Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Olga

INCIPIT

«Non le darà disturbo, le piace soprattutto starsene in piedi a guardare». La vicina, a cui la madre lasciò la figlia, all’inizio stentava a crederci, invece era proprio così: la bambina, un anno appena, se ne stava lì in cucina a guardare, uno dopo l’altro, il tavolo con le quattro sedie, la credenza, i fornelli con le padelle e i mestoli, il lavello munito di specchio per servire anche da lavandino, la finestra, le tende e, infine, la lamapada appesa al soffitto. Poi fece qualche passo verso la porta che si apriva sulla camera da letto e anche qui esaminò tutto: il letto, il comodino, l’armadio, il comò, la finestra e le tende e, ancora per ultima, la lampada. Il suo sguardo era attento, anche se gli spazi nella casa della vicina non erano distribuiti o arredati in maniera così diversa rispetto a quella dei suoi genitori. Quando la vicina pensò che la piccola taciturna avesse ormai visto tutto quello che c’era da vedere in quell’appartamento di due stanze – il gabinetto era sulle scale – la aiutò a salire sulla sedia accanto alla finestra. Il quartiere era povero, e dietro a ognuno degli alti caseggiati si apriva un cortile stretto, seguito da un altro caseggiato. La viuzza era affollata di persone che uscivano dalle tante case intorno; poi c’erano il tram e i carretti che vendevano frutta, verdura e patate; gli ambulanti, uomini e donne, con le cassette appese al collo, che vendevano sigarette, fiammiferi e cianfrusaglie varie; i ragazzini che vendevano giornali e le donne che vendevano se stesse. Gli uomini agli angoli delle strade sembravano aspettare un’occasione, una qualunque.

Bernhard Schlink

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