Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Mrs Bridge

INCIPIT

I. Amore e matrimonio

Si chiamava India, un nome a cui non riuscì mai ad abituarsi. Aveva il sospetto che i suoi genitori, nel darglielo, avessero avuto in mente un’altra persona. O forse avevano sperato di avere una figlia diversa. Da bambina era stata più volte sul punto di indagare, ma il tempo era passato e non l’aveva mai fatto. Da ragazza le era capitato spesso di pensare che se la sarebbe cavata benissimo anche senza marito, e terminati gli studi questa convinzione aveva prevalso per alcuni anni, con grande pena di suo padre e di sua madre. Fino a una sera d’estate e a un giovane avvocato di nome Walter Bridge: molto alto e distinto, rosso di capelli, con una faccia intelligente che esprimeva una ferma determinazione e le spalle piuttosto curve, tanto che perfino con la schiena dritta il soprabito gli pendeva sul davanti. Lo conosceva da diversi anni e non ci aveva mai trovato niente di speciale, ma quella sera d’estate a casa dei suoi genitori, in veranda, giocherellando con un rametto di menta e facendo finta di ascoltarlo, l’aveva osservato attentamente. Lui le aveva detto che aveva intenzione di diventare un uomo ricco e di successo, e che un giorno avrebbe portato sua moglie – «quando mi deciderò a sposarmi» – aveva specificato, perché non si sentiva ancora pronto a impegnarsi – un giorno avrebbe portato sua moglie a fare un lungo viaggio in Europa. Le aveva parlato di Ruskin e Robert Ingersoll, e quella sera in veranda, più tardi, mentre i suoi genitori si preparavano per la notte e tutt’intorno le cavallette cantavano fra gli olmi, le aveva letto dei versi delle Rub’ayyat. Qualche mese dopo la morte di suo padre sposò Walter Bridge e si trasferì con lui a Kansas City, dove il marito aveva deciso di aprire uno studio.

Evan Shelby Connell

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