Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Norwegian blues

INCIPIT

La prima volta che vidi i fratelli Thorsen fu in chiesa a Kongsvinger. Mi trovavo lì per fare da padrino a un battesimo, e raramente avevo avuto un peggior faccia a faccia con una domenica mattina. La sera prima era finita in un disastro totale. Un gruppo di musicisti locali – che a detta del padre del battezzando avevano fatto più di qualunque altra band norvegese per modernizzare il blues – aveva tenuto un concerto privato. Ma come produttore discografico ho un palato un po’ più esigente degli avventori mezzo sbronzi dei pub, e quel tentativo di servire roots music in veste nuova mi aveva solo spinto a cominciare a bere. E, ancor peggio, a continuare, io che non ho mai retto i distillati bruni. Quando la domenica mattina avevo disseppellito la mia faccia dal vapore sullo specchio del bagno, mi era parso altamente improbabile riuscire a recuperare un decoro sufficiente per presentarmi davanti a un fonte battesimale, senza contare che avrei dovuto sostenere lo sguardo del pastore il tempo necessario a pronunciare il nome Hubert senza farlo suonare come uno scongiuro. Cercai di fami forza visualizzando il volto del defunto chitarrista di Howlin’ Wolf, in onore del quale il battezzando avrebbe ricevuto il nome, ma tutto quello che riuscii a rievocare fu un gorgo nero che risucchiava tutto il mondo. Mi ci vollero due caraffe di caffè per rimettermi in piedi e trascinarmi in chiesa, ma già all’altezza della penultima panca dovetti far cenno al resto della comitiva che avevo bisogno di sedermi un attimo prima di raggiungere le file riservate a padrini, madrine e genitori. Non sono mai stato particolarmente credente, ma mentre me ne stavo seduto lì in fondo, nel tempio di dio, non potei fare a meno di ripensare a una storia della Bibbia che mio nonno amava raccontare: quella di san Paolo che cadde a terra sulla via di Damasco e dovette diventare cieco per riuscire a vedere. Quando mi precipitai fuori dalla chiesa e passai sopra a una discreta serie di tombe nel tentativo di raggiungere il bagno prima che la catastrofe diventasse realtà, feci appena in tempo a domandarmi se anch’io non fossi stato messo alla prova come lui, poi spalancai la porta del gabinetto e mi gettai in ginocchio davanti alla porcellana.

Levi Henriksen

post

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: