Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Dirt music

INCIPIT

Una notte di novembre, un’altra di quelle notti che aveva ceduto il passo al mattino senza che lei se ne fosse resa conto, Georgie Jutland alzò gli occhi e vide il proprio viso, pallido e furente, riflesso nel vetro della finestra. Era passato un solo istante da quando aveva esaminato le cianografie del progetto di un Pain Clark di un metro e settanta del 1913, che un fanatico della vela di Manila aveva messo sul proprio sito Internet, ma il server si era di colpo disconnesso e Georgie si era sentita sopraffare da una rabbia talmente assurda che si chiese cosa le stesse accadendo. Non le importava né della barca né di quel tipo di Manila: anche loro, come per tutti gli altri siti che aveva visitato nelle ultime sei ore, contavano meno di niente. A dire il vero, faceva fatica a ricordare in che modo avesse trascorso tutto quel tempo. Aveva girovagato per gli Uffizi con lo stesso entusiasmo di un turista con i piedi gonfi. Attraverso una videocamera aveva osservato le immagini in diretta da un centro commerciale di Perth, aveva poi fatto un salto al fan club brasiliano di Frank Zappa e, prima di finire in una chat dove i cittadini del mondo bramavano una qualche amputazione, aveva visto l’orinale di Francis Drake nella Torre di Londra. Connettersi – che spasso. Svignarsela sarebbe stato un termine più appropriato. Quando si piazzava sulla sedia davanti al computer, Georgie partiva come un pensionato che, intenzionato a fare incetta di monetine, perde la testa davanti a una slot machine. Notte dopo notte, nel tumulto di quelle informazioni inutili, si confrontava con individui e idee di cui avrebbe potuto benissimo fare a meno.

Tim Winton

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