Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Città sommersa

INCIPIT

Questa storia ha due inizi: almeno due, perché, come tutto quello che ha a che fare con la vita, è sempre difficile stabilire cosa cominci e quando, quale vertigine di casi fortuiti esista dietro ciò che sembra avvenire all’improvviso, o quale viso si è girato verso un altro in un momento del passato dando il via alla catena accidentale di eventi e di creature che ci ha portato a esistere. Innanzitutto – questo posso dirlo con discreta certezza – sono nata. Era marzo e nevicava, e l’anno era il 1987. I miei genitori si erano incontrati solo un paio di anni prima e si sarebbero separati definitivamente tre anni dopo. Sono nata da una donna con un buco in testa, Mia madre aveva avuto un incidente tredici anni prima. Rimasi una settimana sotto osservazione perché ero in astinenza dagli antiepilettici che lei era ancora costretta a prendere. Dell’incidente, del coma, delle operazioni le è rimasto soltanto un lieve avvallamento nel punto in cui manca un frammento di cranio, sostituito da una rete di metallo coperta poi nel tempo dai suoi capelli fini, di piuma. Dorme sempre dall’altro lato, perché le fa ancora male la testa che non c’è. Si può dire che da quel buco bene o male sono scaturita. La mia stessa esistenza dipende dalla ferita, porta aperta sul baratro delle possibilità. Quando mia madre è caduta da una motocicletta guidata da un altro, a ventitré anni, era in viaggio con lui per ritirare dei documenti che sarebbero serviti per il loro matrimonio. Non è andata poi così. Ed ecco che in un certo senso la traiettoria di mia madre non ancora tale, della giovinetta dal viso appuntito delle foto dell’epoca, del suo corpo scagliato sull’asfalto di una strada provinciale, ha tracciato una nuova traiettoria irreversibile da cui poi sarebbe emersa la  mia.

Marta Barone

post

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: