Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Stato di emergenza

INCIPIT

La sala da tè di cui quasi vent’anni prima ero stato il più giovane cliente abituale si è ingrandita, senza risultare snaturata. Per la verità sono state soltanto aggiunte alcune sedie in plastica nello stretto passaggio tra due fuligginosi edifici coloniali, ma in questo posto persino il semplice spostamento di qualche sedia costituisce una rivoluzione culturale. Dato che il comune senso del gusto sembra essersi atrofizzato tre o quattro decenni fa, in generale al Cairo il progresso consiste nell’impedire il progresso, per dirla con Adorno. Verso l’una o le due compaiono quelle che sono senz’altro le puttane più stanche del Cairo, per un’ultima Coca-Cola oppure per il primo cliente, mentre Umm Kulthum canta di “quei giorni”, come ogni notte. Il fascino della sala da tè, proprio come qualsiasi locale al mondo degno di questo nome, sta nel fatto che non c’è niente che si armonizzi con tutto il resto e proprio per questo tutto si armonizza: l’arredamento e la decorazione, che fin dall’inizio devono essere stati logori; il cortese personale, che peraltro fa pagare più del dovuto; la talentuosa orchestra araba proveniente dagli altoparlanti più molesti; gli uomini, che con i loro giochi di carte e da tavola si trasformano in ragazzini; le donne, che a loro volta si comportano come fossero ancora giovani; e soprattutto le risate, le forti,scroscianti, chiassose, stridule, roche, maligne, autoironiche, intime, astute, bonarie, indulgenti risate che al Cairo si sentono più spesso che in qualunque altra città e che in nessun luogo come al Cairo si sentono così spesso quanto nel corso di una serata in questa sala da tè, e fortunatamente si continuano a sentire; devo scriverlo perchè ogni volta che ci torno temo che la magia che avvolge questo posto possa essere scomparsa.

Navid Kermani

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