Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

La porta del sole

INCIPIT

È morta Umm Hasan. Ho visto gente correre all’impazzata nei vicoli del campo. Ho sentito che piangevano. Uscivano di casa, chinavano il capo per raccogliere le lacrime e correvano via. È morta Nabila, la moglie di Mahmùd Qàsimi, la madre di tutti noi. La chiamavamo tutti “mamma” perché chiunque sia nato nel campo profughi di Shatìla quando è uscito dalle viscere di sua madre è caduto direttamente nelle sue mani. Anch’io. Sono caduto nelle sue mani e, il giorno in cui è morta, mi sono messo a correre. Umm Hasan era arrivata da Kuwaykàt, il suo paesino in Galilea, ed era diventata l’unica levatrice del campo di Shatìla. Una donna senza età e senza figli. L’ho conosciuta quando era già anziana: spalle cadenti, un volto tutto rugoso e raggrinzito, occhi grandi che brillavano in un candido viso squadrato, uno scialle bianco a coprirle i capelli argentati. Sana’, la sua vicina di casa, moglie di Karìm Jashi, il venditore di kunàfa, ha raccontato che ieri sera Umm Hasan è passata a trovarla e le ha detto che la morte era in arrivo.

Elias Khoury

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