La tela di Francisco Goya, dipinta nel 1814 e oggi visibile al Museo del Prado a Madrid, rappresenta con grande forza narrativa e visiva gli orrori della repressione operata da parte dell’esercito napoleonico, al comando di Gioacchino Murat, a Madrid,  dei moti che poi sfociarono in quella che viene denominata la guerra di indipendenza spagnola.

Napoleone con abilità convinse l’inetto re spagnolo Carlo IV che insieme avrebbero potuto conquistare e spartirsi il Portogallo, traendone beneficio entrambi. In realtà, la vera intenzione era quella di conquistare la Spagna: il controllo dello stretto di Gibilterra era il vero motivo per cui Napoleone muoveva i suoi passi. Spacciando la manovra come l’invio di rinforzi all’esercito spagnolo, 23.000 soldati francesi entrarono incontrastati nella penisola iberica nel novembre 1807. Nel febbraio 1808 gli obiettivi dell’imperatore divennero chiari.  Il 19 marzo il re Carlo IV fu costretto ad abdicare in favore di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone. Il 2 maggio la popolazione di Madrid diede avvio ad una grande rivolta.

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Una folla di cittadini circondò e attaccò le truppe francesi: erano soprattutto persone della classe operaia, infuriate per la mancanza di reazioni da parte del governo spagnolo. Centinaia di civili rimasero uccisi negli scontri, insieme a decine di soldati delle truppe francesi.

La risposta di Murat non si fece attendere e fu rapida e spietata. Tra il 2 e il 3 maggio molti dei capi della sollevazione furono portati innanzi al plotone di esecuzione. Con questa azione di forza Murat credette di avere del tutto stroncato le iniziative popolari avverse; ottenne, invece, l’effetto contrario. La rabbia salì ancora e la rivolta, da localizzata, divenne nazionale, appoggiata prontamente dagli inglesi che ne approfittarono per cercare di arginare l’azione espansionistica della Francia.

I fatti del 2 e il 3 maggio divennero il punto di partenza di una guerra di indipendenza che portò alla definitiva espulsione dell’esercito francese dai territori spagnoli. Furono proprio i fatti del 3 maggio – le esecuzioni di massa – ad ispirare l’opera di Goya: insieme a Guernica di Picasso, uno dei manifesti più vibranti contro l’orrore della guerra.

Le rivolte di maggio furono soffocate con grande spietatezza da Murat: i leader furono fucilati in diverse parti della città, tra cui la collina di Principe Pio, dove si ritiene sia ambientato il dipinto di Goya. Vi vennero giustiziate circa ventiquattro persone e, su ordine di Murat, i loro corpi vennero lasciati sulla collina per più di una settimana, come monito contro ogni altro tentativo di ribellione.

Nel 1814 la monarchia spagnola fu restaurata sotto Ferdinando VII ma ciò non fu visto da tutti in modo positivo. Anche Goya, che aveva allora sessantotto anni, non fu felice: non amava il monarca, ritenendolo autoritario e conservatore. Goya aveva appoggiato i valori illuministi di Napoleone e desiderava che le riforme avviate in Francia prendessero forma anche in Spagna, ma la violenza con cui le sollevazioni popolari furono stroncate convinse Goya ad allontanarsi da Napoleone.

goya disastriDurante i moti insurrezionali, Goya dipinse una serie di acqueforti, I disastri della guerra che raffigurano gli scontri tra le truppe francesi e i guerriglieri spagnoli, e le terribili conseguenze della guerra sulla popolazione civile. Goya li eseguì tra il 1810 e il 1814, proprio mentre la guerra devastava la Spagna. Espresse così la sua totale disapprovazione per la guerra e tutto ciò che essa comporta: una barbarie che trascende i valori nazionalistici, e che va denunciata indipendentemente dalle parti in causa. Questo suo pensiero, all’epoca, era assolutamente nuovo e osteggiato: il pensiero comune voleva che i patrioti fossero rappresentati come eroi, mentre Goya non esitò a denunciare gli orrori commessi da entrambi le parti.

Goya credeva nei valori universali di libertà e giustizia e volle darne una rappresentazione attraverso i due dipinti che descrivono le violenze dei moti di maggio.

Il 2 maggio racconta il momento in cui era iniziata la rivolta; il 3 maggio mostra la brutale repressione che ne seguì. Nel primo dipinto, la scena raffigura la carica della cavalleria francese contro i rivoltosi a piazza Puerta del Sol; nel secondo la rappresaglia successiva. Poco prima dell’alba del 3 maggio, i francesi radunarono centinaia di spagnoli e li giustiziarono tutti.

Sicuramente il 3 maggio ha un impatto emotivo maggiore: ciò nonostante non fu apprezzato né esposto fino al 1872. In esso i sentimenti e gli stati d’animo sono messi prepotentemente in risalto: incredulità, orrore, disperazione, pietà, paura, rassegnazione, sono perfettamente leggibili sui volti, nelle espressioni, nelle posture e nei gesti delle figure che danno vita alla scena.

Si vedono due gruppi di uomini: il plotone di esecuzione, anonimo, perfettamente allineato, senza volto e quasi robotico, proteso nella linea d’acciaio dei fucili, e di fronte il gruppo scomposto e inerme delle vittime. I primi rendono bene l’idea  della macchina da guerra, mentre i secondi esprimono l’umanità sopraffatta. L’attenzione converge sulla figura centrale, l’uomo con le braccia alzate, illuminato dalla luce della grande lanterna. I suoi abiti contadini e l’espressione del volto lo rendono una delle presenze più vive di tutta l’arte: Picasso, in Guernica, lo riproduce, nella parte destra del murale. Goya usa il colore in modo emozionale: il bianco della camicia, contrapposto ai grigi e ai neri, attrae l’attenzione dello spettatore e simboleggia la vita stroncata dal male, simboleggiato dalle tenebre che avvolgono la scena.

Le figure intorno all’uomo, simboleggiano gli stati d’animo del popolo: un uomo che inveisce col pugno rappresenta la rabbia, l’uomo che si inchina a terra esprime la resa alla forza bruta che li sovrasta, l’uomo che si copre il volto con le mani esprime l’umiliazione mentre quello che guarda con disprezzo i soldati rappresenta l’odio. Il monaco tonsurato rappresenta il fallimento della chiesa.

La scena si svolge in uno spazio ristretto: i due gruppi si fronteggiano a breve distanza, separati dalla luce della lanterna, mentre sullo sfondo si stagliano il colle, immediatamente a ridosso dei popolani, ed il paesaggio urbano di Madrid.

Questo dipinto, così come molta dell’opera complessiva di Goya, rappresenta la sua netta presa di posizione: contro l’esaltazione dell’eroismo della guerra e la sua idealizzazione, l’artista preferisce denunciarne la brutalità e la atrocità.