Fare filosofia aiuta a piazzare punti interrogativi alla fine delle parole, come fossero esplosivi. Non più “donna”, ma “donna?”, non più “si fa così”, ma “si fa così?”. Non più “è sempre stato così”, ma “è sempre stato così?”. In questo modo ogni preconcetto esplode, e si aprono passaggi segreti impensabili e altrimenti invisibili. 

Liberti della brava bambina, di Maura Gancitano e Andrea Colamedici, HarperCollins editore 2019

Insieme ad altre bloggers (ho inserito i link per ciascun personaggio), ho letto questo volume, uscito il 7 marzo, che, attraverso otto storie che spaziano dal mito alla contemporaneità, ci racconta come fin dagli albori dell’umanità, in saghe, leggende ed epopee letterarie, i modelli di donne forti sono sempre stati ridotti al silenzio. Ognuna di noi propone alcune riflessioni su una di queste protagoniste, che sono:

Era: la rinuncia alla realizzazione;
Malefica: la rabbia incontrollata;
Elena: la responsabilità delle proprie scelte;
Difred: la libertà d’azione;
Medea: il tradimento di sé;
Daenerys: la conquista del potere;
Morgana: il conflitto con il mondo;
Dina: il bisogno di condivisione.

Il ruolo della donna è stato, ed è tuttora, in certe realtà di più in altre di meno, confinato entro schemi ben precisi, per lo più legati alla famiglia e comunque subordinati all’accettazione di corrispondere a ciò che da lei ci si aspetta. La possibilità di esprimere liberamente se stessa, in ambiti e ruoli da lei scelti, non è così accessibile, e gli autori del libro, i filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici, spiegano molto bene quali siano i condizionamenti sociali che lo ostacolano.

Gli autori rileggono le storie delle protagoniste con un approccio filosofico, che parte dal porsi una serie di domande per capire quali sono i  meccanismi che circondano e intrappolano. Con la guida della filosofia, che aiuta a domandarsi il significato delle cose e indica un comportamento nel mondo, questi ritratti femminili insegnano come trasformare le gabbie in chiavi e volgere le difficoltà in opportunità.

Personalmente, ho scelto di confrontarmi con un personaggio che mi ha sempre affascinata, fin da quando ero una ragazzina, e passavo ore a leggere i romanzi dedicati ai Cavalieri della Tavola Rotonda. La mia natura ribelle mi portava a sentirmi più vicina a Morgana che non, ad esempio a Ginevra, e, nonostante una certa invidia per quello spocchioso di Artù e per i suoi valorosi compagni, il mio cuore batteva forte per lei, Morgana.

Morgana

Morgana le Fay (la fata) è rappresentata come una potente maga nelle leggende arturiane; la sua prima apparizione risale al poema di Geoffrey of MonmouthLa vita di Merlino” (risalente al 1100, circa); questo importante poema è uno dei primi testi che narrano le vicende di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, dando vita ad una delle saghe più intriganti ed amate dal pubblico di ogni epoca, anche se per motivi diversi. La fata Morgana, che è la maggiore di nove sorelle, regna, con i suoi poteri magici, sull’Isola delle Mele. E’ lei a curare re Artù ferito in battaglia, mettendo in campo i suoi poteri, per poterlo restituire alla vita e riprendere le sorti del regno dei Britanni e condurli alla vittoria.

Le vicende arturiane hanno colpito l’immaginazione di molti determinando la fioritura dei cosiddetti “Cicli arturiani” romanzi anonimi in francese risalenti al XIII secolo; in queste prime fonti letterarie Morgana è l’antagonista – sia di Artù che di Merlino -, un personaggio malvagio e disposto a tutto per il potere, oltre che una maga crudele dai forti poteri. I cicli, a loro volta, furono fonte di ispirazione per altri autori, come Thomas Malory, per il suo “Le Morte d’Arthur”, nel XV secolo.

Secondo molti studiosi di leggende celtiche, Morgana potrebbe, avere molto in comune con Morrigan, la dea celtica della guerra e della morte, rappresentata addirittura come un corvo che fa la sua apparizione sui campi di battaglia, per ghermire i corpi degli eroi morti in battaglia. A volte, viene invece rappresentata come simbolo di fertilità. Il nome di Morgana sembra direttamente collegato a quello di Morrigan, poiché provengono entrambi dalla radice “maere” che allude ad un concetto di terrore, accostata alla terminazione “rigan”, che significa regina.

Nei romanzi dei cicli arturiani, Morgana è la figlia del Duca di Cornovaglia e di sua moglie Igraine che ha anche un altro figlio, nato dalla sua relazione con il re britanno Uther Pendragon. Successivamente, eliminando il duca di Cornovaglia, il re diviene suo marito. Il bambino viene affidato a Mago Merlino e sarà proprio il futuro re Artù. Anche Morgana affina le sue innate doti con Merlino, rimanendo però in secondo piano rispetto al fratellastro che inizia ad odiare, insieme alla moglie Ginevra, e che si adopera per distruggere, potendo così raggiungere il potere.

