Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Le anime grigie

INCIPIT

Non so bene da dove cominciare. È molto difficile. C’è tutto questo tempo andato, che le parole non riacciufferanno mai, e così i volti, i sorrisi, le ferite. Ma bisogna pure che io cerchi di dire. Di dire ciò che da vent’anni mi rode l’animo. I rimorsi e le grandi domande. Bisogna che apra il mistero a coltellate come se fosse una pancia, e che vi immerga le mani, anche se questo no cambierà niente di niente. Se mi domandassero per quale miracolo conosco tutti i fatti che racconterò, risponderei che li so, punto e basta. Li so perché mi sono familiari come la sera che scende e il sole che sorge. Perché ho passato la vita a volerli radunare e ricucire, per farli parlare, per ascoltarli. Una volta era un po’ il mio mestiere. Farò sfilare non poche ombre. Una soprattutto sarà in primo piano. Apparteneva a un uomo che si chiamava Pierre-Ange Destinat. Fu procuratore a V. per oltre trent’anni ed esercitò il suo mestiere come un orologio meccanico che non si scompone e non si ferma mai. Una grande arte, se si vuole, e che non ha bisogno di museo per mettersi in luce. Nel 1917, al momento del Caso, come è stato chiamato da noi sottolineando la maiuscola con sospiri e mimiche, lui aveva più di sessant’anni ed era andato in pensione un anno prima. Era un uomo alto e magro, che somigliava a un uccello freddo, maestoso e distante. Parlava poco. Impressionava molto. Aveva occhi chiari che parevano immobili e labbra sottili, senza baffi, fronte alta, capelli grigi.

Philippe Claudel 

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