Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Le vie dell’Eden

La Strada della Morte

Il mio avvocato dice che anche se decideremo di mentire in tribunale, conviene avere chiara la verità. E che la cosa migliore è riportare tutti gli eventi esattamente come si sono svolti. Perciò eccoli qui.

Fino a quel momento non mi era mai capitato di vedere sul giornale la fotografia di un conoscente, morto. Lo so, in questo paese ha dell’impossibile. Prima o poi, con tutte le guerre e le operazioni-che-di-fatto-sono-guerre, ti deve succedere di scorrere la prima pagina e imbatterti nella fotografia di un ex compagno di classe. O di un commilitone. E invece no. Chissà come, sono riuscito ad arrivare a metà della mia vita senza dover affrontare quest’esperienza. Forse per questo il brivido è stato così intenso. Di solito si dice «brivido» perché non si trova una parola più precisa, ma a me è davvero venuto freddo alle scapole. E al coccige. Sono rimasto raggelato davanti alla foto nel piccolo riquadro, che non si trovava in prima pagina: era tra le ultime, vicino ai necrologi. Non ho avuto bisogno di soffermarmi. Era lui. Avevamo trascorso insieme a La Paz solo qualche ora, ma quel viso mi era rimasto impresso. Il naso scolpito. Gli occhi, che persino nel bianco e nero del giornale s’indovinavano chiari. La barbetta da monaco. Nel trafiletto sotto la foto si diceva che Ronen Amirov, turista israeliano di ventotto anni, era rimasto ucciso in un incidente sulla «Strada della morte», in Bolivia, mentre era in luna di miele. La bicicletta su cui era in sella, c’era scritto, aveva sbandato ed era precipitata nel baratro. La moglie, Mor Amirov, che era con lui al momento dell’incidente, aveva chiamato i soccorsi, ma al suo arrivo la squadra medica aveva potuto solo constatare la morte. La bara stava rientrando in Israele. Il funerale si sarebbe svolto nei giorni a venire.

Eshkol Nevo

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