Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Il giorno prima

INCIPIT

Joseph, stretto forte a me. Lui sul portapacchi, a gambe larghe come un cowboy per colpa delle borse. Io chino sul manubrio, la mano destra a tormentare l’acceleratore. Lui con le braccia in aria. Cantava a squarciagola. Canzoni tutte sue, senza testo né musica, parole sghembe suggerite dalla birra. Gli urli del motore svegliavano la città addormentata. Mio fratello gridò. «Così va la vita». Non ero mai stato tanto orgoglioso.

Prima di quella notte avevo guidato il motorino di Jojo solo una volta. Girando in tondo nel cortile della fattoria, come un cavallo da maneggio frenato dalla cavezza. Aveva comprato quel Motobécane per sostituire la vecchia Renault che non usava più. Lui non aggiustava la sua macchina, la cambiava. Lasciandola a invecchiare sul marciapiede. «La useremo la domenica». A ventisette anni mio fratello aveva abbandonato anche la sua vecchia bici per il ciclomotore. “La rolls Royce della gente onesta” lo chiamava. In cambio di una moneta lucidavo la carrozzeria, toglievo il fango che chiazzava le forcelle, pulivo i fari, ingrassavo i pedali. Avevo il permesso di sistemare gli attrezzi sotto la sella. Tutti la chiamavano “la Blu”. Mio fratello l’aveva ribattezzata la Gulf, come la Porche 917 di Steve McQueen in Le 24 Ore di Le Mans, che Jojo mi aveva portato a vedere al Majestic. Steve McQueen era il pilota Michael Delaney. «Da noi, Michael Delaney si dice Michel Delané» mi aveva spiegato mio fratello. Ero rimasto di sasso. Io e Delané avevamo lo stesso nome.

Sorj Chalandon

Recensione

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