi piace molto la parte introduttiva al pianoforte.
Tra quelle in italiano, mi è piaciuto il swing di “Stilla di stelle”,  (un po’ alla Gualazzi, e Sergio Caputo), che ha vinto il premio come “Best music video” al California International Shorts Festival 2018;  il blues di “Solo un blues”, le note più tendenti al rock di “Acqua e sapone”, il cantautorato alla De Gregori di “Perdere il cielo a dadi”. E il duetto con la splendida voce di Viviana Majkic in “Alla conquista di New York”.
Sostanzialmente, direi una bella e variegata proposta musicale, che guarda a generi diversi, percorrendoli in una direzione personale ma con le radici affondate nella storia della musica; per quello che ne posso dire, l’autore e compositore ha un grosso bagaglio musicale che gli permette di affacciarsi con sicurezza e originalità sui vari generi, dando a ciascun brano un’impronta personale.

In versione-live, i brani vengono eseguiti da una band, composta da Alessandro Orlandi, Laura Zara, Claudio e Massimo Rosari ed Egidio Marchitelli. In concerto il gruppo esegue, oltre alle canzoni del disco, anche cover dei Beatles, dei Rolling Stones, di Bob Dylan, degli Animals, di Jimi Hendrix, degli U2, di Amy Winehouse e di altri artisti inglesi e americani.

Alessandro Orlandi                                                                                       

Compositore, cantante, matematico, scrittore, editore [La Lepre edizioni | www.lalepreedizioni.com], Alessandro Orlandi suona pianoforte, batteria e chitarra acustica. Inizia a comporre canzoni nel 1971; dal 1974 ad oggi prende parte come pianista e cantante a numerosi concerti con varie band. Nel 1978 partecipa alla trasmissione di Renzo Arbore “L’altra domenica” con la cover band “Ex Abrupto” eseguendo cover dei Beatles e dei Rolling Stones. Nel 1989 esce il disco in vinile “Né swing, né slow” per l’etichetta Playgame music (Folkstudio edizioni), in collaborazione con Sergio Tiroli.

Nel 2001 pubblica (Indie) due CD musicali, “Il bambino e la balena bianca”, con brani di sua composizione, e “Shades of time”, con cover di varie band inglesi e americane.

Nel 2007 pubblica (Indie) il CD triplo “Mille sentieri nell’ombra”.

Nel 2013, all’uscita del libro L’estate di sgt. Pepper di Sir George Martin (La Lepre edizioni), ricostituisce la band “Ex Abrupto”, che si esibisce in locali e librerie per promuovere il libro.

Nel 2016 acquista uno studio di registrazione e fonda La Lepre edizioni musicali con lo scopo di produrre musica originale e fornire servizi relativi alla registrazione musicale e alla realizzazione di CD per artisti emergenti.