Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Una tomba per Boris Davidovič

INCIPIT

Questo racconto, un racconto che nasce nel dubbio e nell’incertezza, ha un’unica sfortuna (alcuni la chiamano fortuna), di essere vero: annotato dalla mano di gente rispettabile e di testimoni degni di fede. Tuttavia, per risultare attendibile nel modo sognato dall’autore, dovrebbe essere narrato in romeno, ungherese, ucraino, oppure in yiddish; o forse, e soprattutto, in un miscuglio di tutte queste lingue. Allora, secondo la logica del caso e di eventi torbidi, complessi e oscuri, nella coscienza del narratore potrebbe balenare persino qualche parola in russo, ora tenera come teljatina, ora dura come kinžal. Se il narratore fosse in grado di cogliere l’irraggiungibile e spaventoso istante della confusione babelica, si potrebbero udire le umili suppliche e le terribili imprecazioni di Hana Krzyžewska, pronunciate di volta in volta in romeno, polacco, ucraino (quasi che la sua morte fosse solo la conseguenza di un enorme e fatale equivoco), perché poi, nello spasimo premortale e nella quiete che a esso subentra, il suo delirio si trasformi nella preghiera dei morti, proferita in ebraico, lingua del principio e della fine.

Danilo Kiš

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