Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

A Bloomsbury e altri racconti

Incipit del primo racconto, che dà il titolo alla raccolta

C’erano una volta, intorno al 1850, due fratelli. Il maggiore detestava il mondo in cui era nato e se ne andò in India, dove non rimase a lungo; fu in Cocincina che si ebbero le sue ultime notizie; in Sud Africa dove infine sparì. Il fratello minore rimase a Londra e divenne un avvocato di fama. Ebbe un figlio. Il figlio divenne un barrister, prese la seta e sposò la figlia di un uomo in vista del British Museum, che le lasciò la sua splendida collezione di pietre di giada. Erano una bella, solida, deliziosa famiglia che si divideva tra più case: due a Bloomsbury e una a Hampstead – finché il padre morì, e una casa, quella di Bloomsbury, si rivelò sufficiente. La terza generazione arrivò a sette figli. La Guerra si prese i primi due, lasciando quattro maschi e una ragazzina quasi del tutto cresciuti. Quando due generazioni si distinguono per qualche merito, la terza è senza dubbio degna d’attenzione. Famiglie come questa sono il tessuto stesso dell’Inghilterra, il tessuto di ogni distinta civiltà. Posseggono un discreto potere diretto, ma quello indiretto è immenso. Raggiungono per natura prestigiose posizioni di comando, e la loro eccezionale sicurezza li rende perlopiù gentili e generosi, persino con i loro figli. Poiché avevano perso due figli maschi, erano piuttosto determinati a far godere la vita ai figli che erano rimasti. In ogni modo possibile. E così facevano.

Mary Butts

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