Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Afferra il coniglio

INCIPIT

cominciare dal principio. Hai qualcuno e poi non ce l’hai. E questa è tutta la storia. Solo che tu diresti che una persona non si può avere. O dovrei dire ‘lei’? Forse così va meglio, ti piacerebbe. Essere lei in un libro. Bene.

Lei direbbe che non si può avere qualcuno. Ma non avrebbe ragione. Puoi possedere le persone per vergognosamente poco. Solo che a lei piace considerare se stessa come una norma generale per il funzionamento del cosmo intero. E la verità è che puoi avere qualcuno, ma lei no. Non puoi avere Lejla. A meno che tu non la distrugga, la incornici per bene e la appenda al muro. Eppure, continuiamo a essere noi se a un certo punto ci fermiamo? Una cosa so per certo: fermarsi e Lejla non sono mai andati d’accordo. Ecco perche ogni sua fotografia è sfocata. Non è mai stata capace di fermarsi.

Anche ora la sento divincolarsi, dentro questo testo. Potesse, si infilerebbe tra due frasi come un tarlo tra le coste di una veneziana, e distruggerebbe il mio racconto dall’interno. Si vestirebbe degli stracci luccicanti che le sono sempre piaciuti, allungherebbe le gambe, si gonfierebbe il seno, aggiungerebbe qualche onda ai capelli. Per quanto riguarda me, invece, mi farebbe a pezzi, lascerebbe pendere qualche ciocca dalla mia testa spigolosa, mi darebbe un difetto di pronuncia, mi farebbe zoppicare con la gamba sinistra, si inventerebbe una deformità congenita perché la matita mi cada di mano per sempre. Forse andrebbe un passo oltre, sarebbe capace di tanta perfidia: potrebbe non nominarmi affatto. Farebbe di me un abbozzo incompleto. Lo faresti, non e vero? Scusami, lei. Lei lo farebbe se fosse qui. Ma sono io che racconto questa storia. Posso farle tutto ciò che voglio. Lei non può farmi niente. Lei è tre battute sulla tastiera. Questa sera stessa potrei gettare il portatile nel Danubio silente, anche lei sparirebbe cosi, si scioglierebbe in fragili pixel nell’acqua gelida e tutto ciò che è stata un tempo si scaricherebbe nel lontano Mar Nero. Prima

però aggirerebbe la Bosnia, come una contessa aggira un mendicante sulla strada per l’opera. Potrei finirla con questa frase e far terminare la sua esistenza: che scompaia, che si trasformi in un volto pallido sulla fotografia della festa di maturità, che sia dimenticata tra le leggende urbane dei tempi della scuola superiore, che si intuisca a malapena sul grumo di terra che lasciammo là, dietro alla sua casa di fianco al ciliegio. Potrei ucciderla con un punto.

Lana Bastašić

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