Nell’opera di Thomas Malory, invece, Morgana viene spedita in un convento di suore; quando sua madre sposa il re Uther Pendragon, Merlino che è a conoscenza dei poteri soprannaturali di Morgana, consiglia al re di allontanarla dalla corte dandola in sposa ad uno dei suoi vassalli. Matrimonio obbligato, dunque, fonte di frustrazione e infelicità per Morgana, che decide di vendicarsi cercando di uccidere il fratellastro. Cerca anche di uccidere il marito e, successivamente, di conquistare Lancillotto, facendolo prigioniero, ma il cavaliere, innamorato di Ginevra, la rifiuta. Per questo motivo, Morgana ordisce trame contro la regina e getta discordia tra i Cavalieri della Tavola Rotonda, con l’obiettivo di annientare il re. Il poema di Malory si conclude con una rappresentazione più positiva di Morgana, che si riappacifica col fratellastro e lo raccoglie in punto di morte dopo la battaglia; è sempre lei a trasportarlo ad Avalon.

I romanzi cortesi fioriti nel Medioevo ci mostrano, dunque, una specie di adattamento del personaggio originario di Morgana a quello che erano il gusto dei tempi e i canoni letterari dominanti, dove i ruoli femminili erano stereotipati e in secondo piano rispetto a quelli maschili. Interessante è la rilettura del personaggio che si rifà al mito originario. Morgana, condotta sull’isola di Avalon dalla zia Viviana, la Dama del Lago – somma sacerdotessa del culto di una dea ancestrale, progenitrice – è dotata della “Vista” cioè della capacità di indagare il futuro, e compie con lei il suo apprendistato, per diventare anch’ella sacerdotessa. Dunque, mentre Artù viene affidato a Merlino e nel corso del suo regno sarà combattuto tra la fedeltà alle tradizioni e l’obbedienza verso i sacerdoti cristiani, Morgana rimane fedele al culto pagano, e si batte per affermare ciò in cui crede, spesso creando conflitti. È una donna forte e volitiva, spesso si sente sola nel suo perseguire ciò in cui crede, e sente il dono che ha ricevuto come un peso. Il dono della vista le permette infatti di presagire il crollo della società in cui vive, ed è cosciente del fatto che difficilmente riuscirà ad imprimere agli eventi un altro corso. Sa che il suo desiderio di salvare le cose non è sufficiente, e questo la mette in una posizione di frustrazione, spingendola ad acuire i conflitti.

Volendo traslare questo personaggio femminile nella nostra realtà di oggi, potremmo dire che ha molto in comune con le persone idealiste, quelle cioè che credono fermamente, per esempio, nell’inalienabilità di certi diritti, e che si battono strenuamente per sostenerli, andando a cozzare con una società che persegue fini diversi, dominati da altri fattori, tendenzialmente il potere e la ricchezza, associate a tutto un corollario di comportamenti nefandi per ottenerli. Una società in cui anche chi non lo fa personalmente, mantiene un atteggiamento neutro, non vuole “immischiarsi”. Un meccanismo che ha reso possibile tante tragedie – nel corso del Novecento se ne possono contare, purtroppo, molte – perché fare finta di niente significa avallare. Come può una moderna Morgana portare il suo contributo positivo nella società attuale?

Ricominciare a mettere in circolo idee che per Lei sono scontate, ma che per gli altri non lo sono più, per esempio. Raccontarle da capo, con parole nuove, mostrando un’alternativa. Creare nuove pratiche, mostrare come sia possibile convivere includendo etnie, ceti, orientamenti, credenze diversi, ma condividendo una premessa fondamentale: il rispetto dei diritti di tutti.

Attraverso quali strumenti si può agire questa posizione?

Ecco le parole chiave: poco alla volta e forse. Sono scomode, perché indicano un tempo lungo e un’incertezza. Lei non può essere sicura che le sue idee verranno accolte, che la società cambi, né che questo accada presto. Avere ragione, purtroppo, non basta: occorre imparare a dialogare con il mondo senza entrare in conflitto, anche quando la situazione è esasperante, anche quando il baratro in cui sta cadendo è profondissimo e chi ha gli occhi per vedere, la sensibilità per accorgersene, viene preso dallo sconforto.

Liberati della brava bambina rilegge ciascuna protagonista a simbolo degli aspetti che, vissuti in prima persona o indirettamente, fanno parte di una millenaria storia di sottomissione e silenzio e propone degli strumenti per liberarsi da queste gabbie e non avere paura di fiorire.

Vi segnalo l’intervista pubblicata su Libreriamo.

Gancitano ColamediciFilosofi, Maura Gancitano e Andrea Colamedici sono gli ideatori di Tlon, scuola di filosofia, casa editrice e libreria teatro, con cui organizzano i Italia e all’estero numerosi seminari di divulgazione filosofica e non solo, da Platone a Borges, da Philip K.Dick a Hannah Arendt. Insieme hanno scritto “La società delle Performance”, “Lezioni di meraviglia” e “Tu non sei Dio: fenomenologia della spiritualità contemporanea”. La loro attività filosofica di divulgazione è a trecentosessanta gradi: sulle loro seguitissime pagine social si occupano di società e vocazioni, talento e comunità.