Tutti conoscono il Lorca poeta, una delle voci più originali e significative del Novecento, un artista che poteva continuare ad offrire al mondo molto di sé se non fosse stato assassinato all’alba del periodo più tragico della recente storia spagnola.

Non tutti conoscono le sue opere teatrali (nel blog trovate tre recensioni, ognuna dedicata ai drammi capolavoro della trilogia rurale; presto parlerò anche di Mariana Pineda); ancor meno, credo, si conosca la raccolta di prose che Lorca, ventenne e allora quasi sconosciuto, pubblicò nel 1918 a Granada – il suo primo libro – e di cui parlo oggi:

Impressioni e paesaggi, di Federico García Lorca, Passigli Editori, 1993, a cura di Carlo Bo. Nell’edizione sono presenti anche le prose postume e alcune conferenze.

Si tratta di un libro di viaggio in prosa in cui già si incontrano gli spazi magici del suo teatro e della sua poesia e i simboli del sogno e della morte che popolano tutta la sua opera posteriore. In queste prose Lorca elabora una trasposizione poetica dell’Andalusia, trasformandola in un paese onirico; ecco che il poeta riesce a cogliere e portare alla luce gli aspetti più tragici dell’immaginazione popolare, profondamente pagana sebbene nascosta sotto un pesante abito cattolico. Il linguaggio è fortemente poetico e musicale, grazie alle frequenti sinestesie collegate all’ambito musicale. Non è difficile intuire il giovane poeta “che parla della provincia e si muove fra gli stimoli di una immaginazione violenta”.

Quelli che Lorca fece nei suoi anni giovanili erano “viaggi d’arte”, organizzati dal professore Martín Domínguez Berrueta, scaturiti in larga parte dall’interesse del poeta per la cultura classica spagnola del Siglo de Oro, dall’amore per Machado e dalla sua immensa curiosità.

Carlo Bo nella prefazione spiega bene la linea che congiunge queste prime prose giovanili con le opere poetiche della maturità:

(..) c’è una linea continua di ispirazione fra il timido prosatore degli inizi e il sapiente lirico delle Gacelas: il fondo è lo stesso, mutano naturalmente i modi e i sistemi di resa.

(..) ciò che conta è lo stato personale di passione di un giovane che si muove tra poesia, musica, arte e alla fine si abbandona nella luce del paesaggio. Ecco perché gli elementi culturali si fondono con quelli intimi e personali.

Quello che emerge è quanto il Lorca bambino e adolescente ha assorbito nell’ambiente denso di stimoli in cui è cresciuto e di cui si è nutrito: l’arte, la musica, la letteratura, coniugati con la sua sensibilità e con i primi studi.

Dunque vale davvero la pena di leggere questa sua prima opera: un atto di nascita che è una dichiarazione della sua poetica e della sua anima.

Riporto degli estratti dalla prosa Granada. Albayzín:

Sorgono fra echi fantastici le case bianche sul monte … Di fronte, le torri dorate dell’Alhambra mostrano tagliate nel cielo un sogno orientale.

Il Dauro grida i suoi pianti antichi lambendo terre di leggende moresche.

Nell’aria vibra il suono della città.

L’Albayzín è ammucchiato sulla collina con le sue torri piene di grazia mudejar. C’è un’infinita armonia esterna. La danza delle casupole intorno al monte è dolce. A volte fra il bianco e il rosso della costruzione, ci sono macchie dure e verdi scuri dei fichi d’India. Intorno alle grandi torri delle chiese appaiono i campanili dei conventi facendo brillare le campane imprigionate tra le gelosie, che cantano nelle albe divine di Granada, rispondendo al miele profondo della Vela.

(..) Sono le strade strette, drammatiche, scale stranissime e disgiunte, tentacoli ondeggianti che si piegano in modo capriccioso e faticoso per portare a piccole mete da dove si scorgono le tremende pareti nevose della sierra o l’accordo splendido e definitivo della pianura.

(..) Passando per queste strade si osservano spaventosi contrasti di misticismo e di lussuria. Quando si è diventati troppo tristi per le ombre e i dirupi, si scorgono i colori dolci e smorzati della pianura, sempre argentata, piena di malinconici girasoli di colore.

(..) C’è una tragedia di contrasti. In una strada solitaria si ode l’organo suonato dolcemente in un convento ..(..) Di fronte al convento, un uomo dalla camicia azzurra bestemmia maledettamente mentre dà da mangiare alle capre. Più lontano prostitute dagli occhi grandi, nerissimi, con le occhiaie profonde, dai corpi sgraziati e disfatti dalla lussuria, dicono forte oscenità straordinarie; vicino a esse una bambina delicata e stracciata canta una canzone triste e monacale..

Piene di spunti e sorprese sono anche le conferenze che trovate nel volume; tra tutte, vi raccomando “Le ninne-nanne”.

granada

Copio il link all’editore dove potete trovare l’edizione più recente dell’opera:

http://www.passiglieditori.it/impressioni-e-paesaggi