Ero stato io a trovare June. Per questo non dormo bene, e al mattino vado a cercare una culla che non c’è più. All’inizio, Lisa non voleva che la smontassi. Per settimane, aveva contenuto soltanto un cuscino, un ciuccio e un’anatra di pezza gialla. Una domenica, mentre Lisa era in chiesa, la smontai, misi i pezzi in una scatola, scrissi il contenuto con un pennarello nero, e la portai in soffitta. Quando Lisa tornò a casa ero a letto. La mattinata mi aveva svuotato completamente. Lisa era entrata in camera da letto, si era fermata e per un tempo lunghissimo era rimasta immobile.

«Cosa c’è?» avevo chiesto, sapendo bene cosa mancava nella stanza.

«Niente» disse lei. Era più facile così, una serie di non detti.

Il paradiso degli animali, di David James Poissant, NNEditore 2015, traduzione di Gioia Guerzoni

Come si sopravvive alla morte in culla della propria bambina? Quanto rimane delle persone che si era prima, dopo un trauma del genere? Sono le domande che il racconto “La geometria della disperazione” pone al lettore, sono i dubbi che la scrittura diretta e coinvolgente dell’autore insinua in chi si avventura tra le pagine intense che raccontano uno spaccato di vita coniugale gravato da un peso così schiacciante.

Volete sapere perché voglio morire. Ma quale può essere una risposta accettabile per voi, voi che volete vivere?

Domande, ancora domande. E dubbi. Dubbi che la realtà si stia prendendo gioco di noi, che ciò che vediamo non sia esattamente vero. Esitazioni, che trattengono sulla soglia, indecisi se fare un passo, temendo che quel passo possa cambiare tutto. Scelte da prendere: bivi che la vita pone davanti alle persone e che, una volta presi, niente sarà più come prima.

Sono alta uno e sessantadue e ho un braccio solo. Pensi davvero che potrei farti fare qualcosa che non vuoi?

I racconti di David James Poissant sono questo: mettono in scena la vita, con i suoi dilemmi, difficili da decifrare, determinanti quando si devono fare delle scelte. E poi i rapporti tra le persone, padri e figli, fratelli, amici o perfetti sconosciuti; rapporti che sono spesso in bilico, affacciati su un burrone che spaventa, o intricati e complicati dai ricordi, dal vissuto che ha lasciato segni indelebili, o desiderosi di un rilancio, protesi verso un futuro immaginato o desiderato, ma che appare incerto. E che, a volte, si risolvono con un’epifania sotto forma di un animale, come l’alligatore del primo racconto.

Primo racconto che è collegato all’ultimo, quello che dà il titolo alla silloge: un prima e un dopo. Nel primo il protagonista affronta il suo fallimento nel ruolo di padre; nel secondo cerca una redenzione.

Sedici racconti che portano per mano il lettore in mondi e vite ordinarie, in cui si possono ritrovare fotogrammi già visti, parole già sentite, perché così è la vita, la nostra, quella dei protagonisti, quella delle persone che vivono nella porta accanto.

Quella sera però, quella sera rappresentava qualcosa di nuovo, un’occasione, l’ultima, ma piena di possibilità. E solo perché il perdono era qualcosa che non si meritava, bastava quello per dare un senso alla sua richiesta. Tra di loro c’era soltanto un intero paese. Non poteva recuperare gli anni perduti, ma poteva di certo attraversarlo. (..) Che possibilità c’erano che suo figlio lo perdonasse?

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David James Poissant. I suoi racconti sono apparsi in diverse riviste e nella antologia Best New American Voices, e hanno vinto numerosi premi, tra cui l’Alice White Reeves della National Society of Arts & Letters. Con Il paradiso degli animali ha vinto il Florida Book Award 2014, ed è stato finalista al Los Angeles Times Book Prize e al PEN/Robert W. Bingham Prize. Docente del master in Fine Arts all’University of South Florida, nel 2015 viene nominato vincitore al New Writers Award for fiction, come in passato autori del calibro di Alice Munro e Richard Ford.