Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Una vita francese

INCIPIT

E mia madre cadde in ginocchio. Non avevo mai visto nessuno accasciarsi così all’improvviso. Non aveva neanche avuto il tempo di riagganciare il telefono. Mi trovavo all’estremità opposta del corridoio, ma riuscivo a percepire ogni suo singhiozzo e i tremiti che la percorrevano. Le sue mani sul viso sembravano una ridicola fasciatura. Mio padre le si avvicinò, agganciò la cornetta e si accasciò a sua volta sulla poltrona dell’ingresso. Chinò il capo e si mise a piangere. Ammutolito, terrorizzato, rimasi immobile in fondo a quel lungo corridoio. Tenendomi a distanza dai miei genitori, mi sembrava di rimandare il momento, di preservarmi ancora qualche istante da una notizia terribile di cui però intuivo il tenore. Perciò rimasi lì, in piedi, al limitare del dolore, la pelle che scottava e gli occhi in agguato, a osservare la velocità di propagazione dell’infelicità, aspettando di essere spazzato via a mia volta. Mio fratello Vincent è morto domenica 28 settembre 1958, a Tolosa, all’ora di cena. La televisione aveva appena annunciato che 17.668.790 francesi avevano finalmente adottato la nuova Costituzione della Quinta Repubblica. Quel giorno né mio padre né mia madre erano andati a votare. Avevano passato la giornata al capezzale di mio fratello, le cui condizioni erano peggiorate la sera prima. Operato di appendicite degenerata in peritonite acuta, aveva perso conoscenza nel pomeriggio. Mi ricordo che il medico di guardia aveva parlato a lungo con i miei genitori per prepararli a un esito che, ai suoi occhi, era inevitabile.

Jean-Paul Dubois

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