Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Guerra di infanzia e di Spagna

INCIPIT

Coda di scimmia

Era il 13 febbraio del 1937. Il console Luigi Ferdinando Baldaro si accingeva a partire per la Spagna per prendere servizio a Maiorca.
Dipinta di bianco e di azzurro, una corvetta, nel porto di Napoli, si infingeva sonnacchiosa come una nave da crociera; ma con potenti motori truccati conduceva in realtà a Maiorca la famiglia del console e un gruppo di consulenti e di spie.
Con i piedi calzati in eleganti scarpette verdi e marroni dal tacco altissimo, già sulla scaletta, la moglie del console si chinò a prendere dalle braccia della balia asciutta la bambina; la donna infatti era diritta impalata sulla banchina e non la porgeva. La piccola dormiva inconsapevole. La balia era vestita di nero per vari lutti e, quando le tolsero la bimba dalle braccia, fissò con occhi ardenti la corvetta come aveva fissato le bare che le avevano portato via il marito e un figlio. Le splendeva al collo una collana di granate, emblema mercenario di quell’ultimo amore. Rimase con le braccia levate. Poi, come forsennata, si lanciò sulla scaletta e ficcò in seno alla bimba un minuscolo involto. Era un’effigie della Madonna Nera, la miracolosa Madonna dell’Arco, chiusa in un sacchettino di tela rossa piegata in otto. «Ti protegga!», esclamò, e l’ardore degli occhi le si volse in pianto.
Si usava allora, in quella parte di mondo, nel saluto o nel commiato, baciare la mano alle signore. Infinite erano le sfumature del baciamano, a esprimere i vari gradi del sentire, dall’indifferenza alla passione. Ma tre erano, in particolare, i tipi di baciamano dai quali si poteva dedurre con certezza il ceto sociale di chi lo eseguiva.
Taluni compivano quel rito con una misura, un’eleganza, un distacco tali che si capiva subito che sin dall’infanzia erano state inculcate loro tutte quelle regole di cui il baciamano era, per così dire, la prova di esame. Nella loro vita infatti non avevano mai stretto la mano a una signora; dal baciamano potevano passare solo alla carezza. Così, quando si diffuse la moda di stringere la mano alle signore, come alla fine di una partita di tennis, la disdegnarono, né vollero o seppero impararla; e quando quel saluto da moda si trasformò in costume andò insinuandosi, nel baciamano di quei signori, una sorta di compassata rigidità e di solenne determinazione, quasi non si trattasse più di un rituale atto di cortesia, ma di una professione di fede.
C’era poi il baciamano dei parvenu, o troppo alto, o troppo profondo, o troppo legnoso, o invece circonvolutorio e molle; si poteva allora dedurre che solo di recente avevano imparato le buone maniere e che in gioventù i loro corpi non si erano dedicati alla ginnastica da camera o al tennis, né le loro anime a circuire belle donne nei salotti, sfiorando ora all’altezza del polso, ora tra le punte delle dita, ora nelle fossette fra le nocche, il confine tra l’anima e il corpo.
C’era infine il baciamano del console, che non era né quello del signore nato né quello del parvenu, ma piuttosto quello dell’attore. L’occhio sorrideva ironico, e con esso tutto il corpo nella curva dell’inchino. Il console infatti, per le sue esperienze di vita e la sua professione, aveva avuto modo di imparare, nel contempo, la raffinatezza delle buone maniere e l’arroganza dei privilegi che esse ammantano.
Quando, su quella piccola corvetta, bianca e azzurra, truccata da nave da crociera, il console partì alla volta dell’isola con la famiglia, nei saloni fece la conoscenza della signora di Son Batle.
Alla signora piacque il baciamano del console.

Fabrizia Ramondino

Recensione

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