Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Noi diversi

INCIPIT

Pensavo che quello fosse un segno. Per un’intera estate, ogni notte serena sono uscito di casa. Prima mi fermavo a osservare il cielo dal soggiorno: quando la luce riempie i vetri delle finestre fino a dilatarli, e le ombre ondeggianti delle tende dal pavimento si arrampicano sulla parete, allora il sole si è abbassato a sufficienza. Indosso la giacca, perché mia madre mi ha proibito di uscire senza la sera, e sgattaiolo fuori casa. La porta d’ingresso si trova sul lato sbagliato – almeno per quanto mi riguarda – così non posso godere subito della scena che aspetto. Nel cortile davanti mi attendono il crepuscolo e l’aria fresca. Il buio ormai si impadronisce della siepe e riempie le concavità dei due giovani pini, piantati accanto al cancello. Le cime dei monti, per mesi ricoperte di ghiaccio e neve, ora nude e attraversate da una sottile foschia, si innalzano fiere una dietro l’altra, mentre la luna sorge subito sopra, appena visibile. Allontanandosi, le montagne assumono un colore bluastro sempre più intenso e il cielo, invece, pian piano schiarisce, così ho l’impressione che la terra e il cielo si ricongiungano prima dell’orizzonte. Poi giro intorno alla casa, sapendo che sul retro la luce del giorno resiste ancora. L’erba all’improvviso inizia a brillare; raggiungo il portico in legno e salgo i tre gradini scricchiolanti, poi mi appoggio allo steccato marrone scuro e guardo giù per il pendio. La valle sottostante è dominata da un grande lago e, sulla riva più vicina, da una città, circondata da colline boscose simili alla nostra. Nel sole basso l’acqua risplende, e così il lago sembra muoversi e non appartenere a quell’immagine in cui tutto appare immobile. Un lieve vento fresco risale il pendio e mi accarezza il viso.

Veselin Marković

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