Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

La fotografa degli spiriti

INCIPIT

Capitolo 1

Monferrato, aprile 1906

 «Fotografie, ritratti di famiglia, ricordi della cresima e della leva militare, fidanzamenti, matrimoni!».
Al suono di quella strascicata litania, le porte che davano sul viottolo cominciarono a dischiudersi, rivelando anditi bui che si accendevano di occhi curiosi.
«Fotografie, ritratti di famiglia, ricordi della cresima!».
Col naso appena fuori dall’uscio, le donne videro sfilare la piccola processione: in testa un uomo di mezz’età con baffi a manubrio e un abito di squisita fattura, che tuttavia non riusciva a dissimulare il suo fisico tarchiato. Al suo braccio una donna molto più alta di lui dall’incarnato bruno, i lunghi capelli neri fermati da un vistoso pettine dorato e un abito a fiorami rossi che l’avvolgeva aderente; un vestito bizzarro e molto sfrontato, rispetto ai sottanoni e alle camiciole smorte nelle quali usavano infagottarsi le donne del paese. Dietro la coppia mal assortita vi era infine un ragazzo sui quattordici anni che latrava la sua filastrocca, spingendo un pesante carretto dipinto di verde scuro sulla cui fiancata si leggeva, a caratteri dorati ormai sbiaditi: «FOTOGRAFIE BARDELLA».
Il ragazzo era il dettaglio meno interessante del corteo; si trattava di Berto, il figlio minore di un mezzadro dei dintorni, ed era stato assoldato per spingere il carretto delle attrezzature. La vera attrazione non era neppure la procace signora che i paesani avevano soprannominato, sin dalla sua prima apparizione qualche primavera addietro, “la Valenziana”; bensì, il personaggio davvero notevole era munsù Bardella, che di tanto in tanto percorreva le strade dei paesini abbarbicati sulle colline del Monferrato, cambiando per sempre il destino di qualche fortunata famiglia.
Le porte erano ormai tutte spalancate e inquadravano donne di mezz’età sorridenti con giovinette al seguito. Le arcate che si aprivano sui cortili interni si erano popolate di anziani, bambini e giovanotti che sfioravano con sguardi furtivi la bella Valenziana. Se solo la donna avesse rivolto loro un accenno di sorriso sarebbero fuggiti a rimpiattarsi nelle stalle come pulcini impauriti, ma quella stessa sera chi fosse passato in piazza li avrebbe uditi esternare tra le risate i più audaci commenti sulla moglie del fotografo.
«Buondì munsù Bardella!», salutò festosamente una donna sporgendosi dalla porta di casa. «Salutate i signori Bardella, bambine!». Dal buio emersero tre ragazzine nei loro scialli migliori, già troppo pesanti per il mese d’aprile.
«Non sono belle le mie ragazze?», domandò la donna afferrando il mento di quella che aveva accanto, per costringerla a mostrare il volto al fotografo.«Sono bambine graziose», le concesse l’uomo, «e tra qualche anno saranno belle signorine».
«Rosetta ha sedici anni», continuò la donna tirando la ragazza per il mento, «sa cucinare, cucire e ricamare: vedesse che bel corredo sta preparando!».
«Se la sua Rosetta ha già sedici anni», sorrise il Bardella, «allora le dia latte tutti i giorni, altrimenti non si svilupperà mai, e non le rifili quel latticello trasparente che rimane dopo aver tolto tutta la panna per farci il burro da vendere al mercato».
Le vicine della donna non distinsero le parole del Bardella, ma videro chiaramente il volto di lei avvampare di vergogna, per poi sbiadire di mortificazione.
«Fotografie, ritratti di famiglia, ricordi della cresima e della leva militare, fidanzamenti...».
«Munsù Bardella!», una giovane donna lo richiamò da un portone. «Quanto chiede per una fotografia dei miei piccini?». La bambina, di circa sette anni, indossava una tunichetta bianca, mentre suo fratello maggiore una giacchetta ravvivata da una fascia di raso bianco stretta alla manica.
«Comunione e cresima?», domandò il fotografo.
«Sì, lui si è cresimato la scorsa primavera e lei farà la comunione il prossimo maggio, ma vorrei farli fotografare insieme perché...».
«Le farò un buon prezzo, signora», ebbe la premura di prevenirla, «due scatti al prezzo di uno».
Il fotografo entrò nel cortile con la sua bella moglie al braccio e il ragazzo li seguì col carretto.
«Forza, Berto, tira su il fondale», gli ordinò.
Il ragazzo trasse dal carretto ciò che sembrava un rotolo di stoffa di quelli che si vendono nelle mercerie, anche se molto più grande. Le sue manovre attirarono una piccola folla di curiosi.
«State di qua, signori», raccomandò il Bardella a un gruppetto di anziani, «altrimenti finirete nella fotografia, e mi pare che voialtri la prima comunione l’abbiate fatta da un pezzo!».
I vecchi contadini risero di gusto e si piazzarono dove gli era stato ordinato.
«Quante volte devo ripetertelo Berto?», sbottò il Bardella indicando il telo che il ragazzo aveva appena issato e che mostrava il dipinto di un giardino fiorito. «Quello è il fondale per matrimoni e fidanzamenti! Lo sfondo per comunioni e cresime è quello con gli angeli! Abbiamo fondali per ogni occasione, sapete?», informò il suo ormai folto pubblico, ben sapendo che già prima di scattare le fotografie ai due bambini avrebbe trovato altri clienti.
Come previsto, infatti, alla foto dei due fratellini ne seguirono molte altre, che costrinsero il povero Berto a cambiare più volte il fondale e quando tutti – novelli sposi, neonati col vestitino battesimale, coscritti con le coccarde tricolore – furono accontentati, l’armamentario tornò sul carretto e la processione riprese la sua marcia.
«Fotografie, ritratti di famiglia, ricordi della cresima e della leva militare, fidanzamenti, matrimoni...».
Gli usci sulla strada si dischiusero nuovamente. Alcune madri cercavano lo sguardo di Berto nella speranza che potesse perorare la loro causa, ma lui rispondeva a quelle espressioni imploranti con un ghigno di scherno. Quelle donne lo avevano sempre guardato col naso arricciato perché era il figlio di un mezzadro e, ora che lavorava per un famoso sensale, un bacialè come lo chiamavano da quelle parti, speravano che lui dimenticasse la loro superbia.

Desy Icardi

Recensione

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